Pierluigi Grimaldi

Pierluigi Grimaldi

la tecnologia ha sempre avuto un peso importante nella mia vita e nella professione.

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A pochi giorni dall’uscita dei nuovi prodotti marchiati Apple incontriamo un professionista che vive nel web e ne ha fatto “una professione”giornalistica,con interessanti inchieste,e che hanno facilitato l’uso dei dispositivi che usiamo quotidianamente:Pierluigi Grimaldi

Ti consideri un giornalista “tecnologicamente”avanzato?

Beh, diciamo che me la cavo. Scherzi a parte, la tecnologia ha sempre avuto un peso importante nella mia vita e nella professione. Ho cercato sempre di legare i progressi tecnologici che vedevo intorno a me al giornalismo quando possibile. Conoscere bene gli strumenti che la tecnologia offre ti permette di migliorare il lavoro giornalistico.

Gestisci magazine on line che trattano di tecnologia e mondo mobile, con quali criteri scegli i redattori e come nasce la pubblicazione dei contenuti?

In Overpress, io e il mio socio Alessandro Moretti, i collaboratori li scegliamo in base alla qualità di scrittura, ma anche alla capacità di saper osservare e leggere un mondo in continua evoluzione. Scontato, poi, dover sapere perfettamente l’inglese, lingua madre nel mondo tech.Gesisco anche techgenius.it e okglassnews.it

Non solo siti Hi-Tec ?

Ma certo,anche siti che si occupano di altro come tuttobundesliga.it. Il nostro è un network editoriale che ha tante anime.

Ti è mai capitato di scovare giovani talenti,validi con idee innovative che potrebbero risollevare questo paese dal punto di vista HI-tec?

Non saprei farti un nome e comunque non credo ci sia qualcuno che da solo, insieme alla propria idea o startup, possa far crescere l’Italia sotto l’aspetto tecnologico. E’ l’intero sistema che deve funzionare e funzionare bene. A cominciare dall’Università per finire con il mondo del credito. Oggi, c’è il rischio che un giovane con un’idea vincente e tanta professionalità non trovi gli strumenti finanziari necessari per partire e far decollare la propria azienda.

Siamo arrivati alla sesta generazione dell’iPhone e la prima di Apple Watch, secondo te nonostante questo strumento si sia evoluto in maniera straordinaria siamo sempre in un anno zero ?

Direi di no per quel che riguarda iPhone e più in generale gli smartphone. Sono strumenti che ormai si aggiornano più che rivoluzionarsi. Quando arrivò il multitouch del primo iPhone e un sistema che per la prima volta abbatteva la tastiera fisica eravamo di fronte a una rivoluzione. Un passaggio epocale nel mondo della comunicazione personale. Oggi, invece, ci troviamo di fronte a delle evoluzioni. Diverso il discorso per gli smartwatch, e più in generale per tutto quel mondo che si cela dietro alla wearable technology. Ecco, quello penso sia un ambito che rivoluzionerà molto le nostre abitudini nei prossimi anni.

Le app per gli smartphone sono infinite come i numeri primi?

Si, potenzialmente si. La verità, però, è che con la tecnologia attuale disponibile a bordo di uno smartphone quelle utili sono già quasi tutte presenti.

Frequenterai sicuramente locali e ristoranti, dal tuo punto di vista quando vedi tavoli pieni di ragazzi chinati sui cellulari che non si parlano..ma sono perennemente “connessi” che effetto ti fa?

Mah, questo dei locali che appendono cartelli tipo “non c’è il wifi parlate tra di voi” mi ha sempre fatto un po’ sorridere. La trovo una moda piuttosto radical chic nel senso peggiore del termine. Il problema non è tanto il passare ore davanti a uno schermo anche in un locale. Dipende da cosa stai facendo davanti a quello schermo. Parlare con un amico a migliaia di km di distanza è un conto e un’opportunità. Rincoglionirsi davanti a mele, pere e banane che scendono in un giochino è un’altra cosa. La verità è che, come in tutte le cose, la differenza la fa l’intelligenza della persona.

Come giornalista mi piace citarti una frase di Brecht “Devi sapere tutto...impugna un libro, è come un’arma. E non temere di fare domande ”Com’è cambiato il mondo del giornalismo negli ultimi anni?

“Io credo che il giornalismo sia cambiato in meglio. Si sia evoluto anche grazie agli strumenti che la tecnologia ci ha messo a disposizione. C’è voglia di fare buon giornalismo anche sul web con inchieste e reportage. In peggio è sicuramente cambiato il mondo dell’editoria, in Italia in particolare. Non solo si è arrivati in ritardo nel processo di passaggio dalla carta agli schermi, ma gli editori quasi mai hanno saputo o voluto convogliare le risorse economiche adeguate in ricerca e sviluppo su questi temi. Poi è chiaro che anche sul web vanno ripensati i criteri di sostenibilità di un’impresa editoriale. Pensare di andare avanti soltanto con la pubblicità, nel mito di tutto gratis a tutti, mi sembra difficile”.

Abbiamo intervistato poco tempo un bravissimo speaker radiofonico la domanda che ti pongo è questa: come veicolo di diffusione delle notizie, è meglio la parola trasmessa in fm oppure è più veloce il web ?

“Intanto permettimi di fare a Gabriele Ziantoni, di cui parli, un grosso in bocca al lupo per la nuova avventura. E’ un grande professionista e mi vanto di averne capito anni fa le potenzialità. Poi la vita ci ha portato su binari diversi. Ma quando sbaglio so riconoscere i miei errori e andare avanti. Ciò che sta ottenendo professionalmente è sintomatico della bravura e dell’impegno che dedica a questo lavoro. Tornando a noi, io ho cominciato a radio BBS, una piccola emittente romana. Poi Radio RAI mi ha permesso di capire e conoscere le potenzialità enormi della radiofonia. Sicuramente il web è uno strumento veloce, ma la radio ha un futuro roseo. E la tecnologia alla radio può far solo bene. Più convergenza c’è e meglio è”.

Ci sono stati momenti in cui il giornalista Grimaldi si è sentito tradito come uomo? In quale occasione?

“Tradito è una parola grossa. Diciamo che in tutte le mie precedenti esperienze lavorative sapevo fin dall’inizio chi avevo di fronte e qual era la realtà che mi circondava. Poi è chiaro che essere licenziati senza giusta causa con decine di migliaia di euro di stipendi non pagati e mesi di confino ai margini di una realtà editoriale che hai contribuito a rendere relativamente importante non fanno piacere a nessuno. Ma non ho rimpianti. So quel che ho dato e so, ancor meglio, il poco che ho ricevuto in cambio. Per il resto ho fiducia nella Giustizia e nel pubblico disprezzo che merita gente che non paga venti mesi di stipendi, girando in mercedes. Detto questo, in generale la cosa che mi dispiace di più quando gli editori fanno i furbi è che quasi sempre riescono a far nascere guerre inutili tra “poveri”. Tra contrattualizzati e precari, tra assunti e collaboratori. Lo trovo inutile e dannoso. Quello che oggi tocca a me, domani toccherà a te. Quasi sempre è così e in certi casi la storia mi ha dato ragione”.

Hai modo di credere ancora che il “giornalismo” sia il mestiere più bello del mondo?

“Più bello e più difficile. Ogni tanto mi capita di dire “ma chi me lo ha fatto fare”, ma sono pensieri estemporanei”.

Vivi di passioni oppure sei e pensi “Apple” ventiquattro ore al giorno?

“Beh no, vivo di passioni. Ad Apple, come agli altri, ci penso il giusto in relazione al mio mestiere. Poi di passioni ne ho quante ne vuoi. Forse pure troppe. La verità è che quasi sempre quando decido di non lavorare e rilassarmi finisco con un computer sulle ginocchia”.

Sappiamo che tieni conferenze sulla tecnologia ed hai provato i “google glass”, che impressione ti ha fatto la prima volta che li hai indossati?

“Se devo dirti la verità non una grande impressione. I Google Glass appartengono a una categoria di prodotto completamente nuova. E l’esperienza d’uso può essere spiazzante. Detto questo, dopo 48 ore di utilizzo ne ho apprezzato le capacità. Parliamo di un prodotto ancora in beta, ma che ha potenzialità enormi. E non mi faccio incantare certo da chi dice che portare una telecamera su un occhio è una roba da cyborg. E’ la stessa tipologia di persone che derideva chi negli anni 90 utilizzava cellulari grandi come una ventiquattrore. Dieci anni dopo il cellulare è un prodotto di massa cui quasi nessuno rinuncia”.

L’Italia come paese tecnologico è all’avanguardia? Abbiamo un presidente del consiglio molto “i-Tech”?

“Quante pagine di risposta ho? Scherzi a parte, direi di no. Non basta avere un presidente del consiglio attivo su twitter per essere all’avanguardia. Certo non fa male avere dei rappresentanti che usino strumenti di comunicazione moderna, ma non basta. Ci vogliono fatti e investimenti. Servono reti veloci, centri d’eccellenza in sviluppo e ricerca, soldi e voglia di cambiare a partire dalla pubblica amministrazione. Fin qui non mi pare si sia andati nella giusta direzione. Vuoi un esempio? Giriamo ancora con un documento d’identità di carta e nei pochi casi in cui abbiamo sperimentato quello elettronico l’abbiamo lasciato un contenitore vuoto, pressoché inutile per il cittadino se non per il risparmio di spazio nel portafogli. Per innovare, però, serve anche una cultura dell’innovazione. E questo puoi farlo soltanto a scuola, con investimenti seri e programmi rigorosi”.

Negli ultimi vent’anni quale è stata la scoperta più futuristica?

“Beh, il World Wide Web è nato tra il 1989 e il 1991. Senza web questa intervista non ci sarebbe stata. Ti pare poco?”

Per info ed invio Curriculum?

Potete scrivermi qui: info@overpress.it

Grazie della tua disponibilità,Pierluigi sei stato gentile nel concederti e parlare cosi apertamente del futuro che ci aspetta-

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