Era La Nostra Casa

Non esistono vincoli legali, religiosi, di sangue che possano tenere unite due persone, ma solo l’amore può unire due individualità che si fondono per compensarsi e sostenersi a vicenda.

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Ieri sera l’UnfoldingRoma era al Teatro dei Conciatori, in scena Era la Nostra Casa, scritto e diretto da Nicola Zavagli. Protagonisti Beatrice Visibelli e Marco Natalucci.

La piéce teatrale rimarrà in scena fino 14 febbraio.


Una coppia di cinquantenni si reca nella loro casa di campagna, hanno appena salutato la loro unica figlia volata in Canada per studiare e costruirsi una nuova vita. La sindrome del nido vuoto innesca tutte le problematicità che fino a quel momento erano rimaste sopite. Piccoli rancori non detti che hanno scavato dentro e che emergono con rabbia e violenza verbale. La coppia, solo adesso, si accorge che il proprio rapporto è stato consumato dall’astio e che la violenza verbale ha avvelenato la fanciullezza della loro unica figlia. Irrompe anche il tradimento: una email d’amore viene intercettata dalla moglie sullo smartphone del marito. Nulla può più tenere assieme quel rapporto infranto ormai da tempo.

La separazione dura quattro mesi. La moglie è costretta a tornare nella casa di campagna. Ha lasciato il suo appartamento cittadino, ha debiti e non può permettersi una casa. Ha voglia di iniziare una nuova vita ma senza il marito. Inizia una convivenza difficile resa impossibile dalla presenza in casa della donna che aveva scritto quelle lettere d’amore. I rapporti si intrecciano, si discute, si litiga, il finale è una sconfitta per tutti, l’amaro destino dell’amore che non c’è.

Affrontare il tema delle relazioni d’amore, entrare nell’intimità di una coppia è affar molto difficile. Lo spettacolo ha il pregio di analizzare e raccontare un modello di relazione estremamente rappresentativo della nostra società moderna. Però in questo caso pregio e difetto si sovrappongono, suona ormai banale raccontare quel tipo di rapporto così legato alla realtà dei fatti, senza ricorrere ad archetipi o miti o al fattore onirico che può dare la drammaturgia moderna. E’ una storia che fa riflettere, che può far immedesimare ma che rimane vincolata ad un racconto ormai troppo comune, che se non abbiam vissuto sulla nostre pelle lo abbiam visto raccontare da qualche nostro conoscente o amico.

Però ho colto un altro pregio nello spettacolo, una profonda verità per nulla banale questa volta. In un momento ormai in cui la separazione è effettiva ed il legame ormai spezzato, Il marito, rivolgendosi alla moglie, dice che è l’amore il legante che tiene unita la coppia, non è né il matrimonio né i figli. Ecco, l’amore manifesta tutta la sua forza: è l’amore disinteressato che lega due persone. Non esistono vincoli legali, religiosi, di sangue che possano tenere unite due persone, ma solo l’amore può unire due individualità che si fondono per compensarsi e sostenersi a vicenda. L’amore è il vero protagonista di una coppia, qualunque essa sia e di tutti i colori.

Alessio Capponi

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