Teresa Ruggeri

Teresa Ruggeri

E' stato molto complicato trovare le pellicole per fare diapositive di quadri, perché la tecnologia va avanti e distrugge tutto quello che c’è dietro. E questo è uno degli argomenti dello spettacolo. Il tempo distrugge tutto.

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Il teatro Hamlet di Roma ospita Rovine del Tempo – L’incontro con Anna Banti e Artemisia Gentileschi, in scena fino al 6 dicembre. Lo spettacolo si ispira alla storiografia sulla pittrice italiana Artemisia Gentileschi e al romanzo su di lei scritto da Anna Banti, durante la seconda guerra mondiale, in una Firenze bombardata

Il testo è scritto da Teresa Ruggeri e Julia Varley, diretto da Julia Varley (Odin Teatret) con Teresa Ruggeri. La produzione è Nordisk Teaterlaboratorium – DK.

Unfolding Roma ha il piacere di ospitare Teresa Ruggeri.

Autrice, con Julia Varley, e protagonista dello spettacolo: avevi deciso che il ruolo sarebbe stato tuo o è qualcosa che è accaduto in corso d’opera?

Sono autrice nel senso di autrice del testo,  insieme a Julia Varley. Il testo, secondo la pratica della mia regista, si scrive e si adatta alle partiture fisiche e questo accade più o meno nella prima metà del processo di lavoro, con aggiustamenti vari in seguito.  All’inizio ci sono solo alcuni testi di riferimento e idee, concetti, che vengono subito tradotti in azioni fisiche e ritmo. Ma non si scrive prima il testo, il testo vero e proprio si scrive durante il processo, perché si cerca soprattutto il ritmo del testo e una chiarezza per il pubblico.  Il nostro testo è un insieme di moltissimi testi, dalle più diverse fonti, volute o casuali, con raccordi scritti da noi secondo le nostre necessità concettuali e poetiche. Per il resto sono solo l’attrice dello spettacolo. E’ stato deciso da subito che sarei stata l’attrice di questo spettacolo, perché già avevo un dialogo molto vivo con Julia, che era ed è la mia amestra oltre che regista, e dovevo solo trovare un tema giusto per cominciare: le lettere d’amore di Artemisia trovate pochi anni fa (da due giovani studiosi, Michele Nicolaci e Yuri Primarosa, collaboratori di Francesco Solinas, che le hanno pubblicate in un volume). Inoltre la voglia di fare questo spettacolo è nata nell’ambito della rete internazionale di donne di teatro The Magdalena Project, di cui Julia è una delle fondatrici. Incontri di donne di teatro che danno la forza di fare, creare, credere in quello che si sta facendo.

Anna Banti ed Artemisia Gentileschi, cosa ti ha affascinato di queste due donne? Ti somigliano in qualcosa?

Anna Banti sinceramente non l’ho ancora capita, è una figura sfuggente, credo sia stata una donna sfuggente anche in vita. Mi assomiglia perché anche io volevo essere una storica dell’arte ma poi sono finita con l’essere un’attrice (Anna Banti una romanziera). Ma solo in questo ci assomigliamo. Quello che mi ha affascinato della Banti è l’immagine di lei che vaga in camicia da notte e scalza per i giardini di Boboli a Palazzo Pitti a Firenze, all’alba, dopo i terribili bombardamenti che le distrussero la casa. Insieme a tanti altri sfollati. Ci sono molte immagini di quei terribili giorni di guerra. C’erano centinaia di sfollati nei giardini di Boboli, immagini incredibili, se pensiamo alla Firenze di oggi. Di Artemisia mi affascina la forza interiore e l’autonomia, il carattere avventuroso. Anche io sono una persona caparbia e determinata, rabbiosa a volte, però faccio molto affidamento sul mio essere donna e cerco sempre il gusto di vivere, soprattutto nei momenti difficili. E amo l’avventura, il viaggio.

Nel testo documenti, brani, riflessioni delle artiste che porti in scena. E’ stato un compito laborioso reperire e soprattutto scegliere cosa riportare sulla scena?

Sì ho dovuto ricostruire molte cose, ad esempio capire esattamente come erano avvenuti i bombardamenti, ho dovuto leggere molti documenti, vedere molti filmati, oppure farmi un’idea di quali fattori avevano dato la possibllità ad Artemisia Gentileschi di fare la vita che ha fatto. Questo spettacolo è frutto di una grande ricerca sia a livello intellettuale che tecnico. Per esempio è stato molto complicato trovare le pellicole per fare diapositive di quadri, perché la tecnologia va avanti e distrugge tutto quello che c’è dietro. E questo è uno degli argomenti dello spettacolo. Il tempo distrugge tutto. E’ stato impegnativo anche trovare tutti i caratteri giusti dei numerosi personaggi. Le voci, il modo di muoversi o guardare. Ci sono circa 10 personaggi nello spettacolo. Però queste faticose ricerche sono state sempre alleggerite dall’intento poetico, dal fatto che stavamo costruendo una “poesia danzata” con corpo, immagini e suoni.

Rovine del tempo è un titolo perfetto per il nostro tempo. Se non fosse tutto così triste verrebbe da fare la battuta che il desiderio di Miss Italia, Alice Sabatini, si stia avverando…

Ogni epoca ha le sue guerre e i suoi orrori. Siamo forse affascinati dalla Seconda Guerra Mondiale perché pensiamo che ci sia stata solidarietà tra le persone, proprio a causa della guerra, e forse è stato in parte così. In ogni caso in tempi di guerra si vede tutto più chiaro e si bada alle cose essenziali, nel bene e nel male. Come racconta tragicamente Primo Levi, ad esempio. Io ho sentito solo racconti di fame e sofferenza, da mio padre o dai miei nonni. Penso che la cosa veramente importante sarebbe sforzarsi di non dimenticare; perché ancora nella nostra realtà contemporanea ci sono residui irrisolti di quegli anni. E chi ha vissuto quell’epoca sta scomparendo proprio in questi anni. Sono pochi quelli che ancora possono raccontare. Questo è un argomento che mi preme molto. Se pensiamo a via Rasella, per esempio…

Dalla tua esperienza anche di queste sere al Teatro Hamlet, hai avuto la percezione che si stiano evitando luoghi pubblici affollati?

Io non sono una persona che entra in panico e devo dire che non ci ho nemmeno pensato. Però, può darsi.

In questo spettacolo le donne si confrontano con il passato per capire il loro presente. E’ così anche per te o sei fatalista?

Come ho già detto per me è fondamentale il passato per capire il presente. Anzi, non bisogna perdere tempo, perché anche il passato passa, se non lo cogli nel momento giusto. E poi non lo recuperi più. E non sai più chi sei e i tuoi discendenti non sapranno chi sono.

Chi è Teresa Ruggeri, raccontaci un po’ di te…

Ho studiato come storica dell’arte, amo l’arte più di ogni altra cosa. E la poesia. Poi c’è l’energia del mio corpo che mi ha portato ad essere attrice, ma questo è fuori dalle mie scelte razionali, si vede che doveva essere così, e mi impegno nel farne un lavoro, la mia dimensione sociale. Ho lavorato molto come attrice di strada, saltimbanca. Poi è stato molto importante l’incontro con l’Odin Teatret, una cattedrale di umanità nel deserto, e Julia Varley, la mia maestra. Ma sono anche madre di due ragazzi grandi, la prima l’ho avuta molto giovane. Nel tempo libero mi piace soprattutto vivere, senza alcun obbiettivo particolare, occuparmi dei miei figli, mangiare, passeggiare, chiacchierare con le amiche e dormire. Odio i cellulari e i computer, vorrei poterne fare a meno.

Come spettatrice quali rappresentazioni preferisci?

Mi piacciono le opere antiche, le tragedie classiche, greche, romane, Seneca, Shakespeare, Racine. Sogno il teatro di Isabella Andreini. Mi piace il teatro contemporaneo in cui ci trovo una ricerca profonda e verità. Mi piacciono le novità, anche le più estreme, i registi e gli attori geniali che sanno stupirmi. Non mi piace il teatro borghese, specchio della società, nelle sue più varie manifestazioni. Perché non vado a teatro per rispecchiarmi. Non mi piace il teatro aggressivo che salta addosso agli spettatori. Mi spaventa. Lo spettatore deve essere rispettato. Mi piace un teatro per tutti, ma soprattutto quello popolare, come lo intendevano gli antichi, Shakespeare, Mozart. Credo che mi sarebbe piaciuto il grand guignol, o l’avanspettacolo povero, nelle loro epoche. Adoro il circo e gli acrobati. E poi il cinema.

Un’autrice teatrale trae spunto dall’attualità o preserva il suo pubblico preferendo argomenti più “leggeri”?

Qualsiasi argomento può essere interessante, se è affrontato con profondità e non solo per piacere superficialmente al pubblico. Come attrice l’importante è che stimoli la mia immaginazione, il mio desiderio di creare. Questo poi passa al pubblico, ne viene coinvolto.

Hai letto della proposta del premier di istituire per i giovani una card di 500,00€ per incentivare visite culturali? Pensi possa realmente essere da sprono per i ragazzi?

Se insieme si pensi a proporre cultura di alta qualità, non solo cultura-mercato, dedicata a produrre denaro.

Hai progetti futuri che vorresti anticipare ai nostri lettori?

Sono una fucina di progetti… E andrò dove mi porta il vento e il mio desiderio, come sempre.

Sara Grillo 

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