La Lupa

Lasciatemi sfogare il cuore.La recensione di Unfolding Roma

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La poetica di Giovanni Verga è connotazione di un tempo storico segnato dalle stagioni. Un tempo antico fatto di maldicenze e di non accettazione delle scelte altrui. La passione struggente e viscerale diviene sanguigna e densa di sentimento.

Abbiamo stretto la mano, per la prima volta, alla novella di Verga, La Lupa. Rappresentata più volte a teatro da Lina Sastri, e per ben due volte al cinema, sia per la regia di Lattuada che di Gabriele Lavia, con il volto di Monica Guerritore.

Caterina Costantini la fa sua. Dal 27 novembre al 13 dicembre al Teatro Planet di Roma. La regia impeccabile si muove all’interno di una scenografia essenziale composta di juta, panche, una scopa di saggina e un’ascia alla parete, la quale denota un ambiente semplice e spoglio.

Gli attori, ben coordinati, si muovono sul palco in modo uniforme. Nonostante le piccole dimensioni del palcoscenico in scena non c’è mai fissità.

Il testo di Giovanni Verga e la sua poetica. Viscerale, struggente e passionale coinvolge gli animi e descrive la società dei primi anni del ‘900 in una piccola città siciliana.

Spettacolo presentato da la Planet Production vede in scena Vita Rosati, Mara, Francesco Gargiulo, Nanni Lasca, Gianni Stroppa, Janu, Eugenio Di Folco, Malerba, Giulia Marcaccio, Filomena, Viviana Franco, Grazia, Alessandra Cedrone, Nedda, Barbara Dominoni, Lia, e Fabio Svaluto Moreolo, Cardillo. Le musiche sono di Eugenio Tassitano.

Le usanze, i costumi, le maldicenze in una quotidianità castrante verso il desiderio di una donna, vedova, alla quale l’autore conferisce un senso di virulenza carnale quasi a voler attrarre ogni uomo a se. Pina, la Lupa, è innamorata di un uomo più giovane di lei. Ma lui desidera una vita legata al matrimonio e al lavoro, che non a lasciarsi andare virilmente.

L’articolata vicenda si sviluppa tra i campi e la piazza cittadina, lasciando immaginare luoghi e altri protagonisti. La Lupa convince Nanni a prendere in sposa sua figlia Mara, nonostante il suo no. Per averlo intorno e in casa gli lascia l’eredità.

Nanni si redime confessandosi. Ma la sera del venerdì Santo La Lupa si ripresenta in città e si lascia uccidere da Nanni, lasciando intendere che non può vivere senza di lui.

Un desiderio che va oltre il senso di pace interno e dove i sentimenti, aggrovigliati, si disperdono nella disperazione del non viverli e del non possesso.

Una pièce in due tempi ove i costumi, a cura di Renato Savi, richiamano il momento lavorativo e quello della celebrazione di una festività.

La recitazione sembra avere uno stampo vecchia scuola. Buone le dizioni, e le diverse tonalità di tutte le voci sottolineano il pessimismo di Verga denso di profondità. Bisogna essere assorti, pronti all’ascolto, per catturare le frasi poetiche delicate, ma al tempo stesso piene di sofferenze, espresse con vigore.

Un esempio di teatro, che nonostante porti con se la differenza di stili e di esibizioni, non delude mai. Studiando testi arditi, e basi della nostra letteratura, si offrono chiavi di lettura ancor oggi attuali e da non dimenticare.

Annalisa Civitelli

Foto backstage: Irene Tomio

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