Cattivi Pensieri La Recensione Di Unfoldingroma

Roma, 25 Gennaio, Teatro Lo Spazio

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Ieri sera, al teatro Lo Spazio, è andato in scena lo spettacolo Cattivi Pensieri, tratto liberamente dal saggio di Susanna Schimperna. Ad accompagnare lei, narratore onniscente dei suoi stessi scritti, Barbara Scoppa e Marta Bifano, lettrice ed interpreti di stralci del testo.

Nello spazio soffuso e intimo del teatro in via Locri, le tre donne hanno saputo instaurare, con il pubblico e il testo, un dialogo intimo, basato su riflessioni socio-esistenziali dell'uomo di oggi. Tra amore, sesso, politica e società, protagonista della scena è stato il racconto del disagio di chi non sa vedere.

Non sa vedere se stesso.

Qual è la nostra identità, scevra dal nostro lavoro, dalla nostra famiglia, dal nostro nido di protezione che diamo ogni giorno per scontato?

Dove risiede la nostra felicità che raccimoliamo da successi economici, dalla frenesia quotidiana e dalle frequentazioni vane?

Dove sta la nostra capacità di guardare al mondo che ci circonda, essendone critici, non rassegnandoci al fatto che così è e così sarà per sempre?

Dov'è la nostra forza di vivere la politica attivamente, coscienti e protagonisti del mondo in cui viviamo?

E ancora, perché siamo arrabbiati nei confronti della vita, convinti che noi siamo le vittime incolpevoli e gli altri sono artefici del nostro dolore?

La rabbia, che ci porta a pensare di prevalere sull'altro, non cercando con lui un dialogo, chiusi in gabbie di orgoglio e pregiudizio invalicabili. Perchè invalicabili sono gli stessi limiti entro cui noi siamo racchiusi.

E la curiosità? Si parla di Altrove, sul palco con le tre donne. Un Altrove che prima ero sconosciuto e anelato, bramato ardentementen non raggiungibile attraverso internet e la tecnologia. Paesi, luoghi lontani, condizioni sociali migliori: l'America di Colombo, conquistata da lui ma cercata da molti. Simbolo dell'inseguimento di un sogno a cui spesso rinunciamo già prima di iniziare a combattere per esso. Un sogno chiuso nella nostra mancata libertà, frutto della perdita insensata di curiosità per lo sconosciuto e l'inafferrabilità di questo.

Sul palco buio, con luci fioche, le donne hanno saputo splendidamente creare una simbiosi con chi le ascoltava, tanto da far dimenticare presto che fossero voci esterne a raccontarci dei nostri drammi personali, e non le nostre voci interiori che guardandoci dentro rimproveravano a noi stessi le sconfitte di cui solo noi siamo artefici.

Non uno spettacolo, ma un dialogo con se stessi. Solo, per chi sa ascoltare.


Emanuela Falcone

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