A CHRISTMAS CAROL La Recensione Di Unfoldingroma

A CHRISTMAS CAROL La Recensione Di Unfoldingroma

Elio Pandolfi E Anna Maria Achilli

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Un dolce e carezzevole miscuglio di antico e moderno con violini  e voci di bambini: Charles Dickens e l’intramontabile Elio Pandolfi. Inizia cosi il 2016 del Teatro San Luigi Guanella e Unfolding Roma puntuale all’ora del thè di un 2 gennaio 2016 piovoso, non poteva trovare miglior location per A Christmas Carol. Voci narranti sul palco la regista, drammaturga e coreografa Annamaria Achilli, che ha inserito il famoso racconto di Dickens, con un leggero riadattamento drammaturgico. Per i non addetti ai lavori è bene ricordare che “A Christmas Carol” è la storia fantastica, suddivisa in cinque parti, di Ebenezer Scrooge, un ricco e avaro uomo d’affari, che disdegna tutto ciò che non sia legato al guadagno e al denaro. La vigilia di Natale, irritato dalle festività, perché secondo lui portano ozio e un inutile dispendio di soldi, rifiuta in malo modo di fare un’offerta per i poveri, fa lavorare fino a tardi il suo impiegato, al quale concede una paga misera, caccia il figlio di sua sorella, che era venuto per invitarlo al pranzo di Natale, e per la strada risponde sgarbatamente agli auguri che gli vengono rivolti. Quando arriva davanti alla porta della sua casa deserta, sul battente della porta gli appare lo spettro del suo defunto socio, Jacob Marley. Questi lo ammonisce sulla sua condotta di vita, e lo invita a ravvedersi per non essere costretto a vagare come lui per l’eternità, portandosi appresso il peso delle catene che si era guadagnato con la sua aridità e brama di denaro. Per questo a Scrooge faranno visita tre Spiriti, nell’ordine, lo Spirito del Passato, lo Spirito del Presente e lo Spirito del Futuro. Lo Spirito del Passato lo riporta indietro. Scrooge aveva rinunciato a tutti gli affetti per dedicarsi solo a farsi una posizione guadagnando denaro. Lo Spirito del Presente gli mostra come la gente intorno a lui si stia preparando al Natale, l’atmosfera di festa, di gioia, di amore. Lo Spirito del Futuro gli fa vedere cosa succede alla morte di un signore ricco, di cui non si sa il nome. Nessuno lo visita, nessuno vuole andare al funerale, i servi si dividono le sue poche cose, l’azienda e la casa sono vendute. Alla fine lo Spirito gli mostra la lapide al cimitero con il nome “Ebenezer Scrooge”. A questo punto Scrooge capisce che ha sbagliato tutto nella vita, e si ravvede. Il giorno di Natale è finalmente Natale anche per lui, così che dispensa regali e sorrisi e auguri ai passanti, al suo impiegato, a suo nipote e al mondo intero. Tre le cornici del racconto, Il Quartetto di archi LE DISSONANZE che con A.Taddeo alla viola, F. Sorrentino al violoncello e M. Croci e P. Krumova ai violini, hanno deliziato le orecchie del pubblico con la musica di Bach, Mozart, Strauss, Vivaldi; il colosso del doppiaggio e della prosa radiofonica degli ultimi 60 anni Elio Pandolfi che citando tra gli altri un “tale” Sant’Agostino ha rievocato i passi più importanti della sua carriera di artista e semplicemente uomo ironicamente pronto a vivere  i suoi anni , “gli ultimi, forse”. Infine i coristi,  bambini di scuola che lungi dal voler mettere in scena la solita recita natalizia, hanno condito di dolcezza e canto dando testimonianza del nuovo che sopraggiunge, dell’essere giovani pronti a prendere in mano le chiavi dell’arte e della vita. Chiude il tutto una splendida poesia “I giovani e i vecchi” che la voce calda dell’Elio Pandolfi cui molte generazioni sono state abituate per radio e al cinema, ha simbolicamente passato il testimone della saggezza antica ad un coro di giovani pronti a mordere la vita in una Roma decadente e non più come una volta. Applausi per tre generazioni su unico palco.

Ilaria Battaglia


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