Raffaele Balzano E Marco Zordan

L'arte merita un enorme rispetto, e qualunque sia il mezzo per esprimerla, bisogna farlo tenendo conto della natura dell'arte stessa. Qualsiasi linguaggio è utile. Basta che riesca ad aprire quello spiraglio di interpretazione poetica della realtà.

stampa articolo Scarica pdf

Unfolding Roma incontra Raffaele Balzano. Un po’ per caso e un po’ per curiosità, personalmente, ho assistito al suo spettacolo Serenade – Storia di un eroe romantico.

Una persona pulita e sincera che dedica il suo tempo al teatro, aperto a strette e amichevoli collaborazioni, porta con sé la voglia della scrittura sotto diverse forme. Poesia e testi musicali pervadono la sua anima di perseverante romantico dell’epoca moderna.

Un incontro in cui, riconoscendosi, il mistero si svela. Due volti che già avevamo incontrato durante il Roma Fringe Festival 2015. Perché Raffaele Balzano che ha scritto e diretto il suo spettacolo si avvale dell’aiuto di Marco Zordan.

Entrambi all’interno dell’organizzazione e del comitato artistico del Fringe Festival, si occupano della lettura dei testi teatrali, delle scelte migliori da poter proporre alla rassegna e di visionare la perfetta funzionalità dei palchi.

Una chiacchierata al termine dello spettacolo è stata la molla per sviscerare pensieri e condizioni circa il mondo degli attori dei nostri tempi, dei teatri, delle tante scuole presenti sul territorio romano e delle diverse forme di comunicazioni che oggi giorno viviamo e quale può essere la migliore.

Andiamo a scoprire insieme ciò che Raffaele Balzano e Marco Zordan pensano.

Raffaele Balzano. Ci parli della tua personalità?

Una domanda più semplice non ce l'hai? A parte gli scherzi, penso di essere una persona molto sincera e chiara (è un rischio che mi piace correre), a volte un po' complicata. Ho i miei tormenti, come un po' tutti, forse, e me li tengo, ma sono anche un persona piena di entusiasmo. Mi piace pormi di fronte alle cose nel modo più naturale possibile!

Per curiosità ci siamo deliziati vedendo lo spettacolo da te ideato, Serenade – Storia di un eroe romantico. La conquista dell’amore per mezzo dei vecchi sistemi, come per esempio la serenata. Che archetipo vuoi creare con il tuo eroe? E che messaggio vuoi far arrivare agli animi del pubblico?

Io considero il mio personaggio un eroe, per il semplice fatto che tutte le sue azioni, ad oggi, sono viste qualcosa di desueto, qualcosa che appartiene soltanto al passato, soltanto ai grandi romantici di un tempo e alle loro gesta.

Ti cito un verso di una canzone di John Lennon (uno dei miei eroi romantici) "Mind Games": Love is the answer, and you know that, for sure. L' amore è la risposta, e tu sicuramente lo sai. Penso semplicemente, che se tutti avessimo il coraggio di essere noi stessi, seguire la nostra natura, non aver paura di esprimere i nostri sentimenti, forse avremmo meno pregiudizi sull'amore, e probabilmente la vita sarebbe migliore.

La società di oggi è atrofizzata dai sentimenti. Una staticità che ci rende vittime di smatphone, PC, sms, whatsapp e vari strumenti tecnologici. Prevaricando lettere e piccoli messaggi d’amore i quali con la scrittura catturano la vista. Come ci si può sganciare da tali meccanismi?

Ormai questi meccanismi fanno parte del nostro tempo. Magari si può trovare il giusto modo per potersi adeguarsi a essi.

Quale dinamismo si può creare, secondo la tua opinione, per invogliare a riprendere carta e penna, e rivivere la poetica dell’amor cortese? Soprattutto rivalutare la figura femminile come tempo fa?

Noi tutti abbiamo un approccio diverso e soggettivo nei confronti dell'amore. Basta semplicemente essere sempre sinceri e leali nei confronti dei propri sentimenti e di quelli della persona ai quali essi sono rivolti e dedicati. D'altronde l'amore è un concetto nobile, e di conseguenza anche l'espressione dei sentimenti deve possedere nobiltà! E l'animo femminile, come ogni animo che sia tale, merita gesti nobili.

Come fare a non erigere muri né maschere di fronte sé stessi, di fronte una società cinica e di conseguenza essere accettati per chi si è?

Raffaele: La storia ci insegna che i muri esistono, ma possono anche essere abbattuti. In ogni caso si può anche provare a scavalcarli.

Marco: Non dando troppo peso ai giudizi degli altri, rimanendo sempre convinti del proprio pensiero e di quello che si è. Andando dritti per la propria strada.

Oggi giorno i linguaggi di espressione sono diversi e ne siamo invasi. Secondo la vostra opinione quale dei tanti è utile per divulgare l’arte?

Raffaele: L'arte merita un enorme rispetto, e qualunque sia il mezzo per esprimerla, bisogna farlo tenendo conto della natura dell'arte stessa. Ovviamente io utilizzo il teatro, ma anche la poesia e la musica mi danno il giusto mezzo per esprimermi.

Marco: Qualsiasi linguaggio è utile. Basta che riesca ad aprire quello spiraglio di interpretazione poetica della realtà.

La realtà teatrale è immensa. Tanti spazi culturali e tanti attori. Secondo la vostra visione è possibile dare l’opportunità a tutti oppure fare una selezione migliore, dire la verità e sfoltire dal basso chi non ha le capacità? 

Raffaele: Non bisogna precludere a nessuno la possibilità di provarci. Credo però, che in qualsiasi campo, che sia artistico o no, sia necessario riconoscere le giuste capacità a chi realmente le possiede. Abbiamo bisogno, inoltre, come avviene all'estero,di ridurre il gap esistente tra il cosiddetto Teatro commerciale e quello off. Come? Investendo maggiori risorse su quest'ultimo, e conferendogli sempre maggiore dignità.

Marco: L'arte è libera, e quindi non può essere impedito a nessuno di fare arte. L'importante è che chi dirige o chi decide, invece di farsi allettare dall'idea economica, potrebbe puntare più su un discorso artistico. Il problema è non tutto il pubblico è pronto a seguire più un discorso artistico che  un discorso economico. Quindi, alla fine, è un cane che si morde la coda.

L’esperienza del Roma Fringe Festival vi vede coinvolti. Come vivete la realtà del Fringe, come selezionate gli spettacoli e come considerate il livello qualitativo?

Raffaele: Io vivo l'esperienza del Fringe con grande dedizione, e senza risparmio. Dopo quattro edizioni molti  meccanismi sono ben rodati. Ogni anno però è una sfida nuova, da affrontare con passione. Il nostro è un gruppo di lavoro molto affiatato. Nella prima edizione citavamo Artaud "...superiamo noi stessi". E' quello che cerchiamo di fare anno dopo anno!  Per quel che riguarda i criteri di selezione, personalmente, scelgo soprattutto in base alla funzionalità, all'adattabilità, ed alla vicinanza al concetto di spettacolo Fringe.

Marco: Io la vivo professionalmente e con curiosità, lavorando al meglio e facendo si che chi venga a vedere gli spettacoli si appassioni al teatro. Per quel che riguarda la selezione degli spettacoli, io scelgo in base ad originalità, curriculum e temi di interesse per tutti.

Lavorare insieme come vi fa sentire? E da dove parte la vostra collaborazione?

Raffaele: Conosco Marco da 16 anni. Da quando, poco più che ventenni, ci siamo incontrati al Dams. Da un bel po' di anni seguiamo lo stesso progetto artistico. Trovo la sua "espressione artistica" molto  affine alla mia. E' una grande fortuna condividere, con una persona alla quale si è legati da un'amicizia fraterna, anche la stessa visone del lavoro.

Marco: Il mio lavoro con Raffaele parte prima di tutto dall'affetto che nutro per lui, e poi stimo il suo modo di lavorare con semplicità e la passione che esprime in modo genuino, senza fronzoli di nessun tipo, pensando solo a comunicare nella maniera più incisiva il suo mondo interiore.

Quali nuove possibilità vi date e vi darete per il futuro?

Raffaele: Ogni possibilità che uno si dà, lascia spazio alla creazione di quella successiva. Fosse per me, me  ne darei trecentosessantacinque l'anno.

Marco: Mi do tutte le possibilità degne del nostro tempo.

Grazie a Raffaele e Marco per il tempo dedicatoci.

Annalisa Civitelli

Foto Raffaele Balzano: Claudia Fratarcangeli

© Riproduzione riservata