Ennesima ripartenza per i rossoneri, chiamati nel primo anticipo del sabato a riscattare la sconfitta con la Fiorentina che ha impedito alla squadra di Fonseca di andare alla sosta con la tranquillità del secondo posto in classifica.
L’allenatore rossonero l’aveva detto in conferenza e lo ha fatto: lui non guarda in faccia a nessuno e, per questo, in difesa Tomori ha lasciato spazio a Thiaw, mentre in attacco è stato Abraham a pagare il conto a favore di Chukwueze, con Pulisic in mezzo e Morata tornato a fare la prima punta. Un’altra sorpresa è stata la partenza di Okafor come titolare, in questo caso per dare fiato a Leao, tornato stanco dalla nazionale. Meno crucci per Runjaìc, che ha dovuto però rinunciare a un uomo chiave come Thauvin, a causa di un infortunio, il cui posto è stato preso dal promettente Iker Bravo.
Il primo quarto d’ora del match è sembrato subito dare ragione al tecnico portoghese, perché il suo Milan ha messo sul campo un gioco che fino ad ora non si era mai visto, sotto la sua gestione, fatto di molti passaggi volti a coinvolgere almeno otto uomini per arrivare vicini all’area avversaria in maniera strutturata e non soltanto contando sulla velocità degli uomini in fascia, come invece aveniva quando in campo c’erano Theo Hernandez e Leao. Una tattica premiante, che ha riportato alla rete uno degli oggetti misteriosi dei rossoneri: Samu Chukwueze, che ha trafitto Okoye con un diagonale dopo una bella azione cominciata da uno strappo sulla sinistra di Okafor e proseguita da Pulisic, che ha avuto l’intuizione di servire il compagno libero dall’altra parte, invece di rischiare la conclusione a tu per tu col portiere.
L’episodio che ha stravolto completamente la partita, quantomeno dal punto di vista tattico, è arrivato poco prima della mezz’ora di gioco, quando Chiffi ha affrettatamente giudicato da rosso una carezza di Reijnders a Lovric, con l’olandese in fase di recupero sull’avversario lanciato verso la porta, che non ci ha pensato due volte a lasciarsi cadere una volta avvertita la presenza del centrocampista rossonero. L’inferiorità numerica non ha spaventato Fonseca, che si è limitato ad abbassare Pulisic sulla linea dei centrocampisti e la sua squadra, nonostante l’atteggiamento più aggressivo dell’Udinese, che nel frattempo aveva alzato di molto il baricentro, ha continuato a giocare a calcio, arrivando a sfiorare il raddoppio nel recupero, con Chukwueze che non s’è avveduto della presenza di Morata libero al centro dell’area e ha cercato la conclusione da posizione difficile.
L’inserimento di Musah per Okafor e il conseguente cambio di assetto, col passaggio al 4-3-1-1, ha portato i padroni di casa ad abbassarsi un po’ troppo a inizio ripresa, creando una specie di fortino in area di rigore, molto rischioso per chi difende e non è abituato a farlo in questo modo. A graziare gli avversari, al decimo minuto della ripresa, è stato Ehizibue: bravo a sbucare alle spalle di tutti in area di rigore per impattare di testa il cross di Zarraga, ma troppo impreciso per centrare la porta. Un’altra chiave tattica, in questa fase del match, sono stati i cambi operati dai due allenatori: chiaramente più offensivi quelli di Runjaic, più conservativi e “uomo per uomo”, a parità di ruolo, quelli di Fonseca, un po’ sfortunato nel dovere rinunciare ad Abraham pochi minuti dopo il suo ingresso al posto di Morata, per una brutta caduta dentro la porta avversaria nel tentativo di tap-in dopo il grandissimo intervento a terra di Okoye sulla velenosa conclusione di Pulisic.
Il finale è stato degno di un Thriller hollywoodiano, manco a dirlo, coi sette minuti di recupero assegnati da Chiffi durante i quali è successo di tutto, sotto la pioggia battente in uno stadio di San Siro improvvisamente riscaldato dai cori dei tifosi dopo il silenzio assordante durato fino all’ottantacinquesimo minuto del match. Il colpo di scena della rete di Kabasele, arrivata dopo un miracolo di Maignan sulla conclusione ravvicinata di Ekkelenkamp, è stato subito seguito dal più classico dei “plot twist” con l’arbitro costretto ad annullare per fuorigioco dopo la segnalazione del VAR, mandando in estasi i tifosi già pronti ad uscire delusi dallo stadio. Da sottolineare, poco prima, il rinvio sbagliato di Emerson Royal che aveva propiziato l’azione del goal, rovinando quella che probabilmente era stata la sua migliore prestazione finora.
A conti fatti, tre punti meritati dal Milan per la grande prestazione di squadra e spirito di gruppo, quasi come se i calciatori scesi in campo volessero dimostrare qualcosa a chi era stato escluso proprio per non avere mostrato di averlo nel recente passato. Una vittoria anche dell’allenatore, che ancora una volta ha ricevuto risposte positive, a riprova che la squadra sia molto più vicina a lui di quanto non si voglia far passare e nonostante una dirigenza che lo appoggia nei fatti, ma quasi mai con le parole.
TABELLINO:
MILAN (4-2-3-1): Maignan; Emerson, Thiaw, Pavlovic, Terracciano; Reijnders, Fofana; Chukwueze (88’ Tomori), Pulisic, Okafor (46’ Musah); Morata (72’ Abraham, 78’ Loftus-Cheek). All. Fonseca
UDINESE (3-5-2): Okoye; Kabasele, Bijol, Tourè; Ehizibue (60’ Kamara), Lovric (69’ Payero), Karlstrom, Zarraga (69’ Ekellenkamp), Zemura; Iker Bravo (60’ Davis), Lucca. All. Runjaìc
MARCATORI:
14’ Chukwueze (MIL)© Riproduzione riservata