Marco Palvetti

Il successo e la fama devono essere conseguenza della qualità

stampa articolo Galleria multimediale Scarica pdf

Unfolding Roma incontra Marco Palvetti, giovane attore molto apprezzato da critica e pubblico che proprio oggi sarà ospite del Giffoni Film Festival e sarà premiato con l'Explosive Talent Award.

Marco è uno dei protagonisti della serie tv più attesa di questa stagione televisiva: Gomorra. Tratto dal best seller di Roberto Saviano, per la regia di Stefano Sollima, Claudio Cupellini e Francesca Comencini, narra l’eterno conflitto tra clan rivali. Una serie tv dove non c’è un “buono” che vince. Hai interpretato Salvatore Conte, giovane boss che si oppone al dominio del clan dei Savastano. Come hai reso “tuo” questo personaggio e cosa ti ha lasciato?

Compongo i personaggi che vado ad interpretare a partire dalla “realtà”. Non intendo solo la realtà di cui poi si racconta, ma quei particolari che caratterizzano le nostre vite, i nostri sogni, le nostre interiorità e che l’attore “ruba” e contestualizza nel lavoro specifico che va a fare. Nel senso che l’osservazione e l’ascolto di quello che hai intorno e dentro di te ti permettono di dare al personaggio le sfumature più varie e non di riproporre i soliti cliché. Mi spiego meglio. Vedi un animale, il suo modo di muoversi oppure un albero, un ricordo, un gesto o qualsiasi cosa che richiama la tua attenzione e ti chiede di non essere dimenticata, ebbene tutto questo va a comporre un personaggio insieme allo studio, la conoscenza di quello che si racconta e rappresenta l’esigenza dell’attore che con il tempo coinciderà con l’esigenza del personaggio. Parallelamente a questo avviene un confronto costante con la regia e il testo (sceneggiatura o drammaturgia). Il resto lo fa il personaggio e il suo respiro. Bisogna essere estremamente coscienti in una totale incoscienza e credo che proprio questo paradossale equilibrio vada poi a definire la credibilità di un personaggio. Salvatore Conte nasce da uno studio attento delle organizzazioni criminali e da un lavoro fisico e vocale che riguarda scelte che ho fatto con i registi (anche a partire dall’ottima sceneggiatura) e che ho cercato di portare fino in fondo. Tra l’attore e il personaggio avviene uno scambio costante e inevitabile perché il personaggio vive grazie all’attore e l’attore può vivere tante vite diverse grazie ai personaggi! Un personaggio come Salvatore Conte mi ha permesso di vivere una vita estremamente distante dalla mia e da attore l’ho amato fin da subito per le possibilità espressive che mi ha dato, ma da spettatore non avrei mai voluto vivere una vita come la sua!

Per un attore partenopeo cosa ha significato entrare nel cast di Gomorra?

L’Attore ha sempre una responsabilità che nasce dal fatto che è portatore di qualcosa, esprime il mondo del personaggio, racconta una storia, si emoziona facendo il proprio lavoro ed emoziona la gente che guarda proprio lui e quello che fa! Se a questo aggiungi il fatto che ciò che va a raccontare è anche estremamente attuale e riguarda territori legati alle radici che ha l’attore stesso, allora l’emozione cresce e la responsabilità anche!

A proposito dei manifesti anti Gomorra affissi per la città dall’imprenditore Alfredo Giacometti, Roberto Saviano ha scritto: “Non si diffama Napoli raccontando, la diffamano i clan. Chi parla di boss-eroi non ha visto la serie. Si racconta cosa accade. Come agiscono i clan. Il loro potere. Senza confini”. Marco, da cittadino napoletano, come hai vissuto questo gesto?

Sono d’accordo con Roberto Saviano, inoltre credo che le censure preventive non servano a molto. Non ci sono eroi, ma personaggi negativi vinti dal destino.

Sei impegnato nella Nazionale di calcio Attori. Il “boss” diventa buono e si adopera per la raccolta di fondi benefici. Raccontaci questa esperienza.

E’ bello incontrare il pubblico e condividere un tempo, uno spazio e (in questo caso) uno sport! E’ bello condividere anche i problemi di un paese e cercare insieme di superarli. Se ognuno nel suo piccolo ci provasse, le cose sarebbero molto diverse. Il problema in generale è che non si è obiettivi. Ma questa è un’altra storia. L’esperienza con la Nazionale di calcio Attori è stata ed è molto stimolante sia per il fatto che amo il calcio e sia perché la possibilità di aiutare le altre persone in difficoltà credo che aiuti l’evoluzione dell’umanità. Insomma, essere un po’ più responsabili non farebbe male a nessuno!

Hai lasciato Napoli appena diciottenne, per frequentare l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”. Raccontaci il tuo debutto.

La mia prima esperienza accademica è stata uno saggio diretto da Mario Ferrero. Era il 2008 ed ero davvero “piccolo”! Ricordo che ero molto emozionato e interpretavo Il Cugino in una scena tratta dal testo di F.G.Lorca Donna Rosita Nubile. Mario Ferrero è stato uno dei più grandi maestri del teatro italiano e mi ha dato davvero tanto. Si è spento circa due anni fa, ma il ricordo che ho di lui e i suoi insegnamenti mi nutrono ancora oggi.

Di lì è stato tutto un susseguirsi di interpretazioni per il teatro, cortometraggi, serie tv. Preferisci recitare dinanzi ad una platea o stare davanti ad una macchina da presa?

Non voglio farmi mancare nulla. Preferisco fare bene e più che bene il mio lavoro e divertirmi. C’è uno scambio costante tra questi due ambienti di lavoro, pertanto non escludo nulla. Anche perché il fuoco che brucia dentro è lo stesso, in teatro e sul set. Voglio crescere e ampliare il mio bagaglio sempre di più senza limitarmi in nessun modo.

Sei giovane ed hai già un nutrito bagaglio di esperienze. Professionalmente, qual è il tuo sogno nel cassetto?

In primis poter essere sempre onesto con il pubblico, assicurargli la qualità che merita. Il resto non mi interessa. Il successo e la fama devono essere conseguenza della qualità, se questa manca allora è un successo pilotato che non serve a nessuno o almeno non a quella gente che ama veramente questo mestiere. Con questi presupposti sogno poi il confronto con i mercati internazionali. Sogno l’America.

A novembre riprenderà il tour teatrale Nuda proprietà di Lidia Ravera. Puoi raccontarci brevemente la trama ed il tuo personaggio?

E’ uno spettacolo diretto da Emanuela Giordano. Tratta appunto l’attualissimo tema della Nuda Proprietà, ma questo è un pretesto per parlare del tempo e dell’amore. Io interpreto un giovane acquirente di nude proprietà che cerca di gabbare un’anziana signora. Oltre a me nel cast (eccellente!) troverete Lella Costa, Paolo Calabresi e Claudia Gusmano. Non vi dico altro perché vi aspetto a teatro!

Partenopeo ma romano di adozione, un pregio ed un difetto delle due città?

Napoli è pigra, ma c’è il mare. Roma è caotica, ma è magica. Le amo entrambe e vedo che anche loro mi dimostrano affetto! Forse perché le ho sempre rispettate con la mia voglia di sentirmi italiano prima che napoletano.

Sara Grillo 

© Riproduzione riservata

Multimedia