MAR DEL PLATA

Una storia che accadde in un paese a noi così vicino, per noi quasi un fratello minore, approdo di tanti italiani in cerca di fortuna

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Questa sera, al Piccolo Eliseo, nel cuore di Roma, è andata in scena la prima nazionale dello spettacolo Mar del Plata di Claudio Fava. L’Unfolding Roma era lì e ve la racconta.

Interpretato da Claudio Casadio, Giovanni Anzaldo, Fabio Bussotti, Andrea Paolotti, Tito Vittori e con Edoardo Frullini, Fiorenzo Lo Presti, Giorgia Palmucci, Alessandro Patregnani, Guglielmo Poggi. La regia è stata affidata all’esperto regista teatrale Giuseppe Marini.

Claudio Fava, scrittore e politico siciliano, ha adattato per il teatro la sua omonima creatura letteraria, pubblicata nel 2013. Una storia raccolta durante un suo viaggio in Argentina e che ha scoperto essere sconosciuta a tutti nonostante la tragicità degli eventi e la forza dei suoi sfortunati protagonisti.

E’ il 1978, l’Argentina è in mano al generale Videla e ai suoi macellai. In quell’anno, la nazione sudamericana cerca di ripulirsi le mani sporche del sangue di migliaia di giovani innocenti, ospitando e vincendo la Coppa del mondo di calcio.

I mondiali furono però macchiati dalle uccisioni e dalle sparizioni di massa che aumentarono smisuratamente per tutta la durata della manifestazione sportiva.

La dittatura Argentina fu probabilmente la peggiore tra tutte quelle sudamericane, anche peggiore di quella di Pinochet e lo fu, non tanto per i metodi di uccisione e sopraffazione, quanto per la cortina di fumo che fu gettata su quella nazione dai paesi del blocco comunista, i quali avevano importantissimi interessi economici da tutelare. Una terrificante matrioska di dolore e malvagità.

Raul Barandian, l’unico sopravvissuto a questa vicenda, è sfuggito alla morte e come accade a tutti i sopravvissuti, preferisce dimenticare. Spetta agli altri dimostrare che quando le persone si vogliono far tacere per sempre, uccidendole, in realtà si rendono immortali. Di questo si deve ringraziare Claudio Fava che non pago di aver raccontato la storia in un suo libro, decide di portare in scena questa tragedia, una tra le tante, di un periodo così fumoso e vittima della dimenticanza.

Una storia che accadde in un paese a noi così vicino, per noi quasi un fratello minore, approdo di tanti italiani in cerca di fortuna.

Sette giocatori di rugby, lo sport nobile che gode in Argentina, semifinalista agli ultimi mondiali di Inghilterra 2015, di un notevole successo.

Sette amici che rimangono sconvolti dall’uccisione di un loro compagno ed amico, appena diciassettenne, trovato morto ucciso da un colpo di pistola alla nuca. I compagni dedicano 10 minuti di silenzio prima di una partita di campionato e quel silenzio vale più di mille parole per la feroce dittatura militare.

Uno ad uno cadono tutti i compagni, compreso l’allenatore, si salva solo Raul che fugge con la sua fidanzata laddove nessuno può raggiungerlo.

I giovani giocatori si difendono l’un l’altro, combattono assieme, giocano la partita più importante della loro vita, non fuggono di fronte al pericolo ed alla morte, ma l’affrontano con coraggio, quel coraggio che sul campo ti fa vincere la partita ma che nella loro vita gli ha fatto incontrare solo la morte. Eppure quella partita è vinta, perché la memoria, la forza del ricordo, è rivoluzionaria. E quale mezzo migliore per ricordare, se non portare la memoria sulle scene di un teatro.

Carne che parla e ricorda, gesti che scuotono le coscienze, piedi che battono e fanno sentire il rumore dei passi, perché la magia del teatro è la sympatheia che fiorisce tra la storia e lo spettatore per merito dell’attore.

E a proposito di attori, tutti coloro che hanno calcato il palco stasera, hanno lasciato il segno e sono riusciti a trasmettere questa storia drammatica, la sua tragicità, la sua forza, la memoria di tanti pezzi di vita, frantumati dall’orrore di una dittatura assecondata dai poteri forti ma qui, perfettamente rimessi assieme.

In particolare, ho trovato molto convincente la prova di Claudio Casadio perfetto nel ruolo dello spietato macellaio del regime.

In scena fino al 22 novembre al Piccolo Eliseo, da non perdere.

Alessio Capponi

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