Tratto dai diari di Alda Merini questo spettacolo ripercorre l’esperienza traumatica dei dieci anni in cui fu obbligata al ricovero psichiatrico.
In un flusso a cavallo tra esperienza sonora, teatrale e poetica, Stella Novari interpreta una donna che, seppur nei meandri oscuri della disperazione, non smette mai di scrivere, amando persino l’inferno della vita stessa: “Io la vita l'ho goduta perché mi piace anche l'inferno della vita e la vita è spesso un inferno.”
Il manicomio come luogo di reclusione ma anche come bolla di vetro nel quale ripararsi, in un perpetuo sottrarsi alla luce della realtà, dal mondo esterno che rifiuta la follia, le lacrime e le emozioni nella loro implacabile potenza. Alda Merini non fu compresa da chi le era intorno: il marito, le figlie forse troppo piccole per poter capire, il personale ospedaliero. Più semplice in quegli anni, fino a quando i manicomi non vennero chiusi con la legge Basaglia, nascondere dagli sguardi comuni tutti coloro che eccedevano dalla definizione di “normale”.
Stella Novari è un’Alda Merini istrionica; ironica, angosciata, spaesata, fanciullesca, rassegnata e speranzosa.
Con uno spazio scenico diviso tra la casa familiare e il letto spoglio del manicomio, voci registrate che si alternano alla recitazione, amplificando l’interpretazione della Novari, e un uso delle luci drammatico, questo spettacolo è una delle narrazioni più emozionanti mai tratte dalla vita di questa poetessa che ricorderemo per sempre.
Andato in scena in Prima Nazionale dal 6 all’8 dicembre al Teatro Porta Portese, nel 2025 arriverà in tour in tutta Italia.
Aurora Pallotti
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