Lazio-Juventus 0-2

Serve che qualcuno alzi la testina fonografica e cambi in qualche maniera vinile in una stagione troppo brutta per essere vera.

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Crediamoci! Le parole di Pioli in conferenza stampa evocano scenari già vissuti. Troppo spesso, prima di una gara, il tecnico emiliano ha parlato in questi termini e , puntualmente, smentito categoricamente dai suoi in campo il giorno della gara. A Verona parlò così, a Napoli idem con patate, contro l'Empoli anche e con la Juve uguale. Stesso disco, stonato, che ripete sempre le stesse note. Serve che qualcuno alzi la testina fonografica e cambi in qualche maniera vinile in una stagione troppo brutta per essere vera. Una giornata triste degli anni 80. Già, gli anni 80. Le statistiche parlano chiaro: i numeri della Lazio rievocano quei tempi bui dove, se pur con la tristezza nel cuore per una Serie A fortemente compromessa, la gente seguiva la squadra meno imborghesita di quella attuale e più operaia. C'era entusiasmo, meno tornelli e nenache il blocco del traffico con la circolazione a targhe alterne. Cambiare disco. Già, chissà se ci avrà pensato il presidente Lotito all'indomani dell'ennesima figura stonata di un campionato fallimentare. In tribuna Marcello Lippi, uno che negli anni 90, su questo campo conquisto una Champions battendo l'Ajax ai rigori dopo l'1-1 dei tempi regolamentari. Presente, a visionare il suo passato ed il possibile futuro, sotto l'occhio vigile di Tare e Lotito, in coppia e abbastanza sconsolati. Delusione e amarezza che si taglia con il coltello, tanto da far arrivare il tifoso laziale all'ironia più assoluta: ridere per non piangere! Il ritorno della “Lazietta?” Con questa gestione si, eppure qualcosa non quadra e le domande sono sempre le stesse: possibile mai che con gli stessi giocatori e tecnico la situazione è così precipitata? La risposta è semplice: facile fare l'exploit il primo anno, la cosa più complessa è riconfermarsi gli anni dopo. Pioli non lo sta facendo e i giocatori si sentono arrivati. Ritorniamo alle statistiche.  La Lazio non vince in casa contro la Juve dal 6 Dicembre 2003, una vittoria all'inglese frutto di una gara giocata con carattere e grinta. Dopo quella sfida, però, la Juve inanellò nella citta eterna ben 16 vittorie e 6 pareggi calcolando il risultato odierno. Numeri da capogiro se si calcola anche le due finali perse di Coppa Italia e Supercoppa Italiana. Pioli ha steccato ovunque si poteva steccare: derby, accesso in Champions, due finali. Vanificato il lavoro di un anno. Per la Lazio altro record negativo: ha vinto le prime cinque partite su settee poi solamente una nelle successive otto. Battuto anche il record del Livorno nella stagione 2013-2014, culminato con la retrocessione all'ultimo posto a fine stagione. 
L'attacco laziale fatica a trovare la via della rete e le statistiche parlano di un pacchetto avanzato in grande difficoltà, con solamente Verona e Palermo peggiori dei laziali. 
La Juventus ha fatto il triplo salto carpiato cogliendo una vittoria meritata che riproietta la squadra di Allegri nelle zone più nobili della classifica. Solo il Napoli nelle ultime sette partite ha fatto più punti dei bianconeri. Un 2-0 all'inglese firmato autogoal di Gentiletti e un tiro dalla distanza di Dybala. Per il resto per la Lazio è buio pesto, la Lazio si è smarrita come il proprio tecnico, come il suo presidente e come la mancanza di un'ottica futura. Non è colpa degli arbitri, Banti ha diretto senza troppi grossi errori. I tempi per le attenuanti sembrano essere finiti. Inutile fingere che la situazione è sotto controllo. La Lazio deve guardarsi le spalle e sperare. In un anno è cambiato la sinfonia e stanno cambiando gli obiettivi. Un cambiamento è d'obbligo. 

Mirko Cervelli


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