Sonia Ter Hovanessian

Sonia Ter Hovanessian

Ogni strumento ha la propria difficoltà da affrontare e da superare pian piano. Nessuno è più difficile di un altro, ma credo ci voglia tanta fatica, costanza e soprattutto passione.

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Unfolding Roma incontra Sonia Ter Hovanessian, talentuosa cantante, flautista e insegnante di origine franco-armena proveniente dall’Inghilterra, che da quasi dieci anni vive tra la sua città natale, Brighton e quella “adottiva”, Bologna. Ottima occasione per conoscerla e’ l'uscita dell’album d’esordio dal titolo “Neverland Beach”, pubblicato col progetto “Rotary Finger”, in duo con il chitarrista Paolo La Ganga.

Come nasce questa sua passione per il flauto traverso?

Ho cominciato a suonare il flauto traverso all’età di 11 anni e sinceramente non so perché sono stata attirata da questo strumento. E’ quasi come se lui fosse venuto da me, mi rispecchia parecchio, ma in realtà quello che ho scelto io è stata la voce. In passato ho avuto parecchi problemi alle corde vocali e mi era stato sempre sconsigliato di cantare, il mio percorso è iniziato intorno ai 27 anni, ho scoperto un lato di me che non vedevo l’ora di poter esprimere. E’ un viaggio nel conoscersi meglio, per capire la voce bisogna considerare tanti aspetti tra cui il corpo, l’emotività e la salute.

Il suo è uno strumento difficile, chiunque può imparare a suonarlo?

Ogni strumento ha la propria difficoltà da affrontare e da superare pian piano. Nessuno è più difficile di un altro, ma credo ci voglia tanta fatica, costanza e soprattutto passione. 

Quanto è stato difficile ed appagante lavorare per la Brighton Philharmonic e Sussex Symphony Orchestra?

Sono state esperienze molto formative, sicuramente, anche se il mondo della musica classica, soprattutto in orchestra, non è mai stato per me. Sono contenta di esserci passata ma non tornerei indietro ora che ho scoperto la musica cantautorale e il mondo vasto di quella moderna. Il nostro progetto, Rotary Finger, rispecchia molto questo, sia per me come compositrice dei testi e delle melodie, che per l’altro membro del gruppo, Paolo La Ganga, compositore delle musiche. Lavorare insieme ad altri è appagante senz’altro, soprattutto quando c’è intesa, ma ho scoperto negli anni che il mio ambiente “naturale” è in contesti più intimi, in progetti con poche persone, come questo. Ti permette di avere molta libertà di espressione e di improvvisare tanto.

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L’approfondimento dell’improvvisazione jazz in cosa vi ha arricchito?

L’arte dell’improvvisazione in generale, non solo nel jazz, è una libertà d’espressione vitale per me. Mi ricordo quando facevo quasi solo esclusivamente musica classica, sentivo che mi mancava qualcosa. Ero molto cosciente del fatto che a volte ero piuttosto persa senza uno spartito davanti a me, dagli attacchi a tutti gli aspetti delle dinamiche. Questo mi ha spinto ad allontanarmi dalla classica per scoprire altre musiche, come il jazz, il blues e tanti altri. Sarò sempre grata per ciò che mi ha insegnato, però si sa che in quella sfera se uno non ha una tecnica molto forte non ce la farà mai. La voglia di perfezione ti può anche bloccare ed il jazz mi ha mostrato che c’è arte anche negli sbagli. 
Nel 2005 sì avvicina al canto e studia con vari insegnanti tra i quali Silvia Testoni, Gloria Giovannini e Rita Cervellati, spaziando tra generi diversi dal jazz al moderno al canto lirico, la sua è una preparazione in continua evoluzione?

Sì, lo studio di qualsiasi strumento non ha mai fine, ma soprattutto nel canto, rimango sconvolta per quanto c’è da imparare ancora. La voce poi cambia con l’età, con i momenti diversi della vita, di giorno in giorno. Rispecchia il nostro mondo interno, conoscere la propria voce è conoscere se stesso e noi siamo in continua evoluzione.

Con quali artisti collabora più spesso e con chi vorrebbe in futuro?

In questo momento sto concentrando tutte le energie sul progetto “Rotary Finger”. E’ frutto di parecchi anni di lavoro, sia di scrittura ma anche di concerti e viaggi, che poi ci hanno portato a lavorare sul nostro primo album, interamente auto-prodotto, del titolo “Neverland Beach”. E’ uscito a febbraio di quest’anno e stiamo lavorando per farlo vivere al meglio, attualmente collaboro soprattutto con Paolo La Ganga, chitarrista rinomato nella scena musicale Bolognese, che ha una vasta esperienza sul suo strumento ed è anche un compositore sensibile ed estroso. In un futuro chissà dove le strade mi porteranno.

Puoi raccontarci qualche aneddoto interessante dei suoi concerti?

Ho avuto un’esperienza molto forte di recente suonando alla presentazione del nostro disco, appunto, a febbraio di quest’anno. Io e Paolo abbiamo suonato tantissime volte insieme, sia con questo progetto che con altre formazioni, tendenzialmente è la cantante ad avere il microfono e dunque anche il compito di dialogare con il pubblico, qualcosa che mi piace molto. Ma questa volta abbiamo fatto una cosa diversa, dare un microfono anche a Paolo, per dialogare e presentare il nostro lavoro insieme. Siamo divertenti e quello che è uscito fuori è stato uno spettacolo in ogni senso. Non solo una serata intima di musica, la nostra musica, scritta e suonata; ma anche una serata di battute comiche completamente naturali tra noi e il pubblico. Abbiamo riso tanto e condiviso tanta gioia, qualcosa che non sarebbe stato possibile senza la nostra interazione e senza la voglia di condivisione del pubblico.

Quale dei suoi pezzi emoziona di più?

Questa domanda è come chiedere a una madre quale dei suoi bimbi è il suo preferito. Non si fa! Scherzo. Ma è difficilissimo rispondere perché ogni brano di questo disco ha una storia, una nascita e uno sviluppo, oltre che un messaggio lirico ed emotivo che arriva tramite la musica. Ovvio però che ci sono alcuni che hanno una carica emotiva personale più forte. Probabilmente uno dei brani che a me ha sempre dato tanto è “Black Dogs”, avevo scritto il testo come poesia, Paolo poi mi fece sentire un’armonia e una melodia che aveva scritto lui tempo prima, fui pervasa da brividi perché sapevo con certezza che si sposava perfettamente con il mio testo.

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Come e da dove vengono le ispirazioni per nuovi lavori?

Dalla vita. Spesso nasce un'idea, un pensiero, una parola, una frase o una melodia che poi trova la sua casa dentro l’armonia della chitarra di Paolo o di altri musicisti con i quali collaboro. A volte è immediato, ma in altri momenti non è facile trovare la strada giusta, com’è successo per “Black Dogs”. Le strofe erano immediate e naturali, mentre il ritornello lo abbiamo cambiato due o tre volte prima di trovare quello giusto.
Collaborare con un artista come Gianluca Fantelli cosa ha significato per lei?

Ho avuto la fortuna di collaborare con lui ma purtroppo poco. Avrei voluto poterlo accompagnare di più nel suo viaggio perché era una persona con forti convinzioni, anche se negli ultimi anni ci siamo visti poco, ho comunque pensato spesso a lui. Anche una mia cara amica ha avuto la SLA e purtroppo ha perso la lotta l’anno scorso. Queste due persone mi hanno dato tanto e spero che loro l’abbiano capito. 

Può parlarci dello spettacolo teatrale “I monologhi della vagina”?

E’ stata un’esperienza molto bella che ho avuto la fortuna di fare due volte. Scritto da Eve Ensler, ogni monologo è basato su un intervista con donne vere, storie vere, alcune divertenti altre molto toccanti e anche tristi. Ensler, ha poi creato un evento globale annuale chi si chiama “V-Day”, con lo scopo di promuovere un netto no alle violenze contro le donne. Mette a disposizione alcune sue opere teatrali per potere raccogliere fondi che sono destinati ad organizzazioni che lavorono con questo scopo, a Bologna abbiamo fatto bene per la Casa della Donna. Il mio monologo si intitolava “La donna cui piaceva rendere le vagine felici”, come esperienza personale, questo spettacolo mi ha spinto ad andare oltre le mie timidezze e disagi. 
Lei ha calcato i palchi di alcuni dei più grandi teatri italiani, quali il Teatro Manzoni di Bologna, il Teatro del Verme di Milano e il Teatro delle Celebrazioni di Bologna. Quanto è emozionante davanti a platee così numerose ed esigenti?

Il teatro per sé è un luogo magico, molto potente. Un luogo che richiede concentrazione, voglia di immergersi dentro lo spettacolo, richiede ascolto, richiede condivisione. Sono stata molto fortunata ad avere avuto tante esperienze nei teatri anche in Europa e forse il più bello in assoluto è stato al Royal Albert Hall. Ma come dicevo prima, a me piace l’intimità nella musica, nelle piccole formazioni e anche nei piccoli teatri, infatti, la presentazione del nostro album, “Neverland Beach”, era all’Auditorium Spazio Binario di Zola Predosa. 
Nel duo acustico Rotary Finger, portare avanti un progetto di musica inedita puoi sposarsi con le richieste del mercato musicale?

Bella domanda, speriamo proprio di sì. Certo, è difficile far girare un progetto di musica originale quando uno è relativamente sconosciuto sul mercato della musica. Soprattutto nella realtà italiana attuale sta diventando sempre più difficile trovare spazio, ma la voglia c’è e l’uscita del disco è stato molto positiva. Credo che si possa sentire l’amore che ci abbiamo messo nel progetto, nei brani, nel lavoro di registrazione; questo arriva e quando incontra una persona sensibile, colpisce. Questa energia positiva per noi è fondamentale perché con questo riscontro ci ricarichiamo ancora di più e ci aiuta a continuare.
Insegna da oltre dieci anni, maturando un’esperienza che spazia dalle lingue al teatro fino alla musica stessa con il canto e il flauto traverso. E’ più facile imparare o insegnare?

Wow, che domanda è difficile rispondere. Ci sono troppi fattori ed è anche molto personale, ma sono anche profondamente legati, se uno non riesce ad imparare allora cosa ha da insegnare? Come diceva Albert Einstein “Se non lo sai spiegare semplicemente, non lo capisci abbastanza bene”. Personalmente adoro fare tutti e due, se uno è curioso non smetterà mai di imparare. Aiutare gli altri ad imparare, questo è insegnare per me. 
Lei è una persona attenta ai social? Una nuova circolare dell’Agenzia delle Entrate dichiara che qualunque informazione sul contribuente raccolta attraverso internet verra’ analizzata, il fisco ci chiedera’ “l’amicizia” su facebook per studiarci meglio?

Io sono su Facebook e altri social. Sono abbastanza attiva ma neanche troppo, il giusto insomma. Credo che ci sia talmente tanta informazione disponibile ormai che se veramente qualcuno volesse studiarci lo potrebbe fare tranquillamente. 
Le piace la musica Pop? Zucchero presenta i questi giorni il nuovo album “Black Cat” e dichiara “Volevo un album anarchico e libero, di quelli per i quali una canzone nasceva alle quattro del mattino ed era già pronta, senza pensare tanto alle classifiche e alle radio". Un suo commento?

Non seguo molto la musica pop sinceramente, qualcosa sì, ma trovo che sia tutto talmente sovra prodotto ormai. Preferisco le realtà più indipendenti, rispecchia anche molto quello che stiamo cercando di fare noi con il nostro progetto Rotary Finger. Ma ascolto tutti tipi di musica e cerco di non limitarmi. 

Elio e le storie tese invece lanciano il loro ultimo album “Figgatta de blanc” in un cofanetto dove oltre al disco troviamo allegato un vibratore, una scelta commerciale azzardata? Voi cosa regalereste ai vostri fans?

Dipende per cosa serva il regalo, e per chi. Semmai facessimo un crowdfunding, per esempio, avremmo sicuramente una varietà di regali o premi per le persone, da CD firmati a serate private di musica, ma perché non anche qualcosa di completamente diverso. 

Fedez ha concesso le sue frasi ad una nota marca di cioccolatini per i bigliettini, cosa ne pensa? Parliamo di diritti d’autore, lo stesso dice addio alla SIAE e passa a Soundreef “così aiuto la meritocrazia”. Per voi è un'idea intelligente e spregiudicatamente innovativa ? 

Di sicuro la situazione del monopolio effettivo della SIAE deve cambiare, insieme alle condizioni poco stimolanti e i costi elevati, sia per i soci che per i gestori di locali. Mi piacerebbe molto vedere passare una legge come quella che esiste in altri paesi, come l’Inghilterra e la Francia, dove sotto un certo numero di persone nel pubblico, 200 circa non si paga nulla alla SIAE, così le piccole realtà riescono a sopravvivere e magari anche vivere bene.  
Lei è appassionata di fotografia e dal 2009 organizza viaggi e workshop fotografici in Inghilterra e in Italia, aderiscono in molti a queste sue proposte? 

Ho la fortuna di lavorare insieme ad una fotografa e documentarista canadese molto brava che si chiama Elisa Paloschi, i viaggi insieme a lei sono sempre molto seguiti. Lei è una artista e ho imparato tanto nel girare con lei in questi anni, mi ha anche ispirato molto vederla lavorare su progetti suoi e portarli a livelli di successo mondiale. Vi consiglio il documentario più recente “Driving Selvi”. 

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La seconda mostra solista intitolata “Kromatis” a chi è mirata?

Sarà una mostra interattiva dove non ci saranno verità assolute nella comprensione delle foto, ma a l’osservatore verrà richiesto di guardarsi dentro per capire la foto astratta davanti a sé, dunque e’ per persone che hanno voglia di mettersi in gioco.

Quali sono i suoi progetti attuali e quelli futuri?

Il progetto attuale più importante è di sicuro Rotary Finger. Sto mettendo parecchi altri progetti in pausa per avviare questo e vedere a che altezza potrà volare. Ho sempre tante idee artistiche in mente, per tutte le discipline che mi riguardano, musica, fotografia e teatro. In questo momento, mi sento particolarmente attirata dal mondo orientale, sia per il mio background, papà armeno dalla diaspora in Iran, sia per la scissione violenta e preoccupante che sta venendo sempre più fuori tra il mondo occidentale e quello orientale.
Info: www.rotaryfinger.com   www.soniaterhovanessian.com 
di Stefano Boccia per Unfolding Roma

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