Il Teatro può essere uno di quei luoghi dove ci si può sentire totalmente liberi. A dimostrarlo con fermezza è il Centro Culturale Artemia che con il suo teatro propone spettacoli che si possono avvicinare a tutti creando nel pubblico un’affinità di sensazioni che, ogni volta, da tanti sconosciuti sembra creare una platea con una sola anima. Non a caso, per il secondo anno consecutivo la rassegna a tematica LGBTQ+ ha ottenuto un notevole successo contribuendo a quell’apertura mentale che significa libertà di ognuno nel rispetto degli altri. Merito anche di una scelta oculata degli spettacoli che si sono avvalsi di storie ed artisti di un certo spessore in grado di suscitare prima di tutto emozione. E certo si è finito davvero in bellezza portando in scena “Il Miracolo” un testo di Franca De Angelis che con una scrittura semplice, ma a tratti rimbombante, arricchita anche da richiami fanciulleschi, ha offerto vari spunti di riflessione che possono contribuire a capire meglio gli altri e se stessi.
Un medico omosessuale che alla soglia dei 50 anni decide di farla finita con l’eutanasia per non accettare la morte del compagno, una suora di clausura che alla stessa età vuole generare una nuova vita nonostante non abbia mai conosciuto i piaceri della carne. Un incontro fra la razionalità di chi non può credere in quella gravidanza e la fede di chi sfida anche il pregiudizio pur di assecondare quello che ritiene il volere di Dio. E ancora la non accettazione della morte con una seconda suora che si ostina a chiamare a telefono una consorella nonostante sia defunta da tempo. Alla fine, l’inevitabile perdita rappresenta, comunque, una rinascita lasciando che il pubblico interpreti l’evolversi degli eventi secondo una personale visione che può essere legata alla realtà o più al fato. L’importante è avere capito che ognuno è libero delle proprie decisioni e che, proprio quella libertà, consente anche di potere cambiare idea.
Ad interpretare la suora è una straordinaria Anna Cianca che con una recitazione fatta di piccoli particolari rende grande un personaggio suscitando nei suoi confronti sentimenti contrastanti che vanno dalla rabbia alla tenerezza fino, anche, alla ilarità. L’attrice è capace di mostrare allo stesso tempo tre diverse donne, una religiosa legata alla sua vocazione, una donna al passo con i tempi, una cinquantenne con la speranza, ma anche la certezza, di diventare madre. Un ruolo non facile ma messo in scena con una tale spontaneità da potere suscitare solo ammirazione. A tenerle testa Galliano Mariani che, nel ruolo del medico, sin dall’inizio mostra una presenza scenica rilevante fatta di gesti consapevoli e inconsapevoli che denotano un grande attore. Lodevole appare la sua capacità a interpretare una rabbia che si scatena solo nei momenti di solitudine per diventare, invece, professionista composto in tutte le occasioni di confronto. Anche le filastrocche che segnano il passare del tempo diventano per Mariani una bella occasione per fare valere il suo valore artistico. Ottima regia di Christian Angeli che ha lasciato agli spettatori dell’Artemia la soddisfazione di avere visto, ancora una volta, una degna rappresentazione.
Rosario Schibeci
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