Vania Castelfranchi

Il Teatro rappresenta quella sfida a Dio per riunire in un evento rituale che accomuni tutte le genti, interpreti e pubblico

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Vania Castelfranchi , attore e regista teatrale, scrittore ed insegnante. Una persona che, nel corso degli anni, ha sperimentato nuove forme teatrali che lo hanno portato alla nascita del Gruppo Ygramul. Vania puoi spiegarci chi è Ygramul e da dove nasce questa idea?

Ygramul è uno sciame di personalità teatrali molto differenti tra loro, in continuo mutamento e divenire. Nato in parallelo con i nostri studi interni all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico in Roma. Si è poi sviluppato intrecciando artisti di strada, commedianti dell'arte, ricercatori, burattinai. La scelta che porta al battesimo d'ingresso nel Gruppo Ygramul è quella per un artista di voler affrontare l’orrore, giocare con il male che esso comporta e dona, per tenere in vita la sfida e produrre, nella danza di equilibrio con ‘la Bestia’, quel magico e sanguigno evento che è il Teatro: rappresentazione simbolica e sintesi assoluta dell’abbraccio tra la Vita e la Morte, dal parto (apertura dell’ombroso rosso sipario verso l’accoglienza nella luce della scena), alla tomba (il sipario/sudario che obbliga alle tenebre). Per questa ragione l’EsoTeatro nasce dallo studio di un gruppo di attori che, in tanti anni di peregrinazioni, hanno utilizzato il nome YGRAMUL come loro vessillo: “nel gran Profondo Abisso, dove sta Ygramul, Le Molte, il più orrendo degli orrori..”,   (dal canto dei Pelleverde, “La Storia Infinita” di Michael Ende). Ygramul dunque è un Mostro, uno sciame indistinto e spaventoso formato da migliaia d’insetti differenti, come i tanti e diversi attori che hanno fino ad oggi animato questo Gruppo. Da allora Ygramul ha già avuto decine di sembianze e forme diverse, portando alla nascita di due spazi romani di ricerca e di densa attività: il Teatro e lo Studio Ygramul, fondando il Training dell'EsoTeatro, creato da me e dal Gruppo, scritto da Emmanuele Rossi e di prossima pubblicazione, dando vita a moltissimi viaggi di Antropologia Teatrale.

Da chi è composta la Compagnia? Come se ne diventa parte?

La Compagnia non è fissa, muta di anno in anno, avendo però alcune cellule oramai solide e stabili. Si entra in essa attraverso i nostri percorsi di ricerca, i molti Laboratori, i Seminari e la Scuola di EsoTeatro che sono fortemente attivi da oltre 10 anni e fanno girare, attorno alla nostra Compagnia, un centinaio di studenti di teatro.

I tuoi sono spettacoli in itinere tra Italia ed estero. Ti avvali sempre degli stessi attori o vengono scelti di volta in volta?

Gli autori della ricerca EsoTeatrale per i nostri viaggi nel Mondo (Attori, Musicisti, Scenografo, Costumista, Cameraman e Fotografo, Antropologo, ecc.) sono misti: una parte è tra le file del Gruppo Ygramul, già base della ricerca in Italia, altre professionalità sono di volta in volta ospiti, in base ai Progetti che si affrontano. Ma soprattutto, lungo i nostri viaggi, si uniscono al Gruppo molte personalità locali, appartenenti a ONG, Associazioni, missionari ed attivisti politici che lavorano sul territorio, studenti, indios, ecc. tutte queste voci si aggregano al progetto, lo accrescono, aggiornano e rendono la sua formazione artistica italiana realmente utile e attinente con le realtà che si incontrano! Così il gesto artistico sperimentale ed EsoTeatrale si fa Teatro Civile, d'impegno e d'intervento e la ricerca si pone ad arco tra questi due ampi poli.

Quali sono le difficoltà legate all’organizzazione di uno spettacolo?

Le uniche difficoltà sono quelle meramente economiche e di visibilità, poiché abbiamo sufficienti energie, entusiasmo e seguito che ci nobilita e carica di energie da riuscire a lavorare in ogni situazione. Abbiamo portato spettacoli in realtà complesse e problematiche e sappiamo elasticamente riprogettare scena, drammaturgia, interpretazione, ritmi e dinamiche in pochi attimi, adattandoci ad ogni ambiente. Possediamo un bacino di allievi e di estimatori ampio quindi non troviamo mai difficoltà nel formare Gruppo per i percorsi di ricerca, anche costituendo cellule numerose. Abbiamo sia un Teatro che una Spazio Studio ove provare e proteggere la nostra ricerca, costruire scene, possediamo anche una nostra fornitissima Costumeria Teatrale (Cunegonda). Quindi il reale problema che, di giorno in giorno affrontiamo, è il cercare i fondi per finanziare la nostra ricerca, i soldi per pagare l'importante sforzo degli attori e per far muovere l'intera e complessa macchina scenica degli spettacoli. Fino ad ora ci siamo sempre riusciti, ma in maniera autoprodotta e nell'underground romano e italiano, mentre vorremmo entrare nel mondo della distribuzione degli spettacoli e poter realizzare tournee ufficiali qui in Italia, se non in Europa, tanto quanto facciamo negli altri paesi del Mondo.

Sei ideatore del Training EsoTeatro. In cosa consiste?

L'EsoTeatro è un Training molto complesso, nato dallo studio che io, come regista e guida del Gruppo, ho avuto la fortuna di poter compiere grazie ai moltissimi artisti che, negli anni, hanno preso parte alle mie ricerche. Ogni gioco del metodo esoteatrale nasce da un attore del Gruppo, uno spettacolo, o un'avventura, un incontro dei nostri viaggi di ricerca. Sono oltre 20 esercizi per l'attore, energetici, filosofici, fisici, energetici, ritmici, molto complessi e di ampio respiro, che seguono simbologie fiabesche e archetipiche e al contempo si ispirano agli esoscheletri e alle forme degli insetti (nostro riferimento fisso per lo Sciame di Ygramul). Questo Corpus di giochi per l'attore è stato raccolto in forma di romanzo e di abbecedario di esercizi dallo scrittore Emmanuele Rossi.

La tua idea di teatro è legata all’energia dei contrasti e soprattutto alla fusione tra attori e pubblico, uniti quasi da un linguaggio universale, il teatro appunto. Puoi spiegarci meglio?

In realtà la mia idea di Teatro nasce dall'immagine biblica di Babele, e considera il mondo come un luogo condannato all'incomunicabilità. Il Teatro rappresenta quella sfida a Dio per riunire in un evento rituale che accomuni tutte le genti, interpreti e pubblico, classi sociali, sessi e culture diversi, nel tentativo di ristabilire una comunicazione e di costruire un'interpretazione comune. Ma è una lotta da Sisifo, uno sforzo inutile e gioiosamente folle, che dimostra ogni volta la vacuità e la fragilità di questo attimo di 'comunione'. Si torna però ad un teatro di lotta, un gesto civile, politico, necessario, rituale e curativo che unisce la società per generare delle ribellioni e delle rivoluzioni impossibili ma tanto ispirate e desiderate!

Al momento c’è qualche Opera nuova a cui stai lavorando?

Stiamo progettando il proseguimento del nostro Candidu ispirato al mondo di Voltaire, che è già stato in viaggio in Brasile (nelle favelas di Rio de Janeiro e di Belo Horizonte e nelle terre indigene dei Maxakalì), e poi ha visto delle brevi apparizioni italiane. Vorremmo svilupparlo per far nascere un grande spettacolo da portare in tournee in Italia, accompagnato da una mostra fotografica, video del viaggio e conferenza e poi riportarlo in viaggio, questa volta verso il Giappone.

Puoi indicarci delle date in cui sarà possibile assistere ad una rappresentazione?

Ygramul sarà ospite con i suoi Laboratori, molti spettacoli maggiori e minori, performance ed interventi di strada, nel centro storico di Viterbo, in tutte le serate dal 8 al 13 Luglio nel Festival Ludika 1243, del quale sono il Direttore Artistico, che prende vita a Viterbo da oltre 13 anni, ospitando in questo caso anche il Primo Festival di Commedia dell'Arte COME D'ARTE.

Grazie a questo “girovagare” hai avuto modo di relazionarti con realtà diverse. C’è qualche aneddoto che ricordi con particolare piacere?

L'anno scorso siamo tornati in Brasile per lavorare con i popoli indigeni Maxakalì. Eravamo già stati 8 anni prima presso i popoli Guaranì Kaiowà a fare spettacoli presso un capo indigeno che è stato assassinato dai fazenderos, Marcos Veron. Improvvisamente, mentre eravamo al Festival di Arte Indigena a Diamantina, mi avvicina un ragazzo Guaranì Kaiowà e mi saluta con eccessiva stima ed un gesto stranissimo (una sorta di ombrello aperto al cielo). Non capisco...poi ragiono, ragiono e mi ricordo: 8 anno fa avevo recitato presso una terra riconquistata dei Guaranì di Marcos Veron un pezzo di teatro di strada con un ombrello. Lui, forse bambino, l'aveva visto oppure, come capita spesso tra i villaggi indigeni, quel nostro spettacolo era stato poi raccontato centinaia di volte, rivissuto, rielaborato e trasformato come un patrimonio culturale della comunità e lui si ricordava l'ombrello! Questo significa Ygramul…dove voliamo dobbiamo pungere e lasciare un segno, un virus!

Vania, grazie per il tempo che mi hai dedicato! Nell’attesa di poter assistere ad un tuo spettacolo lasciano ai nostri lettori i link necessari per essere sempre aggiornati sulle iniziative di Ygramul!

Gruppo Ygramul: www.ygramul.net

Vania Castelfranchi: www.vaniaygramul.it

Progetto Candidu: www.candidu.it

Sara Grillo 

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