Sandro Scapicchio

Sandro Scapicchio

In attesa di esibirsi al Teatro delle Muse, un grande artista della tradizione romana si racconta rivelando un personaggio vero e "de core"

1101
stampa articolo Galleria multimediale Scarica pdf

"Vi aspetto al Teatro delle Muse  l'11 novembre per il solito bagno di romanità, attraverso musica, racconti e perché no…? Risate, che, alla fine, parlando di Roma, non mancano mai". E’ così che esordisce Sandro Scapicchio interrompendo,  per rispondere alle nostre domande, le prove per il suo prossimo spettacolo “Stasera tocca a me” un recital concerto di cui è autore e regista. 

Nato a Roma, autore, compositore, musicista ed attore, è uno di quegli artisti a 360 gradi che ogni città dovrebbe avere come voce unica in grado di esprimere la vera anima di un popolo che pur non rinnegando mai la tradizione guarda alla contemporaneità cercando di fare conoscere un’arte da considerare patrimonio prezioso da trasmettere.  

Nello spettacolo al delle Muse, Scapicchio attraverso il ricordo parte da lontano fino ad arrivare alle melodie più moderne  con l’inserimento anche di alcuni brani scritti da lui stesso  e che in passato sono stati incisi e interpretati da altri grandi artisti della canzone romana.

Gli arrangiamenti e la reinterpretazione eseguiti insieme a Stefano Indino alla fisarmonica, Luigi Maio al piano, Massimo Aureli alla chitarra, danno una veste tutta nuova al repertorio senza minimamente intaccarne lo spirito popolare. E fra una canzone e l’altra il racconto e la storia con aneddoti e leggende capaci di affascinare il pubblico presente.  

Dalle sue risposte viene fuori un personaggio vero e spontaneo che rivela prima di tutto passione ma anche rispetto per un lavoro e un’arte che con ostinazione e coraggio porta avanti avendo come sostegno sempre il consenso del pubblico. 

“Stasera…tocca a me” in questo recital ti senti di raccontare più Roma o te stesso…

E’ innegabile che ci sia sempre anche un po' di me, ma forse  in questo, tra tutti i miei spettacoli, è quello dove avviene di meno perché  racconto soprattutto Roma. Così, come in tutti i concerti che si rispettano,  le canzoni romane anche attraverso la loro storia e gli aneddoti che le rappresentano rimangono le vere protagoniste. Ci tengo a ribadire, comunque, che  senza snaturare mai lo spirito popolare, riesco a dare alle canzoni della tradizione una veste tutta nuova dal punto di vista musicale, degli arrangiamenti e dell'interpretazione vocale, in modo che anche i più giovani possano  avvicinarsi ed appassionarsi a questa nobile arte. 

Questa società così distratta dalla Tv dei reality e delle ricette culinarie è ancora in grado di apprezzare la cultura popolare di cui ti fai portavoce…

Mi verrebbe da dare una risposta negativa, poi considerando il riscontro del pubblico sono costretto a ricredermi. Certo, ogni volta è faticoso convincere la gente ad uscire di casa  però poi rispondono numerosi e con un entusiasmo incredibile. Tanto per attingere a cose di vita vissuta, mi sembra come quando da bambino mio padre insisteva per portarmi da qualche parte e io mi impuntavo a non volermi muovere, ma visto che per fortuna della società prima comandavano i genitori, alla fine ci andavo e mi divertivo da morire. 

Autore, cantante, regista, attore…in quale di questi ruoli ti senti più a tuo agio…

Di sicuro la cosa che più mi diverte è cantare e suonare, ma adoro anche scrivere, infatti, sarei disposto anche soltanto a comporre  per altri. Poi, mi rendo conto che sto dicendo una mezza bugia perché  salire sul palcoscenico è sempre meraviglioso e rinunciarci mi riuscirebbe molto difficile. Pertanto, alla fine, penso di non avere una preferenza specifica e che tutti i ruoli sono amati da me nella stessa maniera 

Una costante dei tuoi spettacoli è sempre una certa comunicazione con il pubblico presente…per questo preferisci esibirti nei piccoli club…

Sinceramente mi piacerebbe  avere la popolarità per potermi esibire anche  in uno stadio, ma credo che alla fine per atmosfera e intimità nella comunicazione con il pubblico, preferisco sempre e comunque piccoli teatri o club.  A maggio quando ho fatto lo spettacolo al Puff, sul palco non potevamo muoverci per quanto stavamo stretti e le 200 persone assiepate in platea sicuramente non stavano comode  come su una poltrona. Ma, di sicuro,  questa situazione quasi da ora di punta sulla metro, mi ha dato un calore ed una sensazione unica e quindi...viva i piccoli spazi. 

Sei molto attivo sul tuo profilo Facebook. E’ una forma di promozione oppure la necessità di avere un dialogo che va oltre lo spettacolo…

Si è vero, sono abbastanza presente sui social network ma sto cercando di limitare un po’ questa mia attività soprattutto dal punto di vista professionale.  Certo è comodo attraverso un semplice post mettere a conoscenza di un evento tante persone, ma credo che non sempre può servire a portare pubblico a teatro, anzi, in certi casi può anche sortire l'effetto contrario se si diventa troppo insistenti. Per quanto riguarda i rapporti umani per gli auguri e le cose importanti preferisco sempre un contatto diretto chiamando  chi conosco personalmente  e poi evito,  come è successo in passato, altre diatribe che possono  creare equivoci quando i discorsi non sono fatti guardandosi  negli occhi. 

Oggi un artista può prescindere dalla presenza sui social…

Dipende dal grado di carriera e dalla  cassa di risonanza del nome. Se fai un nuovo spettacolo, un disco inedito, una tournée  o un film e lo annunciano al tg....allora si può prescindere anche dai social e starci magari solo per giocare. Altrimenti,  tutto fa brodo, anche se quando mangi dei gustosissimi tortellini spesso il brodo alla fine lo lasci nel piatto soprattutto se non hai mai sofferto la fame 

Sempre sbirciando nei commenti sulla tua pagina Facebook, abbiamo trovato una critica ai tuoi colleghi che, contrariamente a te, non lasciano mai un segno di apprezzamento. Nel tuo mondo c’è  davvero tanta invidia per chi riesce nelle cose che fa con passione…

Si scrivo delle cose ma poi  il giorno dopo cancello sempre tutto. Io sono un istintivo e poi mi pento di questa mia eccessiva "sincerità"  e allora penso che devo ancora imparare,  come in tante altre cose, a controllarmi, anche perché i colleghi e spesso quelli bravi per davvero, la stima e l' apprezzamento per quello che faccio me lo attestano continuamente.  Quindi, dovrei evitare certe polemiche, solo che a volte mi sento tradito e ci rimango male  perché  quando gli altri fanno qualcosa di importante, lo vivo sempre con una gioia incredibile e vera che, alla prima occasione, tendo sempre a manifestare senza nessun problema e con molta spontaneità.  

Hai dichiarato che per raggiungere il successo c’è bisogno di intuizione ma anche di certi meccanismi italioti e mafiosi. Puoi spiegarti meglio…

No peggiorerei la mia posizione......scherzi a parte credo che in Italia si continui a raggiungere certe mete ancora attraverso il "mi manda Picone" …ahahahahah. Naturalmente la mia è una risata amara, facciamo finta che oltre al talento, serva fortuna ed intuizione, intuizione per capire chi ti fa perdere solo tempo o per capire quando è inutile sbattere contro muri invalicabili, dove rischi solo di farti male e di veder mortificata la tua arte

Tu sei un grande interprete di brani che hanno fatto la storia musicale di Roma partendo dalla fine dell’800. Hai mai pensato di cimentarti anche nella grande tradizione partenopea…

Nei locali notturni o nelle serate d'estate ho cantato le meravigliose canzoni napoletane che reputo quasi delle opere, ma teatralmente ho troppo rispetto per chi quella tradizione ce l'ha nel sangue.  Nonostante abbia spesso avuto i complimenti dei napoletani per intensità e pronuncia, è meglio che quella lingua  sia cantata da chi è nato a Napoli. Ho, comunque, dei progetti in futuro con artisti napoletani per proporre in uno spettacolo unico queste due tradizioni. In passato già l'ho fatto con lo spettacolo dal titolo "S.P.Q.N.",che forse rifaremo il prossimo anno incentrato sul calcio ed il tifo, dove tra l'altro io, incredibile ma vero,  interpretavo un ultra'  della Roma e Geppi Di Stasio un ultra' del Napoli. Per dare un’idea di quanto ami Napoli, la sua tradizione e la sua immensa arte, dal 26 dicembre e per tutto gennaio 2016, sarò al Teatro le Muse  con la compagnia stabile, in veste anche di attore, in una ripresa di Caffè Chantant di  Eduardo Scarpetta, con rivisitazione e regia sempre del mio amico Geppi commedia della quale ho già fatto parte 5 anni fa'. Il bello è che sarò l'unico romano tra 12 napoletani 

Ma oggi più che una Roma “s…canzonata” si può parlare di una Roma “scarrupata”…

Senza scomodare tante problematiche ancora più grandi, io giro in scooter e fosse solo per le buche, rischio la vita tutti i giorni....fate voi 

Considerato che tutti dicono che il nuovo sindaco di Roma fra le altre cose deve essere innamorato della sua città, che ne dici di proporre una tua candidatura…

Credo mi manchi una cosa importantissima per candidarmi. Per essere sindaco di Roma bisogna non prescindere da tre caratteristiche tralasciando l'onesta che secondo me dovrebbe essere una prerogativa scontata e naturale e non una qualità. Quindi, primo essere nato a Roma...ed io ci sono nato, secondo amarla come se fosse parte di te stesso...ed io credo di aver dimostrato ampiamente il mio amore per Roma e terzo avere le capacità per governarla...ed io non ne ho la capacità. So fare altro nella vita ma non questo per cui meglio lasciare spazio a chi ha vere capacità che  sono sicuramente  più importanti delle prime due caratteristiche. 

Come il direttore di UnfoldingRoma, non nascondi il tuo tifo per la Lazio…questa cosa come viene presa dai romanisti presenti ai tuoi spettacoli… 

Non viene presa e basta . A dire il vero  nei miei spettacoli non faccio mai riferimento alla mia fede calcistica, a differenza dei  colleghi lupacchiotti, che invece,   questa cosa la cavalcano. Ma preferisco soprassedere altrimenti aprirei un trattato di psicologia sulla questione.  Ora qualche aquilotto, potrebbe anche prenderla male sta cosa, pensare alla solita debolezza nei confronti dei romanisti ed invece io penso che non sia affatto una debolezza, ma semplicemente  essere laziali  nel senso più nobile.  Infondo, quando canto e racconto Roma, penso sia giusto il calcio metterlo da parte, come dico e ricordo spesso a molti lupacchiotti, la romanità non è ostentare e sapere tutte le formazioni a memoria della propria squadra, ma è non farsi venire gli occhi bianchi se ti chiedono almeno quattro nomi dei sette re di Roma o perché  il Colosseo in realtà  si chiama in altra maniera.

                                                                                                                          Rosario Schibeci 

© Riproduzione riservata

Multimedia