CHRISTIAN MARRAS

CHRISTIAN MARRAS

La ricerca di un proprio linguaggio musicale e la consapevolezza di mettersi al servizio del brano con personalità e sensibilità penso siano elementi importantissimi per contribuire alla reale efficacia di una esecuzione musicale.

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La nostra redazione ha avuto il piacere di ospitare un grande musicista molto concreto nel suo "fare musica" : Christian Marras


Ciao Christian ben trovato! Ti senti più bassista, arrangiatore o Produttore?
Ciao Claudio! bella domanda! Mi piace definirmi semplicemente musicista. Suonare il basso elettrico mi diverte moltissimo e mi consente di esprimere il mio linguaggio musicale con maggior naturalezza e facilità ma ho sempre avuto un rapporto conflittuale con lo strumento e spesso tendo a trascurarne lo studio. Non amando inoltre troppo la dimensione dei live nel tempo mi sono reso conto di trovare maggiori stimoli in studio di registrazione. Ritengo perciò di sentirmi senza dubbio più a mio agio nel ruolo di produttore artistico.
Secondo te attualmente nel pop italiano vincono gli arrangiamenti o le idee? In altre parole, escludendo la maestria degli arrangiatori italiani (per altro molto stimati anche all’Estero) siamo in un periodo ricco di idee e di cose da dire per il pop italiano?
La creatività non manca e sono convinto che attualmente la musica goda di ottima salute. Le nuove tecnologie, più accessibili rispetto al passato, favorisco il processo creativo e paradossalmente la crisi del mercato discografico e il conseguente abbassamento dei budget consentono con maggior semplicità l'apertura a nuove collaborazioni che fino a pochi anni fa erano impensabili. Certo è un momento delicato per la discografia, i nuovi medium hanno contribuito non poco a complicare il già disorientato mercato tradizionale ed è difficile intercettare un pubblico sovraccarico di offerta ma credo che con il tempo tutto si possa aggiustare, in fin dei conti le crisi sono cicliche e se sfruttate in modo opportuno diventano spesso occasione di cambiamento. Penso si debba, oggi più che mai, avere il coraggio di percorrere nuove strade e nuove soluzioni magari rinunciando ai grandi numeri di una volta, per avvicinarsi a un pubblico più esigente e selezionato.
Parliamo po’ del nostro amato basso! Jeff Berlin o  Marcus Miller? 
Questa è una domanda facilissima dai! Gianni Maroccolo. Senza se e senza ma 

Non ho mai subito il fascino dei virtuosi del basso elettrico pur riconoscendone il contributo importantissimo per lo sviluppo tecnico dello strumento . Mi è sempre piaciuto pensare al basso come uno strumento al servizio del brano con una visione di insieme più ampia e meno concentrata su se stessi. Fin da ragazzino la cosa che mi ha affascinato del basso elettrico è il ruolo importantissimo del, come si dice in gergo, "portare l'acqua" preferendo quei bassisti che con personalità caratterizzano il suono della band. Molto spesso i musicisti che mi hanno influenzato durante il mio percorso sono quelli che ricoprivano anche ruoli di produttori e arrangiatori. Dovessi quindi elencarti una personale classifica dei miei bassisti di riferimento i primi nomi che mi vengono in mente sono: Roger Waters, James Jamerson, Mick Karn, Pino Palladino, Paul Mc Cartney, Les Claypool, Tony Levin, John Paul Jones, Paul Simonon, e gli italianissimi Beppe Quirici e Gianni Maroccolo. Ma confesso di non aver mai dedicato particolari attenzioni al basso elettrico durante gli ascolti. Preferisco concentrarmi  sul sound generale del brano.

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Qual è la principale qualità musicale (o anche caratteriale) che un bassista deve avere per dare al meglio il suo contributo artistico all'interpretazione o alla stesura di un brano?
La ricerca di una proprio linguaggio musicale e la consapevolezza di mettersi al servizio del brano con personalità e sensibilità penso siano elementi importantissimi per contribuire alla reale efficacia di una esecuzione musicale. Riuscire inoltre a dare il giusto respiro alle parti, ascoltare e interagire con gli altri musicisti della band e permettere il giusto sviluppo dinamico del brano sono ingredienti necessari e imprescindibili. Ovviamente anche un atteggiamento professionale e contribuire a creare un clima sereno tra i colleghi di lavoro è essenziale per svolgere al meglio la professione del musicista.
Dal 2010 sei tra i soci fondatori dell’Associazione Culturale Beppe Quirici e direttore artistico della Targa Quirici, dedicata al ruolo dell’arrangiatore e del produttore artistico come si è sviluppata questo percorso?
La Targa Quirici è nata con lo scopo di tenere vivo il ricordo di Beppe Quirici, scomparso nel 2009, e valorizzare il ruolo del produttore artistico, figura spesso poco conosciuta dal pubblico e dagli addetti ai lavori. Malgrado le difficoltà burocratiche e le varie problematiche causate spesso dalla scarsa attenzione delle amministrazioni nei confronti di iniziative culturali di settore la Targa Quirici non smette di esistere e attualmente con il direttivo dell'associazione stiamo lavorando a una nuova edizione. Ricoprire l'incarico di direttore artistico della rassegna è un onore e mi piacerebbe in questa occasione sottolineare il grande affetto e la disponibilità di moltissimi artisti per far si che il nome di Beppe e il suo importante contributo artistico non venga dimenticato. In questi anni infatti la nostra piccola rassegna, che si tiene a Genova, ha avuto il piacere di ospitare artisti del calibro di Gianni Maroccolo, Vincenzo Zitello, Yo Yo Mundi, Mario Arcari, Armando Corsi, Vittorio de Scalzi. Grazie al prezioso aiuto di Ivano Fossati e di altri importanti nomi della canzone Italiana in collaborazione con la nostra associazione culturale inoltre è stato possibile intitolare la struttura "casa della musica" di Genova al nostro caro amico Beppe.
Credi che il sistema “Talent Show” quale principale sbocco per il  successo degli emergenti sia un fattore positivo per la discografia italiana e per gli stessi artisti?

In linea di principio non ho nulla contro i talent ma definire artisti i concorrenti di un programma televisivo mi pare francamente generoso e azzardato. Il talent show è chiaramente un format televisivo sviluppato per soddisfare esigenze legate al mondo della televisione e dell'intrattenimento quindi che si parli di musica, di cucina o altro cambia veramente poco. La musica è un semplice pretesto per imporre una linea di mercato fatta di canzoni banali, facilmente assimilabili e poco impegnate rivolta a un pubblico poco esigente ma non è molto diverso dalla vendita di un elettrodomestico o altri beni di consumo. Non ritengo quindi che il talent show, con le sue dinamiche, sia uno sbocco per chi abbia qualcosa da dire e voglia realmente affermarsi nel settore musicale. Per chi invece cerca popolarità senza grandi sacrifici e per chi produce musica in serie senza creatività è sicuramente la strada giusta. Si tratta semplicemente di un delirio collettivo che riguarda ragazzini senza vera passione e addetti ai lavori con un mutuo da estinguere, dal mio punto di vista sono entrambi complici e non vittime di questo fenomeno. Ma non è musica, è altro.

Hai un curriculum davvero ricco di collaborazioni, ma quale di queste ricordi con particolare affetto?


Mi ritengo davvero fortunato. Ho avuto il privilegio di collaborare con molti importanti professionisti del settore e la cosa ancora oggi mi lusinga e sopratutto mi meraviglia. E' difficile rispondere perché ogni collaborazione porta con sé ricordi preziosi ma senza fare torto a nessuno forse uno dei momenti più piacevoli e gratificanti della mia attività musicale è stata la collaborazione con David Rhodes e Ged Lynch, musicisti dotati di rara classe e cari amici. Non riesco a non sorridere quando penso a loro.

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Oggi ricorre il 75 compleanno di uno dei cantautori più influenti al mondo: Bob Dylan, i suoi testi hanno segnato anche la tua giovinezza artistica?
Se devo essere onesto non sono mai stato un appassionato del folk rock e più in generale della musica di matrice Americana. La mia giovinezza è stata segnata principalmente dai cantautori Italiani, in particolare dal Teatro canzone di Gaber e dai testi di Giovanni Lindo Ferretti. Amo molto anche le liriche di cantautori come Gaetano, Tenco, De Andrè, Fossati e tanti altri ma ho sempre avuto un debole, mai nascosto, per il signor G. e il buon Ferretti. Riconosco ovviamente l'importanza della poetica di Dylan nella storia della musica contemporanea ma purtroppo non riesco ad apprezzarlo come meriterebbe. E' un mio limite.

L’arrangiamento è l’arte degli equilibri, dei colori, della forma e atmosfere di un brano musicale, qual è secondo te il segreto di un lavoro fatto davvero bene? Vuoi citare qualcosa?
Non penso esista una ricetta universale per ottenere un arrangiamento efficace e vincente. Il processo creativo è una cosa personalissima che deve tenere conto di diversi fattori ed è senza dubbio influenzato del proprio background musicale. Nel mio caso, come nel il ruolo del direttore della fotografia in ambito cinematografico, tento di prendere spunto dalle immagini e le suggestioni che ispira il testo. In fase di pre produzione, momento secondo me estremamente delicato, scelgo con attenzione e meticolosità i musicisti e il team di lavoro che attraverso la loro creatività mi permettono di dare il giusto vestito sonoro al brano e durante la produzione vera e propria non ignoro mai gli input suggeriti dal team di lavoro.  

Un po’ di ricordi lontani, vuoi parlarci degli esordi con Beppe Quirici?
Beppe Quirici è stato per me un maestro ma sopratutto un amico. A lui devo davvero tanto e custodisco ricordi bellissimi del periodo passato insieme. Collaborare e lavorare fianco a fianco con uno dei produttori più importanti della canzone d'autore in Italia mi ha permesso di capire i reali meccanismi del mondo della produzione musicale. Era un musicista meraviglioso e raffinato e le produzioni con Ivano Fossati e Giorgio Gaber sono gioielli che hanno segnato la storia della musica Italiana. Era un produttore dotato di forte personalità e competenza che grazie ai suoi modi di fare rassicuranti e gentili ti permetteva di esprimere al meglio il potenziale creativo. Grazie a lui ho capito che dovevo cercare una mia identità musicale senza curarmi del manierismo o delle mode del momento. Mi manca molto.
Attualmente tra le tue attività spicca  “Ergot Project” con l’ultimo album “Beat-less” come si sviluppata questa idea e dove ti  porta artisticamente?
Ergot project è un collettivo aperto a molteplici competenze creative. L'obiettivo è quello di creare un laboratorio artistico che sotto la mia direzione artistica, in totale anarchia creativa, sperimenti nuove espressioni. Gli elementi che partecipano al collettivo variano a seconda della necessità per consentire una continua mutazione del linguaggio. Vivo da alcuni anni in Sardegna, dopo aver vissuto a lungo a Genova, e devo dirti che in questa isola meravigliosa trovo ci siano molti creativi di vari settori con un potenziale di respiro internazionale. Per questo motivo vorrei che Ergot Project diventasse nel tempo una "zona franca" dove poter riunire questi artisti. Con il collettivo Ergot Project, attivo dal 2014, abbiamo partecipato alle fasi finali del premio Parodi, unica rassegna world music in Italia ottenendo ottimi consensi di critica e curato la regia, il soggetto ed l'editing video di due videoclip. A marzo 2016 per l'etichetta Ams Records di Matthias Scheller abbiamo pubblicato Beat-less dove ci siamo divertiti a destrutturare e "macellare" alcuni brani dei Beatles. In questa occasione mi sono avvalso del prezioso contributo creativo di musicisti e artisti visivi che mi hanno permesso di produrre l'album Beat-less esattamente come lo avevo concepito in origine. Considero Ergot un progetto stimolante che permette di sviluppare nuove sonorità ed linguaggi, è il mio giocattolino insomma :)
Come giudichi il fenomeno (sempre più in voga e sempre più acclamato) delle Tribute bands?
In musica c'è davvero posto per tutti e va benissimo così figuriamoci ! mi sono sempre chiesto però perché facciano tutta questa fatica nello scimmiottare altri. Con meno fatica chi si ostina a emulare il proprio idolo, nel suono e lo stile o addirittura nella postura fisiche e nelle espressioni, avrebbe sviluppato un proprio suono e un linguaggio musicale trovando sicuramente una strada più stimolante e personale. Penso sia un peccato, davvero, ma tutto sommato mi divertono… sono soggetti da studio antropologico. Per dovere di cronaca per un breve periodo, anni fa, ho suonato anche io in una tribute band di Peter Gabriel…ma non faceva per me…Tony Levin, oltre a essere spaventosamente bravo, è alto quasi due metri e io 1,67…non c'è partita 

Parliamo di Rock Internazionale: Cosa pensa della sostituzione del cantante storico degli AC/DC con Axel Rose? Ti senti confuso anche tu? 

Sostituire un elemento storico come Brian Johnson è sicuramente un compito arduo, non mi definirei però confuso ma sicuramente divertito dal clamore mediatico suscitato dalla scelta inaspettata di Axl Rose. Dato che se ne discute ancora molto direi che è stata una operazione di marketing azzeccata e probabilmente ha evitato penali colossali in caso di annullamento del tour. Si parla comunque di professionisti di livello internazionale, non penso sarà un flop.

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Qualche giorno fa è scomparso John Berry, fu uno dei componenti fondatori dei “Beastie Boys” aveva 52 anni. Un altro “illustre addio” degli ultimi tempi. Questo gruppo fa parte dei tuoi ascolti? Del tuo background?
La prematura scomparsa di John Berry mi rattrista molto, purtroppo pare proprio che il 2016 debba privarci ancora di grandi artisti. Fin da bambino sono stato un ascoltatore vorace e non ho mai avuto particolari preferenze di generi musicali. Ho ascoltato davvero di tutto senza pormi grossi problemi, dal Jazz al pop passando attraverso il blues, il rock progressivo o la world music. Il mio background musicale però è stato principalmente influenzato dalla canzone d'autore Italiana e dalle sonorità di matrice Britannica. Dentro di me convivono tranquillamente Giorgio Gaber, il punk Inglese e la musica elettronica.

Progetti in cantiere?

Per tutta l'estate sarò ancora impegnato nelle date di presentazione dell'album Beat-less con il collettivo Ergot Project e in autunno nella veste di bassista parteciperò alle registrazioni di alcuni album di prossima pubblicazione. Per quel che riguarda la produzione invece ho voglia di avvicinarmi al settore di musica per immagini, per questo motivo negli ultimi tempi ho curato, per gioco ma anche per ricerca, la regia di due videoclip e la cosa mi ha divertito moltissimo. Insieme a un interessante team di lavoro stiamo quindi ragionando parallelamente su due soggetti cinematografici con le rispettive colonne sonore, siamo alle primissime fasi di progettazione. Se va come spero non dovrei annoiarmi per un po' di tempo.

Claudio Merico





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