Riccardo Sinigallia

Riccardo Sinigallia

Vorrei continuare a scrivere, a collaborare, ad appassionarmi alla canzone, alla musica...

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Riccardo Sinigallia, romano classe 1970, è noto al grande pubblico come musicista dei Tiromancino. Dal 2003 ha iniziato una carriera come solista e ha pubblicato tre album “Riccardo Sinigallia” nel 2003, “Incontri a metà strada” nel 2006 e “Per tutti” nel 2014.

Riccardo è attualmente in tour con  le canzoni tratte dal suo ultimo album, che canta insieme a Laura Arzilli ed è un piacere averlo ospite del nostro magazine.

L'inizio della tua carriera è stato come autore ed arrangiatore. In questa veste hai dato inizio alla carriera di cantanti tra cui Nicolò Fabi e Max Gazzé. Com'è stata la collaborazione con loro?

È stata molto importante perché mi ha permesso di entrare nel mondo della discografia e di fare musica ottenendo dei riconoscimenti. Il mio sogno è sempre stato quello di interpretare le canzoni che scrivevo. Sono state collaborazioni nate per amicizia, mi sono messo a disposizione di questi altri cantautori e insieme abbiamo fatto i primi due album di Nicolò e il secondo di Max Gazzè “La favola di Adamo ed Eva”, di cui io ho fatto tutta la pre-produzione, quindi ci sono parti di musica e di testo che ho aiutato a comporre.

Tu sei l'autore anche del ritornello di “Quelli che benpensano” cantata da Frankie hi-nrg. Da dove è nata l'ispirazione per un pezzo di denuncia così forte verso il perbenismo?

Sono stato chiamato da Frankie, che già conoscevo da tempo, anche se non avevamo mai lavorato insieme. Io andai a Città di Castello nel suo studio e lui mi fece sentire il pezzo che era già praticamente finito, ma nel ritornello non c'era testo e mi chiese aiuto per metterci delle parole. Io ascoltando la canzone, mi resi conto che le cose di cui lui parlava le avevo fatte quasi tutte; quindi, pur appoggiando l'idea di un'invettiva e di una analisi della vita contemporanea dell'italiano medio, mi andava anche di mettermi, con un senso di pietà, in consonanza con le persone che lui indicava. Mi è venuto quindi naturale cantare: “sono intorno a me ma non parlano con me… sono come me…” e Frankie ha aggiunto “ma si credono meglio” poi l'ultimo verso fu corretto in “ma si sentono meglio”

In quell'occasione hai anche diretto il videoclip di Frankie e da lì sono iniziate diverse collaborazioni che ti hanno visto dietro la macchina da presa. Puoi parlarci della tua  esperienza registica?

Il mio avvicinamento alla regia è nato da un'esigenza, perché ogni volta che si girava un video non eravamo mai molto soddisfatti dell'esito. Il videoclip è una forma di promozione del lavoro del musicista, oggi non lo vedo più come una grande opportunità artistica. Non essendo contenti decidemmo di provare a fare da soli e ci lanciammo in questa avventura. Quello fu il primo video che facemmo, aiutati naturalmente da persone che avevano più dimestichezza con la macchina da presa. Scrivemmo il progetto e seguimmo lo storyboard inquadratura per inquadratura e venne fuori quel video. Poi ne feci tanti altri, alcuni con i Tiromancino, altri con altri artisti. Ne ho seguiti anche alcuni dei miei quando ho cominciato la carriera da solista.

Nel 2000 esce il disco dei Tiromancino “La descrizione di un attimo” di cui produci e cofirmi tutte la canzoni. Il pezzo “Due Destini” viene scelto per far parte della colonna sonora di “Le fate ignoranti” di Ozpetec. Successivamente hai creato anche le colonne sonore di “Una vita oscena” regia di Renato de Maria e “Itali in a day” regia di Gabriele Salvatores. Quali caratteristiche deve avere secondo te un brano musicale per interagire con il mondo del cinema?

È successo sempre per caso, non c'è stata una volontà di scrivere per entrare in un film. Forse io ho una scrittura che si abbina facilmente ai tratti narrativi del cinema. Ma non è una cosa che faccio su commissione, i pezzi vengono scelti per fare da colonna sonora dopo essere stati scritti.

Nel 2003 inizi la tua carriera come solista, dopo tante collaborazioni dietro le quinte. Cos'è stato che ti ha fatto compiere questo passo importante?

Le collaborazioni con altri artisti che avevo portato avanti in passato hanno reso più facile questo passaggio, in quanto hanno aumentato la mia credibilità agli occhi di chi investiva soldi nella discografia. Inizialmente non c'era molto entusiasmo nel fare un mio disco, io non appartenevo ad un genere che potesse essere considerato commerciale. Era più facile per me mettermi a disposizione di altri cantanti che avevano maggiori possibilità di confrontarsi col mercato. Quando poi, anche collaborando con altri, ho cominciato a farmi notare come autore era diventato più facile farmi pubblicare qualcosa. Quindi è successo che nel 2003 Roberto Gasparini della BMC mi ha detto che non vedevano l'ora di fare il mio disco, e io sono stato felicissimo di farlo.

Il tuo primo album “Riccardo Sinigallia” aveva delle sonorità molto notturne e alcune canzoni come “Cadere” o “Bellamore” si presentano molto dilatate, e anche nei i videoclip si respira un'atmosfera un po' cupa che spinge a riflettere. Come mai questa scelta? Quali storie volevi raccontare in questi brani?

Io come sempre mi auguro che non ci sia mai una volontà nella costruzione di un componimento. In quel momento avevo come naturale flusso sonoro quello, forse perché lavoravo soprattutto di notte, e giravo in una metropoli come Roma di notte. Poi era un momento crepuscolare della mia vita, ho trasmesso le sensazioni che provavo nell'essere un ragazzo di 30 anni a Roma nel 2003. Non c'è stata una precisa strategia, sicuramente sono stato influenzato dalla passione per alcuni gruppi inglesi, venuti subito dopo il trip-hop, per l'elettronica da una parte e per la canzone d'autore dall'altra; l'unione di queste cose, portò naturalmente a questo risultato, che non è molto diverso da quello che faccio adesso o che facevo a 14 anni.

Nel 2006 invece esce il tuo secondo disco “Incontri a metà strada”, un album decisamente più slanciato verso l'esterno, dove le canzoni sono leggermente più suonate e sembrano scritte per essere capite da un pubblico più ampio. Che cos'è che ha ispirato in te questo cambiamento stilistico?

Questa volta c'è stata una ragione. Dopo aver fatto il primo disco, nonostante l'accoglienza che aveva avuto presso i più appassionati, avevo avuto come critica quella di essere un pochino staccato dalla musica radiofonica, che veniva apprezzata dalla maggior parte delle persone in Italia. E quindi ho cercato di essere il meno spigoloso possibile e di andare incontro al pubblico, da qui è nato il titolo “Incontri a metà strada”. Questa volontà l'ho espressa soprattutto nella realizzazione, anche se non so se ci sono riuscito.

Nel 2008 produci il disco cover “ Musiche  Ribelli” di Luca Carboni, dove canti assieme a lui alcuni brani dei più celebri cantautori degli anni 70. C'è un pezzo tra quelli scelti che ha per te un valore speciale?

Quella è stata un'idea di Luca, io ero semplicemente d'aiuto per realizzare un progetto che lui aveva in testa da un po' di tempo. È stata una bellissima esperienza, in cui ho conosciuto una persona meravigliosa come Carboni. Forse le canzoni che sono venute meglio sono “Vincenzina va alla fabbrica” di Iannacci e  "ho visto degli zingari felici" di Claudio Lolli, grazie alla quale ho conosciuto questo cantautore poco noto in Italia, ma che ha scritto delle canzoni meravigliose. Queste due mi sono rimaste impresse nella memoria più delle altre.

Parlaci ora del tuo ultimo album “Per tutti” uscito nel 2014, a otto anni di distanza del precedente. E' stato definito dagli addetti ai lavori il tuo disco più pop e più discografico, sebbene con un cuore cantautorale.  Tu cosa puoi dirci della tua ultima creazione...

In questo disco ho espresso emozioni naturali, ancestrali, che avevo in quel determinato momento. È questo il motivo per cui quando ho finito un disco poi passano dei mesi prima che possa scrivere un'altra canzone. Dal secondo album la mia vita era molto cambiata, perché ho avuto due figli, e così ho voluto fare un disco che fosse ascoltabile anche da me in macchina con i miei bambini, cosa che non avrei potuto fare con gli altri due che erano molto più complicati. E quindi sintetizzando vari aspetti della scrittura e della composizione dell'album l'ho intitolato “Per tutti” considerandolo un disco che andava ancor più del precedente incontro all'ascoltatore, ma allo stesso tempo anche quello che gli andava più contro. Questo “per tutti” raccoglieva le due opposte accezioni.

Hai partecipato diverse volte al concerto del 1° Maggio. Cosa pensi della musica come strumento per sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi sociali?

La musica, e più in generale l'arte, ha la capacità di arrivare a molte persone in maniera immediata, ha la possibilità di testimoniare il periodo in cui si vive, e forse ha anche il dovere di farlo. Soprattutto in un momento storico in cui i testimoni delle realtà in cui viviamo sono sempre meno il messaggio della musica diventa estremamente prezioso per scuotere, emozionare e cambiare la cultura popolare di un luogo. Per questo è molto importante la diffusione di una buona musica sul territorio

Prossimi progetti? In cosa ti vedremo impegnato?

Ho queste ultime date in cui continuiamo a fare il tour io e Laura, come se fossimo nel salotto di casa nostra, a fare le canzoni del disco insieme a qualcosa ripescato dal passato, e poi ho appena finito di produrre il disco di Francesco Motta che è un artista di Pisa molto bravo, l'album uscirà a breve per un'etichetta indipendente. E poi per il resto vorrei continuare a scrivere, a collaborare, ad appassionarmi alla canzone, alla musica...

Adriana Fenzi

Prossimi live:

26 febbraio Salerno - MoDo

5 marzo Roma- Monk

18 marzo Modena- La Tend

19 marzo Sulmona- Soul kitchen

2 aprile Frosinone- Freedom

6 aprile Bologna- Bravo Caffè

14 aprile Milano- Salumeria della Musica

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