Sabrina Impacciatore

Intervista al Gay Village

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Sul palco c’è il minimo indispensabile:  due sedie, un piccolo tavolo e due bottigliette d’acqua.

E sullo sfondo il cartellone pubblicitario del Gay Village. L’immagine parla da sé ma la frase la completa alla meraviglia: “La parità è il miglior risultato”.

A presidiare l’intervista ecco lei, nel ruolo di direttrice artistica dell’organizzazione: Vladimir Luxuria, sicura di se, della sua immagine imponente, a suo agio come una perfetta padrona di casa. Poche parole di presentazione, anche perché per lei parlano i fatti, ed eccola entrare… una donna in miniatura, di rosso vestita, che attira le luci al suo ingresso.

E nonostante l’esperienza,si intravede emozione nei suoi interventi. Lo conferma poco dopo quando parla delle sue insicurezze e la sua autoironia, dell’ingenuità agli inizi, grazie alla quale colpì Boncompagni.

“Si è più sicuri sul palco quando si interpreta un personaggio… ma quando si è se stessi, quando nessuna maschera ci protegge, vengono fuori le nostre paure”.

E lei è lì a dimostrarlo, sul palco di uno scenario che non ha più posti a sedere né in piedi.

Intervista vera, quasi una chiacchierata tra amiche con qualche risata nel rivedere le imitazioni di Marina La Rosa e Lara Croft.

Trapela un po’ di rammarico nelle sue parole quando parla della crisi del cinema italiano e del particolare momento storico in cui vive, dove riuscire ad emergere è difficile, ma rimanere a galla lo è ancora di più, dove la bravura conta poco se non accompagnata da bellezze standard, dove attrice come la mitica Alda Merini (citata più volte nell’arco dell’intervista)probabilmente oggi, non avrebbe avuto possibilità di venir fuori…

E a dimostrazione che nel mondo dello spettacolo esiste umanità è la partecipazione di Sabrina alla campagna di Amnesty, con la quale collabora da qualche anno. Che dire? “Strafiga”, brava, simpatica, e con un cuore così!! Se l’è proprio meritata la medaglia di gay friendly!

Laura Castriota Scanderbeg 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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