Milan - Inter

La rivincita del diavolo

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Edizione n.164 nella massima serie per la stracittadina di Milano, dove le due squadre si presentano in momenti di forma opposti e paradossalmente inversi alla posizione occupata in classifica.

Da un lato c'è l'Inter, momentaneamente quarta in classifica dopo il pareggio della Fiorentina a Genova, che arriva dalle tre scoppole subite in Coppa Italia contro la Juventus, seguite al deludente pareggio contro il Carpi ed in generale un 2016 finora povero di soddisfazioni. Dall'altra parte, il Milan vive un momento tutto sommato positivo, con sette risultati utili nelle ultime otto partite di campionato, un piede nella finale della coppa nazionale e una squadra che sembra essersi stretta intorno a Sinisa Mihajlovic per raggiungere tutti insieme il traguardo dell'Europa League, nuovo obiettivo della squadra dichiarato in settimana da Barbara Berlusconi.

I rossoneri si affidano dunque alla formazione titolare, con unica sorpresa l'esclusione di Bertolacci a favore di Kucka, per un centrocampo più muscolare da opporre a quello granitico dei nerazzurri, con Mancini che decide di tirare fuori dalla naftalina Santon e di lanciare subito nella mischia il nuovo acquisto Eder sacrificando addirittura Icardi, forse nella speranza che porti fortuna come quando ad esordire nel derby fu un certo Snejider, nel 2009, che portò l'Inter al trionfo per 4-0 in una partita dominata. A proposito di uomini di qualità, sulla panchina del Milan si rivede Jeremy Menez, per la prima volta in stagione convocato e a disposizione per provare a cambiare la partita nel caso si rendesse necessario.

La prima mezz'ora non offre alcuno spunto importante: la partita è ruvida, spigolosa, tra due squadre abituate più a ripartire che a creare gioco e non a caso viene sbloccata su calcio da fermo. Al 35' il Milan batte un corner corto per Honda, migliore in campo stasera, che infila un cross teso sul quale Handanovic decide erroneamente di non uscire, permettendo ad Alex di sovrastare Santon ed insaccare. Curiosa la "profezia" della Curva Sud, che aveva scelto come coreografia di riprodurre il famoso goal di Mark Hateley nel derby dell'84, segnato sovrastando di testa Fulvio Collovati. Il primo tempo si chiude praticamente qui, perchè nei minuti successivi l'Inter non riesce a reagire, complice anche la serata totalmente storta di Jovetic e Ljajic, che non riescono ad accompagnare degnamente il neo-acquisto Eder, unica nota positiva della serata nerazzurra.

Il secondo tempo è una musica diversa e subito dopo 5' offre la prima emozione: Donnarumma effettua un rinvio tragicomico, offrendo proprio ad Eder la possibilità di avventarsi sul pallone. Il portiere del Milan è bravo a rimediare all'ultimo momento, anticipando l'avversario di puggno: l'arbitro sta per fischiare rigore, ma l'addizionale gli evita l'errore più grave, comprensibile vista la velocità dell'azione, anche se poi entrambi si dimenticano che avrebbe dovuta comunque essere fischiata una punizione a 2 in area per i due tocchi di Donnarumma.

Il rigore arriva però ugualmente al 69', procurato dal neo-entrato Icardi che induce Alex ad un intervento scellerato in area ed è il vero e proprio momento "Sliding Doors" della partita: il giocatore argentino colpisce infatti il palo, divorando letteralmente l'occasione di cambiare la partita e, come la legge del calcio non scritta ci insegna da sempre, ad un goal sbagliato spesso corrisponde un goal subito; passano infatti poco più di 2 minuti ed il Milan trova il raddoppio con Bacca, bravo ad anticipare Miranda su un traversone di Niang e a chiudere virtualmente la partita.

L'Inter subisce il contraccolpo psicologico pesantemente e smette praticamente di correre, non avendo più forze fisiche o mentali da opporre all'avversario, così al 77' arriva anche il terzo goal del Milan: Bonaventura approfitta di uno svarione di Santon, autore di una prova terribile e serve Niang che, dapprima, si fa parare la conclusione da Handanovic e poi sulla respinta riesce a togliersi la soddisfazione del goal. Il resto della partita è una passerella a tinte rossonere, coi giocatori del Milan che si permettono addirittura di fare melina tra gli "olè" del pubblico e gli avversari ormai totalmente rassegnati nella speranza che il tempo passi più in fretta possibile.

La serata ribadisce un concetto: Mihajlovic è l'unico allenatore recente del Milan ad avere capito due cose fondamentali, ovvero quella di ripartire da un modulo semplice (quel 4-4-2 che si impara da piccolissimi) e di insistere su un gruppo di giocatori, senza fare grandi cambi o esperimenti ogni partita. Mancini questo non l'ha capito ed, esaurita la fortuna, la cosa sta cominciando a ritorcerglisi decisamente contro. Il Milan rafforza così il sesto posto, potendo finalmente guardare in alto e non in basso, mentre l'Inter prosegue la sua caduta libera, seppure riesca ancora a mantenere la quarta posizione ed il sogno della qualificazione in Champions League.

Matteo Tencaioli

FOTO: AC MILAN

Formazioni ufficiali:

MILAN (4-4-2): Donnarumma; Abate, Alex, Romagnoli, Antonelli; Honda (89' Boateng), Kucka, Montolivo, Bonaventura; Bacca (85' Bertolacci), Niang (79' Balotelli). All. Sinisa Mihajlovic

INTER (4-2-3-1): Handanovic; Santon, Miranda, Murillo, Juan Jesus; Medel, Brozovic; Perisic (78' F. Melo), Eder, Ljajic (87' Telles), Jovetic (64' Icardi). All. Roberto Mancini

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