Father Mother Sister Brother Alla Rassegna Venezia A Roma

Father Mother Sister Brother Alla Rassegna Venezia A Roma

Di Jim Jarmusch, Leone d’Oro 2025

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All’interno della rassegna Venezia a Roma, che porta nella capitale i titoli più significativi appena presentati alla Mostra del Cinema di Venezia, arriva Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch, Leone d’Oro 2025: un’antologia in tre episodi che esplora con delicatezza i legami familiari, tra memoria, assenza e intimità silenziosa.

Il film si presenta come un’analisi sottile dei meccanismi psicologici che regolano le relazioni familiari adulte. Il film è strutturato in tre episodi – Father, Mother, Sister Brother – ciascuno una sorta di laboratorio emotivo in cui i personaggi esplorano traumi, assenze e conflitti interiori.

Father
Adam Driver e Mayim Bialik visitano un padre vedovo (Tom Waits) che vive isolato, sospeso tra ricordo e presente. Il comportamento del padre rivela pattern di ritiro sociale e difficoltà nel riconoscere la realtà immediata, sintomo di una elaborazione incompleta del lutto e della perdita di ruolo familiare. I figli oscillano tra senso di colpa e frustrazione, mentre il silenzio e le attese diventano strumenti inconsci di comunicazione emotiva. Jarmusch utilizza lo spazio e gli oggetti domestici come estensioni della psiche: il disordine, le fotografie e i gesti ripetitivi sono segnali di memoria intrappolata e resistenza al cambiamento.

Mother
A Dublino, le sorelle (Cate Blanchett e Vicky Krieps) affrontano la madre (Charlotte Rampling) in un rituale di tè annuale che appare civile e controllato, ma è carico di tensione latente, a tratti imbarazzante come se le donne fossero delle vere e proprie estranee.

Il film mette in evidenza dinamiche di rivalità interna, invidia sotterranea e il desiderio di approvazione materna. La teatralità dei gesti è indice di un controllo emotivo esasperato, dove ogni movimento è misurato per evitare conflitti espliciti, ma tradisce insicurezza e vulnerabilità. Qui Jarmusch mostra come la famiglia possa cristallizzare modalità di relazione disfunzionali, in cui l’affetto è sempre mediato da paure e aspettative. La fragilità degli affetti e la costruzione di sovrastrutture protettive dei singoli sono il tema centrale di questo primo capitolo del film.

Sister Brother
I gemelli (Indya Moore e Luka Sabbat) affrontano la casa dei genitori ormai vuota e la morte definitiva dei genitori. L’episodio è uno studio sul lutto e sull’elaborazione della perdita: l’occupazione degli spazi, il maneggiamento degli oggetti e l’attenzione alle fotografie diventano strategie per mantenere una connessione emotiva con i genitori scomparsi. La loro esperienza mostra un tentativo di integrare il passato nell’identità presente, rivelando come memoria e oggetti possano funzionare da supporto psichico nella gestione dell’assenza e del dolore.

Jarmusch costruisce un universo in cui il silenzio è veicolo di introspezione. L’assenza di azione drammatica esplicita riflette la natura spesso sottile e invisibile dei conflitti familiari. Il linguaggio cinematografico minimale – pause, sguardi, oggetti carichi di significato – diventa una lente sulla psiche dei personaggi, svelando traumi, sensi di colpa, rivalità, affetto inespresso e strategie inconsce di coping. La tensione emotiva nasce dall’incomunicabilità, dall’attesa e dalla memoria, elementi che rendono la famiglia un laboratorio di emozioni complesse e stratificate.

Father Mother Sister Brother offre una rappresentazione realistica e profonda dei processi psicologici legati alla famiglia: lutto, distanza emotiva, memoria e identità. È un cinema che invita lo spettatore a diventare osservatore attento della mente e del cuore umano, capace di cogliere le sfumature dei comportamenti, dei gesti e delle pause. La potenza del film risiede nella capacità di rendere visibile l’invisibile: ciò che accade dentro, tra i personaggi e dentro di loro, senza bisogno di esplosioni narrative o drammaticità spettacolare.

Monia Manzo 

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