MARIELLA NAVA

MARIELLA NAVA

La musica non è solo quella che ha visibilità al momento, non è quella annunziata a grandi megafoni, ma c'è altro da scoprire

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Mariella Nava, al secolo Maria Giuliana Nava, tarantina classe 1960, è un’affermata cantautrice del panorama italiano. La sua carriera sboccia alla fine degli anni Ottanta grazie a una canzone sul rapporto genitori-figli scritta per Gianni Morandi, che si stupisce per la sua grande sensibilità e capacità di immedesimazione sul tema. A partire da questo momento, Mariella prosegue senza grandi intoppi nel suo percorso musicale, sia collaborando con artisti del calibro di Renato Zero, sia cantando lei stessa le sue creazioni.

Dal 10/06/2016 è disponibile su tutte le piattaforme digitali il suo nuovo singolo, Prima di noi due, un brano dall'aria spensierata dedicato all'estate, accompagnata dai suoi straordinari musicisti: Enzo Di Vita alla batteria, Roberto Guarino alle chitarre e Sasá Calabrese al basso.

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Come Maria Giuliana Nava è diventata Mariella Nava? Come ha capito di avere questo talento e di voler così intraprendere gli studi di composizione?


La musica ti chiama, è una sorta di vocazione che aspetta sempre un primo appuntamento come scusa; io l'ho avuto quando per la prima volta è entrato in casa mia un pianoforte, non per me ma per mia sorella e ho iniziato a perdermi dentro questo strumento. Ero bambina e invece di giocare il mio trastullo più bello e più consono alla mia infanzia era questo: i pomeriggi posavo le mie manine ancora piccoline sul pianoforte e cercavo di raggiungere questi tasti grossi, anche se erano troppo grandi per me. Fino a che poi da più grande ho iniziato a studiare a capire cos'è questa grande materia che è la musica, che è infinita e non finisce mai di combinarsi, proprio come i numeri, le cui cifre sono limitate ma dalle combinazioni infinite. Questa magia mi ha affascinata e conquistata totalmente.

La vera svolta arriva con un grande della musica italiana: Gianni Morandi. Qual è il vostro rapporto?

Naturalmente io lo seguivo già come artista: Gianni Morandi era cresciuto dando molti aspetti di sé, dall'inizio come cantante degli anni Sessanta fino a poi quando è diventato anche un po' quasi il musicista, la voce dei cantautori, e ha iniziato a cantare brani più significativi. È stato in quel momento che ci siamo collegati, quando io crescevo e volevo scrivere delle riflessioni, dei miei pensieri che erano filtro di quello che iniziavo a vedere quello con i miei occhi. Io avevo scritto una canzone sul rapporto genitori-figli, così gliela spedii su una cassetta, con la voglia di averne un giudizio, un suo parere, e lui invece mi telefonò e mi chiese la mia età, perchè gli sembravo molto più grande. Io allora ero ventenne ma ero riuscita a mettere per iscritto i suoi pensieri da padre, i cui figli, Marianna e Marco, iniziavano a diventare grandi, mentre lui viveva questo stato di preoccupazione per i figli che dovevano andare incontro alla propria vita. Mi disse che era stato molto colpito e che avrebbe voluto cantare il mio brano molto volentieri. Da lì ho avuto la possibilità di entrare negli studi della RCA, storica casa discografica, e capire un po' più da vicino cosa significasse fare questo mestiere veramente. È stato la mia porta aperta sul sogno, questo è stato Gianni Morandi.

Diversi e parecchi i suoi brani presentati da lei o da altri cantanti al Festival di Sanremo, ma escludendo un piazzamento in terza posizione in finale, l’elenco delle canzoni scartate o mal qualificate non è breve. Come commenta questo fatto? Quali potrebbero essere le ragioni di questo poco successo di pubblico, a fronte invece di molti riconoscimenti e premi ricevuti nel corso della sua carriera?

La musica è cambiato molto, non nella sua sostanza ma per gli spazi che le vengono offerti. Non è soltanto un discorso mio, per la strettoia che ormai ha intrapreso la musica si riferisce solo ai giovanissimi, per lo più proveniente dai talent; così quei palinsesti che prima prevedevano un cast ricco anche di personalità della mia generazione, e anche oltre, ora non possono esserci purtroppo più. Molti musicisti degli anni Novanta sono stati un poco dimenticati e lasciati e casa, anche se molti di noi continuano a fare musica, senza però quell'offerta mediatica che prima era loro fornita. Quindi cosa succede? Qui parlo non solo per me perchè sono convinta che sia un problema di molta musica leggera italiana. Dobbiamo cercare delle altre opportunità di far ascoltare altra musica. Ad esempio solo alcuni di noi riescono a fare dei live, cioè chi viene da una storia per cui si porta dietro una stima e un apprezzamento di pubblico, ma non è per tutti. Questa è una grave perdita per il pubblico e per la musica stessa. Bisognerebbe cambiare le cose, riaprire delle opportunità per quella musica per cui il sistema oggi non vede tanto del mercato. Io penso che anche Sanremo, vetrina che si riferisce a un pubblico più vasto di età, dovrebbe fare una sezione per i cantanti provenienti dai talent, per quei personaggi che si sono anche contraddistinti e che possano così acquisire la maturità per crescere e per entrare nel cuore degli ascoltatori, ma dovrebbe anche sempre garantire una spazio per chi ha già scritto delle pagina, passando anche per Sanremo stesso, per chi ha già dato dimostrazione di essere gradito a quel pubblico. Se fossi io uno degli organizzatori, ci penserei.

Nel 2005 partecipa al reality show di Raidue, Music Farm; pur rimanendo in gara per cinquantuno giorni e considerata tra le favorite, esce di scena ad un passo dal duello finale. Quale considerazioni l’hanno portata alla decisione di partecipare a tale format televisivo e quali vantaggi/svantaggi ha ottenuto grazie a questo?

Svantaggi nessuno, perchè credo di aver dato un'immagine di me coerente con quella che sono. Anzi, credo di aver avvicinato il pubblico alla mia persona, Mariella Nava, facendo capire anche qualcosa di me che solo con la musica poteva sfuggire. Per quanto riguarda i vantaggi, in realtà non so quanto un format del genere possa aggiungere alla carriera di un'artista. Insomma, credo di non aver avuto nessuna sottrazione e credo di avere avuto un poco di visibilità in più. L'ho accettato perchè erano gli anni in cui imperversavano i reality, forse anche più di adesso; lo spioncino nella vita di una gruppo di persone che devono condividere interessi e vissuto sembrava l'unico aspetto televisivo che interessasse il pubblico. Io avrei voluto avere nel tempo l'opportunità di scoprire dall'altra parte, non da spettatrice, le dinamiche che si sviluppavano in questi format proprio per questa mia voglia di investigare, di capire, di sondare. Quest'attitudine a scoprire i fenomeni da dentro l'ho sempre avuta e, sebbene spesso siano contenuti televisivi vuoti, nel caso di Music Farm tutti i partecipanti erano appartenenti al discorso musica, anche se provenienti da generazioni differenti, e aveva quindi un'attinenza con quello che faccio. Questo mi ha permesso di fare quel sondaggio che volevo fare, tuffandomi e guardandolo da dentro. Che cosa fanno dei musicisti che sono insieme? Vediamo cosa può nascere da questo incontro, mi ero detta e così ho provato a farlo.

Nel 2008 scrive la canzone Stasera torno prima, che ha come tema quello delle morti bianche. La canzone viene donata dall'autrice all'Associazione Italiana dei Mutilati e degli Invalidi (AMNIL) che ottiene così di poter sponsorizzare la sua causa. Quanto la musica può rappresentare un solido aiuto per la sensibilizzazione di tematiche di rilevanza sociale?

Io penso che una nota valga più di qualsiasi discorso a volte perchè possiede queste chiavi di accesso, queste password per l'anima che spesso le parole da sole non riescono ad ottenere, soprattutto quando i discorsi si fanno lunghi e difficili. Invece una storia raccontata in note con intensità, come ho fatto non solo io ma in tanti, lascia il segno e ti fa riflettere, pensare, commuovere e ti può anche aiutare e dare forza. Questo almeno è quello che mi è stato detto da persone che sono passate da questa disavventura, si sono salvate per miracolo però conservano una mutilazione. Loro hanno purtroppo donato una parte organica di sé per questa causa, il mio cantare per loro era il minimo che potessi fare.

Un commento su un fatto di attualità. L’attacco di matrice terroristica avvenuto a Dacca, in Bangladesh, ha scosso l’opinione pubblica italiana, commossa per la morte di nove suoi connazionali. Meno clamore è stato invece mosso dall’attentato avvenuto poco dopo a Baghdad, in Iraq, il cui bilancio delle vittime sale a duecento, tra cui molti bambini. Perché la nostra indignazione subisce questa selezione tra le tragedie?

Queste sono selezioni mediatiche. È lo stesso gap di cui parlavo prima nella musica, anche se questo è molto più grave. I morti sono morti, hanno un nome e un cognome, un'identità, e hanno un peso sulla storia del mondo e della nostra civiltà, tutta. Quindi che si faccia differenza tra un luogo e un altro non è giusto: le persone sono tutte uguali e hanno lo stesso valore, lo stesso peso specifico. Non si deve pensare che esiste una zona fortunata dove non arriva il terrore perchè non è così, così come non si deve dare meno importanza quando il terrore colpisce zone meno “fortunate”. Io penso che sia una storia che riguarda tutti quanti, è un discorso di spessore umano come anche l'attentato di Fermo, fatto di una gravità assoluta che non ha scusanti e nessun testimone può far rileggere la storia perchè c'è un morto per una reazione esagerata e violenta. Bisogna riuscire a fare distinzione ormai, altrimenti ci brutalizziamo, non abbiamo più neanche reazioni a una notizia così forte. Non dobbiamo abituarci o assuefarci, dobbiamo continuare a essere forti di fronte a chi ci vuole terrorizzare, ma senza cadere nell'indifferenza o nella violenza, altrimenti diventiamo come loro; forse la finalizzazione nelle loro menti può essere proprio questo, vogliono renderci brutali come loro, ma noi dobbiamo resistere ed essere sempre pronti a condannare ogni forma di violenza.

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Immaginiamo di avere tra le mani un termometro che sia in grado di valutare lo stato di salute della musica italiana. Cosa registrerebbe?

Io registro che c'è tanta buona sostanza che si sta affacciando alla musica, i ragazzi arrivano più preparati a cantare e a essere performanti, però noto che c'è omologazione a un solo tipo di musica. Bisognerebbe invece capire che la musica non è solo quella che ha visibilità al momento, non è quella annunziata a grandi megafoni, ma c'è altro da scoprire. Ma sopratutto c'è una musica “nostra”, una nostra tradizione: è inutile che cerchiamo di sembrare internazionali imitando gli altri, dobbiamo invece essere interessanti noi, scoprire qual è la nostra parte interessante. Dobbiamo rinnovarci, essere la nuova proposta della musica italiana, dentro e fuori dall'Italia.

Quanto è importante dare spazio ai giovani nella musica e quali consigli darebbe a chi vuole intraprendere questa avventura?

È importante stare accanto ai giovani e io lo faccio con Suoni dall'Italia, piccola casa discografica indipendente che ho aperto. Avessi i fondi sufficienti, ne aiuterei molti altri, ma tutti i soldi che prendo con la mia attività li rimetto in gioco per questa voglia di trasferire la mia esperienza ad altre persone che saranno, spero, anche la musica di domani. Mi arrivano davvero tantissime cose interessanti e vorrei veramente avere la possibilità di aiutare molte più persone che sento di grande talento.

Negli anni sono state numerose le richieste per nuove canzoni per artisti quali Mietta, Loredana Bertè, Syria, Irene Fargo,Ornella Vanoni, Annalisa Minetti, Tosca, Mango, Renato Zero e molti altri ancora. Tra queste, ve n’è una che ricorda che maggior affezione?

Per la mia carriera un punto fondamentale è stato “Spalle al muro”, che cantò Renato Zero, con cui si è instaurata una bella amicizia che esula dal fatto artistico. La stima artistica c'è e continua ad esserci, perchè ho sempre scritto per lui e ancora mi arrivano le sue richieste, però c'è proprio un'amicizia che ci porta a sentirci, a chiedere “come stai? Cosa fai? Ci mangiamo una pizza?”. È una cosa molto bella e molto importante, che va al di là del lavoro, che poggia le sue radici nel fatto umano e che mi nutre molto.

In conclusione, quali sono i suoi progetti futuri?

La mia nuova canzone “Prima di noi due” è uscita per l'estate, piena di sole, mare e spensieratezza, perchè un po' ce ne vuole anche. Però ho in cantiere anche un altro lavoro, un intero CD di inediti che uscirà ad ottobre e che avrà ancora una volta la Mariella Nava pensante, ma che produrrà anche delle novità e delle sorprese. Sono molto eccitata dall'uscita di questo disco e curiosa di vedere come sarà accolto.

Valentina Zucchelli

Ph. Debora Tofanacchio

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