Recensione: La Vita Accanto

Le tematiche sono delicate, il bullismo, il rifiuto, la mancanza d’amore, una tara familiare che porterà a una tragica verità, ed inducono noi spettatori a versare più di una lacrima

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Rebecca è brutta, o più precisamente è una bambina nata brutta.

È così che si apre la rappresentazione teatrale de La Vita Accanto, nell'adattamento della poetessa e drammaturga pistoiese Maura Del Serra e con la regia di Cristina Pezzoli. Una storia toccante che a volte riesce a strappare un sorriso grazie alla bravura di Monica Menchi, attrice protagonista.

Una grande emozione raccontata in un piccolo spazio a Milano, attraverso un baule, una sedia, un vecchio libro e qualche cappello. Una verità nascosta da un leggero velo di mistero che solo alla fine riuscirà a dissolversi. Una bambina brutta che viene tenuta in casa dal padre e dalla zia, una madre depressa incapace di esporsi per la propria debolezza, un’amica che incarna l’essenza della vera amicizia, un’amicizia che va oltre i pregiudizi estetici e che non si fa abbattere da tutto ciò che di malvagio c’è nelle altre persone.

La Bruttezza gioca un ruolo fondamentale in tutta la vicenda anche se, a mio parere, nel corso dello spettacolo si rivaluta nettamente l’importanza di questa condizione fisica. Se nel romanzo di Mariapia Veladiano questo si può intuire dall’omissione della descrizione di Rebecca, in questo caso bisogna dire che anche se la letteratura può far vedere a parole, il teatro deve far vedere anche agli occhi, e per questo la maschera in lattice di Monica Menchi amplifica la percezione del disagio di Rebecca.

È una vicenda avvincente, triste e volte anche tragica per alcuni aspetti, si chiude con una rivalsa ottenuta nella musica e con un enorme rimpianto per un amore, che riesce a rivelarsi solo quando il tempo ha avuto la meglio. È tutto raccontato e interpretato in un monologo che per più di un’ora non dà tempo di annoiarsi.

Le tematiche sono delicate, il bullismo, il rifiuto, la mancanza d’amore, una tara familiare che porterà a una tragica verità, ed inducono noi spettatori a versare più di una lacrima mentre il mistero della vicenda fa crescere una sana curiosità nell’animo dello spettatore, che verrà poi ampiamente ricompensato.

Martina Sobacchi

ph Daniela Pasquetti

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