Isla Neruda

La poesia di Neruda sa emozionare con una travolgente immediatezza e sa far riflettere sulla vita.

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Unfolding Roma incontra quest’oggi i protagonisti de Isla Neruda, un emozionante viaggio nel mondo di Pablo Neruda, poeta ed attivista politico cileno. Antonio Sanna, autore e protagonista, Laura Amadei co-protagonista ed Claudio Merico musicista.

Antonio iniziamo da te. Cosa ha ispirato la stesura di questo testo teatrale?

La straordinaria forza visionaria e musicale dei versi di Neruda, forza attraverso la quale esprime non solo emozioni ma concetti molto pratici e legati alla terra. Ho desiderato trasformare in immagini e suoni vivi le immagini e i suoni imprigionati nelle parole stampate. E in questo certamente mi ha aiutato la mia esperienza sulla poesia recitata e cantata.

Ci spieghi brevemente la trama?

Proprio di trama tout court credo che non si possa parlare. In scena c’è Pablo Neruda come sdoppiato e moltiplicato nelle sue tante anime, attraverso le quali si cerca e cerca di comprendere profondamente la sua esperienza umana. Poichè per costruire il testo ho utilizzato soprattutto il Memorial de Isla Negra, nei cui cinque libri Neruda ripercorre la sua movimentata vita, gli amori, le guerre, le amicizie, le delusioni, la felicità, la “trama” risulta essere questa: un uomo-poeta che racconta a sé stesso e a chi lo ascolta le proprie esperienze, alla ricerca della verità ultima che di esse rimane.

“Essenziale” è l’aggettivo che ispira questo spettacolo. Quasi un modo per non concedere distrazioni allo spettatore e lasciarlo concentrare sulle parole..

Direi che “essenziale” è l’aggettivo che ispira qualunque mio spettacolo. In scena c’è quel che deve esserci come composizione visiva o dinamica e niente più di questo. Come dice Checov, se in scena entra una pistola, poi deve sparare.

I pochi elementi presenti non sono casuali ed immagino abbiano un loro significato..

Ovviamente. Niente in scena può essere casuale. Il teatro deve obbedire alla legge della necessità.

Sul palco unica attrice ad accompagnare Antonio, è Laura Amadei. Laura parlaci del tuo ruolo..

Direi che anch’io sono Neruda, ma non solo. Ciò che faccio in scena, cambi di luce, atmosfere, gesti e soprattutto parole, è scivolare da un “personaggio” all’altro: ora sono il Neruda giovane e spaventato, ora il poeta più maturo e riflessivo, a tratti quello più arrabbiato, poi divento le sue compagne da bambino, o le donne che ha amato nella sua vita. E’ un ruolo “molteplice”, che per un attore è quanto di meglio si possa chiedere.

Come è avvenuto l’incontro con Antonio?

L'incontro con Antonio è avvenuto anni fa. Io lo conoscevo di fama e di vista nel doppiaggio. Un giorno due miei giovani colleghi mi propongono un provino per uno spettacolo scritto da Antonio Sanna e che lui stesso avrebbe diretto, ho detto: "Ok". Da lì è iniziata un'intensa e straordinaria collaborazione, una conoscenza, un'amicizia e una stima profonda che tutt'ora nutro nei suoi confronti.

 

Cosa ti ha lasciato Isla Neruda?

E' uno spettacolo che mi ha riempita e mi ha fatto crescere molto, sia sul piano professionale (per il lavoro sperimentale e per niente facile che abbiamo fatto per dare vita a quello che oggi portiamo in scena), che sul piano personale: la poesia di Neruda sa emozionare con una travolgente immediatezza e sa far riflettere sulla vita.

Le note che accompagnano lo spettacolo sono quelle di un violino, da sempre uno strumento capace di far emozionare chi lo ascolta. Claudio, com’è nata questa collaborazione?

Questa collaborazione nasce grazie al web, ho avuto occasione di conoscere Antonio per via telematica e mi sono subito aperto a questa nuova esperienza artistica.

Accompagnare un’interpretazione teatrale che esperienza è stata?

Sicuramente positiva. Ho modo, in questo spettacolo, di mettere in campo oltre che l'espressività che lo strumento consente, anche la creatività, che fa parte del mio background. Apprezzo  e mi stimola molto la visione umana e idealista di Neruda. Cerco di incanalare questa mia empatia per far dialogare al meglio il violino con gli attori.

Claudio, cosa ti ha portato alla scelta del violino?

Il violino è uno strumento che mi accompagna ormai da più di 20 anni. Ho sempre suonato perché fondamentalmente non riuscirei a smettere di farlo. Non è mai stata una scelta razionale. Cerco però costantemente di allargare i miei punti di vista anche ad altre forme di arte.

Le sue note, a tuo avviso, possono sostituire le parole o semplicemente accompagnarle?

In questo spettacolo, per scelte registiche e, con mio sommo piacere, il violino funge da terzo attore. Parla e si interseca nei dialoghi degli attori con il suo linguaggio. Quasi mai accompagna il recitato.

Ritieni probabili altre collaborazioni?

Sono felice di poter collaborare con artisti del loro calibro, oggi come in futuro.

Grazie per il tempo che ci avete dedicato e per la piacevole chiacchierata!

Sara Grillo 

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