Roberto Costantini

Io sono l'acqua

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Incontriamo Roberto Costantini, regista impegnato in molti spettacoli, un uomo amante del suo lavoro, pronto a dare il meglio di se e ad amare chi come Lui ama quello che fa.

Dal 31 Maggio al 2 Giugno in scena con “Motel Inferno” variazioni sul V Canto. Come saranno i nuovi Paolo e Francesca? E soprattutto perché Motel?

"Motel" per la modalità di fruizione dello spettacolo, che è un corto itinerante e prevede, pertanto, una permanenza breve dello spettatore nel luogo che ci ospita, dal carattere anche vagamente clandestino, quale appunto fu l'amore di Paolo e Francesca. La nostra performance mantiene intatto il senso profondo della storia narrata nel V canto, mutandone però le connotazioni: la voce di Francesca diviene la voce di tutte le donne che vivono e muoiono d'amor, la "bufera infernal che mai non resta" diviene una bufera di voci e un tango figurato, il "vizio di lussuria" diviene una Sirena che strega le anime col suo canto lirico, il giudice Minos un grottesco tenutario che accoglie il pubblico-Dante cingendosi con una singolare coda. Sono trasmutazioni come queste che fanno sì che possiamo parlare di Variazioni e non di Lectura Dantis: il verso del Sommo mantiene la sua carica performativa mentre viene tradotto in immagini, corpo e suono.

Sono note le magistrali letture di Gassman e Benigni ed in teatro la Divina Commedia non è nuova. Stavolta in un luogo che diventa parte e protagonista dello spettacolo. Un attore silenzioso?

Esatto, il Cisternone romano di Formia è un'autentica meraviglia, giunta intatta fino a noi dal I secolo a.C. e da qualche tempo teatro di eventi culturali. Farlo diventare Inferno questa volta ci è possibile grazie all’Assessorato alle politiche culturali del Comune di Formia, che si è sensibilizzato alla nostra proposta e ce lo ha concesso. Entusiasmarsi era inevitabile, perché è un luogo che ti strega e non è poi neanche tanto silenzioso. Alcuni giochi vocali, soprattutto nei corali e nella lirica, sono stati pensati proprio per la singolare acustica delle sue volte. E, visto che non di Lectura si tratta, possiamo tirare il fiato e guardare ai precedenti illustri con sempre crescente ammirazione, non avendo con questi terreno di confronto.

Uno spettacolo sull’intera Classica Dantesca di cui Motel Inferno è solo un estratto. Ho letto che la compagnia sta affrontando uno studio attoriale e registico su Dante e La Divina Commedia, in virtù di questo, così su due piedi, la sua visione da regista del Conte Ugolino? (versione dantesca escludendo recenti sviluppi e scoperte)

Touché! La nostra visione da registi, mia e di mia sorella, è ahimé contaminata da quella da interpreti. Con Roberta siamo partiti da Sartre, da "l'enfer c'est les autres", e stiamo guardando nello specchio di Lacan: diviene "inferno" quel delicato momento in cui l'individuo si riconosce come un "sé" separato dagli "altri". Nel caso di Ugolino, ho scelto di affrontare in prima persona questo personaggio nel percorso che ci condurrà a completare l'Inferno. La sua tragica vicenda ci piacerebbe affrontarla così, con un occhio sempre puntato sui figli, le vittime innocenti, e sulla necessità di contenere lo strazio e l'impotenza nel vederseli morire davanti. La grandezza di Ugolino è in quel "Queta'mi allor per non farli più tristi". Ugolino non è ucciso dal digiuno, ma dall'assai più potente dolore, come dice lui stesso. Un Sé incapace di sopravvivere alla perdita degli Altri.

La Compagnia Teatrale Costellazione ha avuto molti apprezzamenti nel mondo, parliamone un po’ e ricordiamone i componenti.

Costellazione è una creatura di mia sorella Roberta e di suo marito, Marco Marino, che la fondano nel 2005 insieme a Giuseppina Piras. Tutti loro avevano recitato in spettacoli miei alla fine degli anni '90, è là che si sono conosciuti. Roberta ha poi guidato la Compagnia verso i successi raccolti in questi anni, realizzando e dirigendo spettacoli che partecipano tuttora a festival e rassegne nazionali e internazionali, dove spesso sono premiati. Le regie di Roberta hanno avuto riconoscimenti importanti: "Il folle" è lo spettacolo che fa conoscere Costellazione in Italia e nel mondo (partecipa a festival teatrali in Corea e in Canada), seguito dal "Don Giovanni" (Lituania), da "Gente di plastica" (che vince nel 2012 i festival "Faces without masks" a Skopje, Macedonia, e il "Festival International Du Théâtre Professionnel" a Fès, Marocco), da "Chocolat" (Belgio, Marocco) e infine da "La Cattedrale", che sta per decollare verso la Repubblica Ceca e la Finlandia, il prossimo luglio. "Io sono l'acqua", il mio primo lavoro realizzato con Costellazione, riporterà invece la Compagnia in Macedonia il prossimo settembre; ed è il mio primo festival internazionale da regista. Gli attori che collaborano alle nostre produzioni si perfezionano nei nostri laboratori di formazione: SpazImmaginari è condotto da Roberta ormai da anni e accoglie quanti vogliono accostarsi al nostro linguaggio espressivo; Libri in maschera è invece condotto da me, e come dice il nome tende a sperimentare in forma teatrale alcuni grandi classici della letteratura. E' in questo contesto che nasce il lavoro sulla Commedia dantesca, dall’unione del lavoro di noi due fratelli.

In questa occasione non solo regista ma anche attore, emozioni diverse?

Per un regista, recitare sotto la direzione altrui è una grande lezione. Mi ero già esibito come attore, Roberta mi aveva voluto in "Gente di plastica", sicché per 3 anni ho avuto il privilegio di interagire con un gruppo e vivere l'indispensabile scambio di energia che riporta lo spettacolo in vita ad ogni replica. Sei uno strumento in un'orchestra, devi andare a tempo con altri, talvolta spicchi come solista, più spesso fai la tua parte nelle scene corali. Senza contare l'aver lavorato sotto la direzione di mia sorella, abilissima nella gestione dello spazio scenico, laddove io sono più versato nella parola. E' una grande lezione, ripeto, perché ti rendi conto di tutti i limiti che può incontrare un interprete, quando lo dirigi; soprattutto, impari che il regista ha bisogno dell'attore e l'attore ha bisogno del regista. Detesto gli attori che mi chiedono "Questo come lo devo fare? Come lo vuoi?". Poche cose mi mandano più in bestia. Non concepisco un attore che non abbia proposte, forse perché quando è toccato a me recitare non facevo altro che nutrire il mio personaggio del mio corpo e delle mie emozioni.

Impegnatissimo in questo periodo anche con un altro spettacolo il 5 Giugno dal titolo “Io sono l’acqua”. Raccontiamo anche questa avventura?

Esatto, proprio di avventura si può parlare. L'idea di "Io sono l'acqua" nasce nel 2010, per puro caso, e ci mette un po' per tradursi in realtà. Credo per il tema trattato, per l'ambientazione tragica, per alcune corde sensibili che si toccano nello spettacolo. Avevo bisogno di tempo, ecco, per poter affrontare un lavoro emotivamente così forte. Ho dunque perfezionato la drammaturgia, la storia, la divisione in scene, in accadimenti, ho cercato la musica giusta; avevo questo personaggio in scena che si doveva costruire attraverso il suo racconto, sapevo cosa doveva succedere, il come e il quando, ma non avevo le parole. Non ho nemmeno provato a scrivere il testo, troppo ambizioso per me. Ne ho parlato a Mauro Mazzetti, mio amico e scrittore (avevo appena scritto la postfazione al suo "La petite bouffe") dalla penna agile e molto appuntita; lui mi ha portato un primo brano, che intendeva come inizio, ed è poi diventato lo splendido monologo di commiato della protagonista, un momento prima del finale. Leggendo quelle sue righe la prima volta ho pianto, eravamo al ristorante e stavamo bevendo un ottimo Pecorino di Chieti; mi sono emozionato molto, perché finalmente il mio personaggio aveva una voce, e quella voce era altamente lirica. Lui ha sentito subito che era necessaria una madre per questo personaggio, due padri non potevano bastare, ed ecco arrivare nella mia vita Rosamaria Caputi, con la sua scrittura immaginifica e guizzante, così diversa dalla mia e proprio per questo tremendamente attraente. Si sono messi al lavoro sulla mia drammaturgia, e il testo che hanno scritto insieme è stata per me la sfida più grande da affrontare: si trattava di armonizzare stili diversi in una scrittura scenica coerente, cosa che ci è costata non poche discussioni, e rendere fruibile allo spettatore una raffica di immagini e idee potenti. E poi è arrivata Sabrina Marciano, attrice coraggiosa e cara amica, che ha incontrato il suo personaggio con umiltà e rigore, pronta a farsi dramma lei stessa, lavorandoci su cocciuta, infaticabile, curiosa. L'attrice giusta, quella che ti propone cose, che dopo le prove si sente meglio, che alla prima lettura del copione si commuove perché sente che il lavoro sarà bellissimo. Bella esperienza, faticosa senz'altro ma bella, costruire uno spettacolo così, con gli autori che ti aiutano quando ti serve uno snodo cruciale, un pezzo di racconto. Ricordo che mancava un passaggio prima del climax, lo chiesi a Rosamaria e lei me lo scrisse in un attimo, con una facilità disarmante, ed è tuttora uno dei passaggi dello spettacolo che amo di più. Avevo in mente di girare i video delle proiezioni finali nell'Abbazia di San Galgano, luogo a me assai caro, perché proprio in quell'ambientazione onirica avevo immaginato il finale. C'è voluto tempo e tanta collaborazione da parte della Soprintendenza, del Demanio e del Comune di Chiusdino, ma alla fine ce l'abbiamo fatta, abbiamo passato una bellissima giornata in Toscana per dare corpo a un altro mio fantasma. Ho voluto Mauro Mazzetti come interprete, sempre nei video, perché la figura del padre si sovrapponeva perfettamente alla sua; la bambina, invece, è interpretata dalla figlia di Rosamaria, la piccola Alice, che somiglia a Sabrina per sguardo e sorriso. Lo sforzo produttivo per la Compagnia è stato notevole; ho un personale debito di riconoscenza nei confronti di mia sorella e di Marco Marino, che è l'autore delle luci e il direttore tecnico di ogni replica portata in scena da Costellazione. Un uomo ingegnoso e dotato di forte senso pratico, senza il quale tutte le idee migliori resterebbero tali.

Oltre ad essere regista e attore anche scrittore, cosa la soddisfa di più?

Amo molto il mio romanzo, sono cresciuto con la storia de "La Stella" nella testa e finalmente l'ho potuta raccontare, a distanza di tanti anni; è un'avventura linguistica, basata sulla suggestione, che mi ha fatto sperimentare e consolidare un mio stile personale, poi affinato con "Castalia". Ho sempre vissuto a stretto contatto con i libri, quelle spremute di pensiero che ti allenano a vedere il mondo con occhi altrui. Il libro è una creatura che hai sempre tra le mani, lo puoi percorrere a tuo piacimento e soffermarti sui passaggi che preferisci, è un'esperienza solitaria, un piacere privato. Uno spettacolo teatrale no, è arte vivente, legata all'attimo, come la musica. Sarà che sono stato anche musicista, amavo studiare il pianoforte e comporre musica classica, sarà forse per questo sento che le arti performative hanno un elemento di sorpresa, di sangue, che non trovo altrove. Forse il teatro riunisce davvero le esperienze artistiche più importanti della mia vita.

Da dove nascono le idee per i suoi personaggi?

Mi sono nutrito di letteratura per tanti anni, e ne ho metabolizzate parecchie, di storie. Mentirei se dicessi che mi ispiro alla realtà, semmai potrei dire che mi ispiro alla mia realtà, al mio modo di percepirla, alla mia soggettività. Mi affascina il pensiero della Woolf, quando dice che avendo dei personaggi ben strutturati la storia di dipana da sola, ma anche quello di Wilde, il gran sacerdote della vita come opera d'arte. Ecco quindi tornare nei miei spettacoli molti dei personaggi della letteratura, e parlo qui anche degli autori, portati sulla scena essi stessi come opere d'arte: lo spettacolo con cui ho esordito, nel 1997, era una narrazione della biografia di Baudelaire attraverso le sue opere. Rimane intatta la mia curiosità per chi mi circonda: nella vita di tutti i giorni tendo a vedere anche le persone come personaggi, come "tipi". E' un ottimo esercizio contro la noia del quotidiano, e un'ottima "riserva di caccia" per le regie di là da venire.

Una famiglia di artisti, i pro e i contro del mestiere?

Nostro padre suona il sax, nostra madre sa confezionare abiti e costumi dal nulla. Nonostante il background familiare comune, io e mia sorella adottiamo metodi radicalmente differenti nella lavorazione di uno spettacolo: lei lavora molto in sala, io a monte, sulla tessitura del copione. Lei è molto tenace, ed è quella che è riuscita a portare l'alto artigianato della nostra Compagnia verso gli importanti traguardi che abbiamo ricordato sopra. Il contro, beh, se proprio ce ne deve essere uno, direi l'omonimia, che da un lato ci lega ancor più, dall'altro crea confusione quando i nostri rispettivi spettacoli vengono pubblicizzati con la sola iniziale del nome.

Se dovesse mettere in scena la sua vita, quali scelte farebbe? Stilistiche, sceniche ecc…

Non ho la presunzione di fare spettacolo della mia vita, ma ammetto che, inevitabilmente, ogni volta che porto in scena uno spettacolo o scrivo sto producendo un fotogramma di quella che è la mia vita in quel momento. Potrei raccontare la stessa storia a distanza di qualche anno e raccontarla in maniera radicalmente diversa. Anche quando la mia vita non è l'oggetto del racconto, ne condiziona senz'altro la forma. In "Io sono l'acqua" qualche aggancio autobiografico c'è; uno su tutti, un po' prosaico ma autentico: la scena che apre lo spettacolo, quel violento riemergere della protagonista dall'acqua e il suo interminabile riprendere fiato a bocca aperta, in realtà sono io che la notte mi sveglio facendo la stessa cosa perché soffro di reflusso gastroesofageo. Sono riuscito a trasformare un malessere fisico in espressione artistica, e anche solo per questo vale la pena di continuare a mantenere sempre vivo il rapporto tra vita e arte, come si diceva prima.

Progetti futuri?

L'immediato futuro mi vede impegnato, ne abbiamo parlato prima, nell’allestimento dell’Inferno insieme a Roberta; proseguiremo insieme in questo progetto così ambizioso, sia nella didattica che nella regia. In autunno curerò poi la stesura e nella regia di una Commedia musicale, in collaborazione con Rosamaria Caputi che sta scrivendo il testo, e il Maestro Marco Massaro, caro amico, che ha composto per l'occasione una colonna sonora strepitosa. Nel medio termine ho in programma di riprendere il mio spettacolo d'esordio, il "Baudelaire", e riproporlo nuovamente in una nuova narrazione basata sull'esperienza, le immagini e l'accresciuta consapevolezza che mi vengono dagli ultimi anni.

Ricordiamo gli appuntamenti

Motel Inferno CISTERNONE ROMANO di Formia (LT) il 31 maggio - 1 e 2 giugno dalle ore 20:00 alle ore 23:30 (ultimo ingresso) INGRESSO LIBERO  max 15 persone ogni 30 minuti gradita prenotazione al 328-2164540 e poi  IO SONO L'ACQUA 5 e 6 giugno 2014 ore 21.00 Ingresso € 14 Drammaturgia e regia di Roberto Costantini, Testo di Rosamaria Caputi e Mauro Mazzetti, Teatro Della Cometa Roma, Via del Teatro Marcello, 4, 00186 Roma , PRENOTAZIONI: BOX OFFICE c/o La Feltrinelli Largo di Torre Argentina 11, Tel. 06.94364767 Viale Giulio Cesare 88, Tel. 06.87440263 o cell 3295384778


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