Domenico Morelli L'immaginazione Dell'incompiuto

Domenico Morelli L'immaginazione Dell'incompiuto

Alla Galleria Nazionale un grande artista dell'800

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La Galleria Nazionale apre i suoi depositi e restituisce a Roma un grande talento: Domenico Morelli. L'artista nato a Napoli nel 1823 muore nel 1901 attraversando così tutto '800 con le sue rivoluzioni politiche, industriali, economiche e sociali.

La mostra curata da Chiara Stefani e Luisa Martorelli, si arricchisce di opere pubbliche e collezioni private con trenta dipinti, con quarantotto tavolette a olio su legno, un grande cartone a tecnica mista, centosessanta opere su carta. Una ricchissima mostra di capolavori per raccontare uno degli più importanti artisti della seconda metà del XIX.

La mostra si divide in piano terra con le opere finite e al primo piano le incompiute, per un gioco incrociato tra i livelli. Si vedono i bozzetti per la preparazione delle figure nei quadri, soluzioni, proposte e scarti. La mostra non ha un percorso definito ma lascia il visitatore perdersi nell'estro dell'incompiuto.

L'esposizione narra anche la storia di un passato italiano fatto di problematiche sociali, amicizie importanti e attrazione verso mondi lontani. Morelli ridefinisce, con la sua arte verista e neo-seicentesca, una nuova pittura fatta di verità immaginata dalle fonti storiche della letteratura. L'artista cambia ruolo e diventa un soggetto impegnato e partecipe. La sua profonda amicizia con Giuseppe Verdi segna uno sviluppo nella sua arte, si accosta alla musica raffigurando scene di opere. Domenico Morelli adottò per il suo dipinto Vespri Siciliani, tratto dal libretto di Scribe per Giuseppe Verdi, originalissime soluzioni scenografiche.

"Morelli era come il vero artista deve essere, egli sapeva quello che non sapeva e vedeva ciò che non aveva mai visto"

Lo ricorda così Edoardo Dalbono, pittore museologo esponente del verismo pittorico, artista contemporaneo e conterraneo all'artista. Con queste parole si ha una descrizione perfetta di Morelli, mai contento delle soluzioni trovate, in continua ricerca nel superamento del suo limite, questi gli indiscussi pregi. Studia soluzioni prospettiche, dettagli sul carattere umano, produce una quantità di bozzetti preparatori che però al momento della realizzazione finale, non tiene conto, tutto viene accantonato, per lasciare il capolavoro non finito. Tratti decisi ne segnano i contorni e l'immaginazione completa l'interpretazione. Schizzi e studi di composizione, presentano il senso del limite delle figure di Morelli, escono da qualche cosa e la potenza del non finito è più potente del finito. La scena si presenta con figure abbozzate, scevra di particolari, ma risulta ai nostri occhi perfetta. Le opere ci restituiscono un contesto di idee, soluzioni compositive prese in considerazione ma rifiutate. La mostra sintetizza questo metodo esecutivo, adottando come titolo, per sottolineare l'unicità del pittore, le sue parole: "Immaginare cose non viste".

Anche sulle tecniche, Morelli si dimostra un indagatore insoddisfatto, utilizza graffite, carboncino, sanguigna, pastello, inchiostro, acquarello, tempera e matita. Cambia negli anni metodo, maniera, tratto e colore. Utilizza la luce in modo classicista, dove esiste la materia terrosa con il bitume.

Da curioso e studioso, quale era, si appassiona all'Oriente, pur non esserci mai andato.

..." lo porto dentro di me, ne ho il cuore e la mente pieni. Se chiudo gli occhi, io penso, sento, vivo in Oriente."

Effettivamente in quegli anni Napoli aveva accolto la celebre comunità del Collegio dei Cinesi, e non era difficile entrare in contatto con gli usi e i costumi orientali. In questo nuovo mondo si rifugia, allontanandosi dalla leziosità dell'epoca. Molto toccanti due bozzetti in mostra raffiguranti uomini in preghiera, uno prega Maometto e l'altro Gesù, emisferi diversi, credi diversi ma la stessa postura e la stessa intensità religiosa. I gesti, le movenze degli studi preparatori del Morelli sono degne riproduzioni teatrali, altamente scenografiche, a tratti cinematografiche, pasoliniane. L'artista anticipa i tempi proponendo nei suoi quadri un plasticismo di movimento, una teatralità ricercata e originale. Difficile pensare che ci separa un intero secolo.

Per la prima volta viene mostrata al pubblico la tela del "Trovatore tra le monache" una grande opera, esempio del non finito, corredata nella parete accanto da bozzetti di suore dai tratti dettagliati e puntuali. L'opera avrà solo definita la figura del trovatore nel suo abito giallo e davanti sagome informi per un'aurea di infinito mistero.

Il restauro è stato eseguito dagli allievi dell'Istituto Centrale del Restauro. Si è evidenziato anche, con la pulitura, le splendide cornici decorate con foglie di oro zecchino e argento maccato. La preziosità delle cornici sancisce che l'opera inquadrata sia la versione definitiva anche se presenta minori dettagli di tutte le versioni e studi precedenti.

Questo è il grande talento di Domenico Morelli, propone l'essenza, frutto di studi approfonditi e ci consegna l'indispensabile per far "immaginare cose non viste".

Chiara Sticca

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