Francesco Lorenti

Francesco Lorenti

Penso di aver stupito sempre chi ha visto le mie creazioni, meravigliandoli con il mio stile che considero molto particolare e, forse pecco di presunzione, senza precedenti.

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Oggi abbiamo il piacere di intervistare un giovane stilista emergente Francesco Lorenti, di origine calabrese e grande ballerino.

La moda è purtroppo, ancora, una realtà per pochi, in Italia gli istituti seri che possono aprire porte concrete nel mondo del lavoro sono private, il che comporta una disponibilità economica che non è sempre alla portata di tutti. Ci vuoi parlare della tua esperienza formativa parlando delle luci e delle ombre che hai dovuto affrontare ?

L'Italia è famosa per arte, cultura e moda,il made in italy è molto ambito nel resto del mondo, ma nonostante questo, mi sono reso conto nel corso della mia vita,che per un giovane ambizioso, amante della moda come me, le possibilità non sono tante. Le scuole e le accademie sono numerose e anche di altissimo livello, ma proprio per questo non accessibili a tutti a causa dell'elevato costo delle tasse. Infatti ho dovuto rinunciare a frequentare le accademie più prestigiose perché non potevo permettermelo. Ho sempre cercato quindi di essere autodidatta e di creare il mio stile da solo e quando la possibilità non c'era me la creavo. Nel mio paese ho organizzato numerose sfilate per presentare i miei abiti, nonostante il successo avuto e i complimenti ricevuti, non sono mancate le critiche. Purtroppo un ragazzo in Calabria con ambizioni e sogni non è ben visto, forse è invidiato quindi non manca occasione per scoraggiarlo. Proprio come hanno fatto con me, ma io non demordo!

Sappiamo bene che per diventare uno bravo stilista necessita di tutta una serie di competenze e caratteristiche personali: disegno, cucito, creatività, una certa conoscenza dell'industria e una perseveranza senza pari tuttavia secondo il parere di chi frequenta l’ambiente della moda, la scuola non è che una porta di ingresso per diventare stilista necessita infatti avete una serie di contatti e conoscenze che possano poi tornare utile in futuro. Tu cosa ne pensi? Ci puoi raccontare la tua esperienza formativa?

La mia vita è sempre stata incentrata sul mondo della moda. La mia famiglia è composta prevalentemente da donne e infatti sono sempre stato circondato da gonne e tacchi vertiginosi. Ho avuto sempre la voglia di creare modellini ed abiti anche utilizzando stoffe "di fortuna", canovacci e tende trovati in giro per casa. Finita la scuola media non ho avuto la possibilità di frequentare una scuola che mi permettesse di proseguire questa mia inclinazione pertanto l'unica alternativa, altrettanto creativa,è stato frequentare l'istituto d'arte indirizzando i miei studi sull'oreficeria. Una volta preso il diploma, grazie all'appoggio della mia famiglia, ho riempito una valigia di sogni e ambizioni e sono partito per Milano, capitale della moda per antonomasia, con l'obiettivo di accedere ad una delle migliori accademie di moda, ma solo la vincita di una borsa di studio sarei riuscito a frequentarla. Purtroppo non sono riuscito ad ottenerla. L'unica possibilità per me era tornare al mio paese senza dimenticare i miei sogni ed iscrivendomi a una accademia a Cosenza, che nonostante le mie pessime aspettative, mi ha permesso di conoscere il mondo della moda sia a livello teorico e storico, ma anche e sopratutto pratico. Oggi infatti sono un tirocinante in una rinomata pellicceria dove ho la possibilità di mettermi in gioco. La perseveranza è importate, perche sono consapevole che di porte chiuse c'è ne saranno sempre ma io sono convinto, non può fermarmi niente e nessuno. Quando ho la possibilità salgo su un aereo che mi porta alla mia destinazione: la settimana della moda a Milano, dove ho avuto la possibilità di vedere sfilate di brand rinomati nel fashion system sognando ad occhi aperti che un giorno a calpestare quelle passerelle saranno modelle con addosso i miei capi. Ho avuto anche la possibilità di conoscere persone che già fanno parte di questo mondo e sono diventate per me dei veri e propri punti di riferimento sia per la vita che per la carriera.

Parliamo adesso di creatività e di stile sappiamo che hai disegnato alcuni abiti che hanno ricevuto l’apprezzamento degli addetti ai lavori. A cosa ti sei ispirato nel realizzare le tue creazioni e che tipo di donna può indossare il tuo stile?

Lo definisco il mio stile eccentrico ma raffinato. Nella realizzazione dei miei capi il mio pensiero non è incentrato su chi può indossarli,ma sull'effetto prodotto. Non conta il fisico e la particolarità del capo ma basta la sicurezza in se stesso. Penso di aver stupito sempre chi ha visto le mie creazioni, meravigliandoli con il mio stile che considero molto particolare e, forse pecco di presunzione, senza precedenti. Infatti sono stato molte volte contattato da enti privati per creare delle collezioni. Inoltre i miei capi sono creati con stoffe di alta qualità ,spesso fatti a mano da mia madre molto abile nel creare tessuti a telaio. Le do molto lavoro!!!

Il sociologo Georg Simmel nel 1895 nel suo La Moda, dedicato ai bisogni sociali di distinguersi e conformarsi scrive come i prodotti di moda sono prima appannaggio delle classi sociali più elevate e del loro bisogno di distinzione, per poi venir desiderati dalle classi meno agiate che desiderano conformarsi alle prime, comportando un adattamento sul mercato, in una rincorsa all’imitazione dell’aristocrazia senza fine. Cosa pensi di questo fenomeno? Non ti pare in contrapposizione con quella larga fetta di mercato a basso costo che parla cinese forse il made in Italy sta sacrificando la qualità in nome di una fashion globale?

Forse le mie dichiarazioni vanno contro il mio interesse di aspirante stilista, ma purtroppo devo ammettere che il made in Italy non è accessibile a tutti. I prezzi sono alti ma non potrebbe essere altrimenti vista la qualità dei tessuti. Molte volte infatti le grandi case di moda trasferiscono le fabbriche all'estero per poter competere con i prezzi di merce importata dalla Cina. Inoltre le tendenze cambiano in continuazione e questo porta a preferire merce di basso costo anche se è di bassa qualità per poter avere sempre il guardaroba pieno sempre nuovo e diverso. Ma in realtà lo stile si può copiare ma la qualità no.

Il trend è nell’aria da tempo: in passato, era “unisex”: la donna, quasi per gioco, ha iniziato ad indossare alcuni capi dell’abbigliamento maschile sino a diventare una vera e propria tendenza e molti sono i designer che amano giocare con questa dicotomia dove il netto confine tra maschile e femminile è sempre più labile. Cosa pensi a riguardo della moda no gender?

Non c’è più molta distinzione tra moda maschile e moda femminile. Alcuni capi sono unisex indossabili quindi sia dall’ uomo che dalla donna. Ma questo forse dipende anche dalla società odierna, la cura e la bellezza del corpo è ormai priorità dell'uomo quanto della donna. La tendenza, per le donne sopratutto, a indossare i capi maschili è iniziata per la voglia di comodità ma poi è diventata una vera e propria moda. Io mi occupo di capi femminili, e preferisco siano distinguibili da quelli maschili. E’ una tendenza che non mi appartiene, ma non la critico fino a quando non si arriverà all'eccesso.

Adesso parliamo di te: giovane stilista del sud ricco di talento, di sogni e tuttavia mortificato dalla mancanza di lavoro, spesso di prospettive e da una crisi economica che non aiuta i giovani. Cosa ti spinge a continuare in questo campo oramai cosi saturo e quale ritieni possa essere la tua arma vincente?

Le difficoltà sono tante, le prospettive di lavoro poche, ma io ho un sogno e sono pronto a tutto per realizzarlo. Ho affrontato molti ostacoli nella mia vita e ormai ho fatto delle difficoltà la mia forza. Ho solo 22 anni, ho tutta la vita per crearmi una carriera lavorativa ma ho le idee ben chiare. Sono del parere che l'impegno,la dedizione e la passione che hanno caratterizzato questi ultimi anni saranno presto ricompensati. Io sono positivo, l'importante è crederci, tutto torna!

Oltre ad essere un bravo stilista emergente, sei un grande ballerino. Questa tua sensibilità e amore per la danza riesce ad influenzare il tuo modo di creare nella moda emozioni e musicalità?

La danza è stata la mia prima passione, ho iniziato a ballare a 2 anni ed infatti sono cresciuto con la musica ed il ritmo nel sangue. Questo ha influenzato molto il mio modo di creare capi, spesso infatti associo un passo di danza a un taglio del vestito. Ma anche perché mentre disegno, ascolto la musica che mi rilassa e mi permette di avere nuove idee. In pratica è come una "musa ispiratrice". Spesso cerco di dare ai miei abiti quella grinta che mi trasmette la musica.

Giuseppe Marletta

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