Le Aule X, XI e XI bis delle Terme di Diocleziano, ospitano, fino al 17 maggio 2026, Metamorphoses. L’arte che trasforma. La mostra personale dell’artista Wu Jian’an, curata da Umberto Croppi, la prima ad essere allestita in un museo italiano.
L’esposizione, organizzata, in un monumentale spazio architettonico, offre al pubblico una riflessione sulla trasformazione, grazie al continuo dialogo tra le tradizioni orientali e occidentali. Lo spazio, frutto di una stratificazione storica, regala al visitatore uno sfondo simbolico e suggestivo relativo alla ricerca fatta dall’artista sul cambiamento, la continuità e la reinvenzione.
Dal vetro di Murano soffiato a mano a opere contemporanee monumentali, Wu Jian’an, decostruisce le tradizioni artistiche cinesi, e lo fa utilizzando al tempo stesso il ritaglio della carta, l’intaglio del cuoio e il collage.
Nella pratica delle arti cinesi, esiste una nozione sconosciuta a quella orientale, è la cosiddetta arte tradizionale. Si tratta di un’attività che costituisce una pura continuazione di tecniche espressive ultramillenarie, decisamente distinte dell’arte contemporanea. Tale attività diventa per Wu oggetto di studio.
Il Maestro si interpone al centro del dialogo tra due emisferi, egli non subisce il fascino della PopArt, ma dialoga a grandi linee con il Barocco europeo, la pittura fiamminga e il surrealismo.
Sostanzialmente Wu non cerca una conferma nell’Occidente, bensì inserisce nel sistema globale un unico senso di modernità alternativa, generata da una tradizione locale, che viene trasformata in linguaggio contemporaneo.
Un viaggio immersivo tra tecniche e materiali che specificano la pratica artistica di Wu Jian’an, facendo riferimento alle “Metamorfosi” di Ovidio, «nec species sua cuique manet» («nessun essere mantiene la propria forma»). Interpretando tale questo progetto, legandole con le nozioni taoiste di trasformazione e cambiamento generativo (化生, huàshēng).
L’accoppiamento di opere realizzate con tecniche e su scale diverse, lasciano emergere la sua straordinaria capacità di creare immagini, e la sua raffinata maestria artigianale, approfondendo al contempo la sua più ampia indagine concettuale sulla trasformazione come processo sia materiale che filosofico.
Dalle monumentali installazioni in cuoio, Masks, ben 360 sculture intagliate nel cuoio, all’opera finemente traforata The Heaven of Nine Levels, realizzate con il materiale nell’antico Oriente per realizzare tamburi, oggetti che rappresentavano principalmente mezzi rituali di collegamento tra cielo, terra e umanità.
La serie, Incarnations, sono complesse strutture visive, realizzate con centinaia di figure sovrapposte, intagliate su carta da acquarello. Dipinte ad acquarello, acrilico, impregnate di cera d’api, cucite con filo di cotone e montate su seta, le sette opere di Xíng Tiān, reinterpretano il leggendario eroe mitologico antico noto per il suo spirito indomito. Le quattro opere di The Eternal Cycle Running Through the Seasons, incarnando la trasformazione ciclica delle stagioni e lo scorrere del tempo. Ed ancora la serie Invisible Faces, sculture in vetro soffiato.
Wu Jian’an, considerato uno dei più affascinanti artisti contemporanei cinesi, riesce a sintetizzare un linguaggio dinamico di trasformazione, consentendo al mito, al mezzo e alla narrazione, di essere continuamente riconfigurati in un linguaggio visivo unificato che riflette le esperienze contemporanee di instabilità, cambiamento e rinnovamento.
Stefania Petrelli
© Riproduzione riservata