Luca Bonaffini

Luca Bonaffini

Con le idee e le buone intenzioni non si sfamano i popoli.

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Un ritorno a casa quello di Luca Bonaffini che ha sempre ha mantenuto un rapporto viscerale con la propria città, Mantova, che lo ha visto crescere come uomo e come artista.

L’appuntamento è per il 9 agosto a Palazzo San Sebastiano, scenario che lo ha ospitato negli anni precedenti per ben quattro volte. L’evento è organizzato dalla associazione musicale LS Studio di Mantova, in collaborazione con C7 Art & Music Srls, con il patrocinio del Comune di Mantova-Assessorato alla Cultura.

“Tra le stelle di Fellini e i dischi degli Inti Illimani” è sicuramente uno degli eventi più attesi della stagione in corso. Una serata di note che abbracceranno, seppur in parte, il percorso artistico di Luca Bonaffini. Al suo fianco cinque straordinari musicisti: Giorgio Buttazzo (chitarra acustica ed elettrica), molto noto front man dei Bermuda Acustic TrioBermuda; Perry Magnani (pianoforte); Nicola Martinelli (voce e batteria); Emma Sereni (voce solista e cori); Matteo Pinfari (basso elettrico).

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Parliamo subito dell’evento che la vedrà protagonista il 9 agosto: una serata di musica che si svilupperà attraverso temi autobiografici, immigrazione, l’amore, le guerre e non soltanto. Cosa ci racconta in più?

Il Novecento, i suoi umori, i miei amori. La mia vita incrociata a quella degli anni 70, 80, 90 e il trapasso al terzo millennio. Le paure, il coraggio, l’illusione e le delusioni dell’American Dream e il nuovo esserci e non “troppo avere” senza averci. Insomma, tanta voglia di scambiare opinioni con la bella musica creata dai miei musicisti.

Nel 2013 è stato pubblicato il libro La notte in cui spuntò la luna dal monte, in omaggio alla sua collaborazione con Pierangelo Bertoli. Come si è sentito nelle vesti di scrittore?

A mio agio. Perché è stato come scrivere una canzone lunga ottanta pagine. Il brano raccontato e la sua genesi sono stati per me, e per il pubblico italiano, un traguardo importante. La canzone d’autore e civile è diventata mediatica, popolare. Una rivoluzione degna di essere storicizzata in un libro da l’unico testimone vero: il sottoscritto!

L’esser legato al nome di Pierangelo Bertoli le è mai “pesato”?

Certo. Il passato “grosso” è sempre ingombrante. Però io ho saputo usare il mio maestro, come tale. Ho imparato per cambiare. E quando racconto di lui, lo faccio con la consapevolezza di essere io. Un allievo che magari non ha superato l’esame, però che ce l’ha messa tutta!

Parliamo del progetto C7 ART&MUSIC, può dirci qualcosa in più?

E’ una casa editrice musicale neonata che vedrà tra qualche anno i risultati. Incrociamo le dita!

Ci fa una fotografia dell’attuale panorama discografico?

Sfuocata. E fatta di fretta col cellulare. La musica scappa e la discografia è un recinto aperto. Che ne dice del Far West?

E’ pensiero comune tra gli artisti ed immagino valga anche per lei, che i giovani devono perseverare nell’inseguire i propri sogni. Ma quali sono gli elementi che possono contraddistinguere un musicista dalla massa?

L’originalità, ovviamente. L’I-FACTOR (l’elemento identitario). L’X odora di naftalina… Il talento non è competitivo, non deve nemmeno esserlo.

Lei ha partecipato ad una missione di social founding per Gighessa, sede etiope della missione della Diocesi mantovana, distrutta nel febbraio 2016. Tra le ipotesi ci fu anche quella del conflitto religioso. In nome di Allah oggi alcune città hanno subito attacchi terroristici. Un suo commento?

Il Dio Denaro accontenta monoteisti e politeisti. Gighessa aveva bisogno ed il mio amico medico Renato Bottura mi ha chiesto un contributo artistico. L’ho fatto volentieri, indipendentemente dalle cause della distruzione della missione. Io faccio il cantautore, lo scrittore (a volte) e l’imprenditore dello spettacolo (da sempre) e so bene che con le idee e le buone intenzioni non si sfamano i popoli. Comunque io sono ateo.

Lanny Cordola è un chitarrista americano che ha lasciato il palcoscenico per aprire a Kabul una scuola di musica. Suoi allievi bambini che per qualche ora provano a dimenticare le difficoltà in cui sono costretti a vivere…

Io ho fatto l’educatore per sei anni per cercare di dimenticare lo squallore del mondo dello spettacolo. Poi sono tornato a fare il cantautore per rimuovere le schifezze e le contraddizioni del mondo sociale italiano. E sto benissimo!

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A differenza di suoi colleghi che decidono di trasferirsi a Roma o Milano, lei è ritornato nella sua città, Mantova, dopo un breve soggiorno nella città milanese. Bisogno di normalità? E’ una città a sua misura?

Bisogno di me, dei miei ricordi e del mio presente. Amo ciò che conosco.

Sta lavorando ad  un nuovo lavoro musicale? Le va di anticiparci qualcosa?

Da ottobre sarò in studio di registrazione. Vediamo cosa succede...

Durante il suo percorso artistico, lei si avvalso di tanti collaboratori ed ha sperimentato diverse strade come musicista, scrittore e cantautore anche se tra loro strettamente connesse. C’è qualche campo che vorrebbe “sperimentare”?

Il cinema come autore di colonne sonore di film. Possibilmente belli, anche se poveri!

Sara Grillo 

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