Una Curiosa Mostra Fatta Di Legami Senza Tempo

Una Curiosa Mostra Fatta Di Legami Senza Tempo

Ultima tappa romana per Congiunti, mostra collettiva ospitata nelle nobili sale del Palazzo della Cancelleria Apostolica

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A pochi passi da Campo dei Fiori, nel bel palazzo della Cancelleria Apostolica di Roma, curata da Daniele Radini Tedeschi, storico, critico e saggista e curatore della Biennale di Venezia, con il sostegno della società Start e del College Internazional de Cannes, dopo Novara e il lago di Como, arriva a Roma per l'ultima tappa, la mostra "Congiunti".

Questo vocabolo evoca ricordi non così lontani, termine che tutti noi abbiamo usato come un vero e proprio lasciapassare per gli spostamenti durante la Fase 2 della pandemia Covid 19. Nel linguaggio comune, congiunti, determina un vincolo di parentela, non necessariamente affettivo o volontario. La mostra propone un'esposizione in cui l'arte appare come una grande famiglia allargata, senza vincoli di tempo e di spazio. Con Congiunti, artisti internazionali scelti nel panorama contemporaneo, proporranno la loro intima e personale elaborazione di un'opera famosa.

Il progetto vuole sottolineare come l'arte è fluida, senza barriere tra passato e presente. Autorevoli progenitori, troveranno nuovi eredi in giovani artisti che con nuove tecnologie, nuovi linguaggi e sensibilità, tradurranno l'essenza dell'opera originaria.

L'arte intesa, nella mostra, come un percorso di ispirazioni e rimandi. L'arte nasce, matura si evolve, il classico diviene il punto di partenza per nuove forme estetiche, ma non è detto che l'opera finale sia la più riuscita. L'arte è studio per arrivare all'essenza.

Piet Mondrian, tanto citato ed emulato in questa mostra, fece un importante percorso che dal figurativo lo portò al Neoplasticismo in cui forme geometriche, prive di fronzoli ed eccessi, mostravano purezza nella ricerca, verso un'armonia generale. Studiò il necessario oltre le apparenze in una costante indagine della verità e dei principi assoluti.

A Piet Mondrian si ispira l'ospite della mostra romana, il siciliano Vincenzo Galluzzo con la sua grande opera "Gabbie". L'occhio viene catturato da sprazzi di colori, ingabbiati, imprigionati da griglie come sbarre o inferiate. Esplosioni di colori che riescono a trovare la loro fuga, metafora di emozioni che talvolta siamo costretti a nascondere ma che prepotentemente scappano dalla fitta trama dei nostri divieti e esplodono in un incontrollato e finalmente libero pensiero.

Con linguaggi attuali, Paola Gaggio ripropone la sua opera Mawa liberamente ispirata alla lattina Campbell di Andy Warhol. La lattina viene scomposta con un assemblaggio di cordini e lana di scarto.

Michele Toniatti viene congiunto a Mondrian e i cubi prendono vita diventando inserti tridimensionali. I colori non sono solo puri, inserisce il verde, il violetto il celeste, un modo per allargare la possibilità che l'autentico, può essere in tante cose, l'importante e alleggerire il nostro animo e aprirlo al mondo.

Matteo Agarla ripropone con l'ausilio della fotografia, il celebre cesto di natura morta di Caravaggio. Tecniche nuove per tradurre messaggi antichi, imparentati tra di loro con l'unico scopo di esaltarne la bellezza rendendola universale e trasversale.

Questi solo alcuni dei bei lavori proposti nella mostra, una collettiva di opere di scultura, pittura e fotografia di nuova sensibilità artistica e un'impronta passata.

Chiara Sticca

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