Claudio Boccaccini

Come mi piacerebbe che fosse definito? Teatro Visionario, è decisamente la definizione che amo di più.

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Fino al 10 gennaio sarà in scena al Teatro Marconi, Il padrone di casa. Testo scritto da Daniele Esposito, Rosario Galli, Gabriele Galli, e diretto da Claudio Boccaccini. Sul palco Felice Della Corte, Francesca Ceci, Riccardo Bàrbera, Massimo Milazzo, Gabriele Capparucci.

Manuela, giovane donna con a carico un figlio adolescente, un padre invalido ed un fratello nullafacente, decide per necessità di occupare un appartamento. Padrone dell’intero stabile è il giovane Claudio, il quale ha intenzione di trasformare la palazzina in un centro commerciale. Iniziano gli “scontri” tra i due protagonisti. Tra i due nasce una reciproca attrazione che porterà la vicenda ad un esito inaspettato.

Unfolding Roma incontra il regista Claudio Boccaccini.

La sinossi lascia presagire che tra due dei protagonisti, Claudio e Manuela, i sentimenti prevarranno sulla lotta per l’appartamento. L’amore trionferà sul vil denaro?

Il finale è inaspettato, ci sono vari colpi di scena, ma non vorrei svelare troppo, sarebbe un peccato per chi ha deciso di venire a vederlo. Posso invitare tutti a scoprire come va a finire.

In questa commedia i problemi sociali vengono esorcizzati con l’ilarità. Tu generalmente come affronti i piccoli, grandi problemi quotidiani? 

Cerco di usare la regola che vale anche per il Teatro: trasformare i problemi in occasioni e opportunità.

Claudio come ti sei avvicinato al teatro?

L'ho scoperto da spettatore a quindici anni e poi durante il servizio militare conobbi un attore che mi ha introdotto alla primissima esperienza sul palco. Posso dire che è stato amore a prima vista.

Nasci come attore e diversi anni dopo ti sei avvicinato alla regia. E’ stata più una curiosità o un bisogno di cambiare prospettiva?

A dire il vero, entrambe le cose, sia voglia di “evolversi”, che curiosità. Ma è inutile nascondere che, dietro questo passaggio, c'è stato un incontro che ha maturato questa decisione, quello con Giancarlo Sepe di cui sono stato assistente alla fine degli anni Sessanta.

L’incontro che artisticamente ti ha permesso una svolta?

Come spettatore i grandi dell'avanguardia Eugenio Barba, Carmelo Bene; come regista, invece, il mio incontro con Sepe e con Nikita Mikhalkov.

Per chi come te non proviene da una famiglia di artisti, ritieni ci siano maggiori difficoltà di emergere o alla fine il talento premia sempre?

A mio avviso, ciò che conta maggiormente in questo lavoro sono due elementi: la passione e la determinazione. Il talento, poi, fa sicuramente la differenza.

Come definiresti il tuo teatro?

Mi permetto di modificare domanda. Come mi piacerebbe che fosse definito? Teatro Visionario, è decisamente la definizione che amo di più.

Trascorrerai queste festività in Teatro e questo è già un bel regalo. Ma, potendo sognare, cosa vorresti regalarti per il 2016?

A parte la salute, come un bene primario (ride.. n.d.r), il regalo che desidererei di più è la spinta interiore che fino ad ora mi ha sempre accompagnato. Amo gli incontri non solo tra persone ma anche con correnti artistiche sempre nuove. Mi auguro curiosità e interesse e la possibilità di intraprendere nuove strade.

Vuoi invitare i nostri lettori al Teatro Marconi per  Il padrone di casa?

Certo, con piacere. Il mio invito a vedere il Padrone di casa è rivolto tutti coloro che vogliono accomodarsi in un teatro confortevole, nuovo nel panorama teatrale romano, a tutti coloro che vogliono assistere ad una commedia che è decisamente divertente ma anche ricca di situazioni dolci e amare e a tutti coloro che vogliono divertirsi e commuoversi davanti ad un gruppo di attori bravi ed affiatati.

Sara Grillo

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