Federica Bern

Si deve cominciare a coltivare la propria intelligenza emotiva e sviluppare tutte le qualità interiori che abbiamo

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Luca De Bei e Federica Bern apriranno la quinta stagione del Teatro dei Conciatori (14 – 18 settembre 2016 ) con LO STUPRO DI LUCREZIA, lo spettacolo scritto e diretto da Luca De Bei, tratto da Shakespeare, vede Federica Bern protagonista di un monologo intenso ed emozionante.

Federica, prima di iniziare a parlare del tuo ruolo ne “Lo Stupro di Lucrezia”, vorremmo conoscere il percorso che ti ha condotto fino a qui. Quali sono stati i tuoi primi passi nel mondo del teatro?

Mi sono formata all’Accedemia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’amico” di Roma e poi prefezionata alla London Academy (LAMDA) di Londra. Ho lavorato con molti registi e autori contemporanei di teatro e negli anni ho avuto sempre una predilezione per i testi contemporanei e la ricerca di materiali nuovi.

Come sei dunque approdata alla collaborazione con il regista Luca De Bei e quale apporto sei riuscita a trasmettere attraverso la tua prova attoriale?

Con Luca ci conoscevamo da tanti anni e c’era una grande stima reciproca. Abbiamo lavorato inseieme per la prima volta nel 2009 e poi ho recitato “Le Mattine dieci alle quattro” che è stata una commedia premiatissima e che ha avuto una grande vita. Di lì in poi non ci siamo mai persi e infatti questo progetto l’abbiamo pensato insieme. Ho manifestato a Luca il desiderio di affrontare i versi del poema di Shakespeare “Lo Stupro di Lucrezia” e Luca, a sua volta, mi ha fatto la controproposta di trovare delle storie di donne d’oggi che fossero l’alter ego contemporaneo di Lucrezia.

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Nella quotidianità le vicende di stupro raccolgono commenti che indicano nel modo di vestire o di comportarsi della donna che ha subito violenza un sintomo di colpevolezza, fino a diventare uno sorta di giustificazione degli atti “incontrollabili” dell'uomo. Quali sono le tue riflessioni in merito?

Sono commenti ormai ingiustificabili, che forse trovavano più terreno in anni passati, quando la nostra società era fortemente patriarcale. Ma ora c’è una più grande consapevolezza, anche da parte degli uomini. Questo non esclude che ci sia da fare un grande lavoro culturale, su tutti i fronti, a cominciare dall’educazione. Bisogna educare i ragazzi fina da piccoli a coltivare una intelligenza emotiva e una sensibilità profonda verso loro stessi e gli altri esseri, donne o uomini, che funzioni come un bagaglio di saggezza per la vita.

I personaggi femminili collezionati nella durata dello spettacolo toccano temi talvolta distanti. Si parla comunque e sempre di diritti da conquistare con il coraggio e la ribellione. Vorresti introdurre chi sono questi personaggi e anticipare ai nostri lettori un poco le loro storie?

Dopo Lucrezia prende la parola, in un virtuale passaggio di testimone, Berta Càceres, attivista ambientalista dell’Honduras che era stata insignita del premio Goldam, il premio internazionale per l’attivismo ambintale. Nel marzo di quest’anno, Berta è stata assasinata nella sua casa, come tanti attivisti del suo paese che lottano per il diritto di vivere nei luoghi dove sono nati. Le parole di Berta ci spingono ad una riflessione sulla necessità di una nostra presa di posizione politica a favore della preservazione del nostro pianeta.

Gli altri personaggi sono: una bambina yemenita che scappa dalla famiglia e da un matrimonio forzato; una bracciante agricola italiana, costretta a ore massacranti sotto il sole per 3 euro l’ora; infine una giovane attrice, attivista per i diritti GLBT in fuga dall’Iran e che chiede asilo politico in Inghilterra.

Perché farsi paladine dei propri diritti civili causa sofferenze e sacrifici?

Perché innanzitutto ci sono ancora società nel mondo che non riconoscono certi diritti come “propri”, cioè della persona. E poi perché, molto spesso, ci sono interessi di natura economica, detenuti da una elite, che ostacolano in maniera più o meno scoperta lo sviluppo di una società.

Portare sul palcoscenico diverse figure femminili, differenti per cultura, età e storia personale, non deve essere stato emotivamente facile. Cosa puoi raccontarci in merito a questa esperienza?

Il mio sforzo emotivo non conta, è parte del lavoro normale dell’attore. Diciamo che con Luca, che mi ha guidato come regista, abbiamo giocato con il teatro, in modo da dare una voce specifica e originale ad ogni personaggio. Sempre giocando, però. Dichiariamo che io sono una singola attrice che dà voce a queste donne.

Non passa settimana senza che sui media compaiano tristi notizie di uxoricidio. Come commenti questa continua ricorrenza di tragedie perpetrato dagli uomini a danno delle loro compagne?

Lo spettacolo non affronta direttamente questa tematica. Per quanto riguarda il mio pensiero, come ho detto prima, si deve cominciare a coltivare la propria intelligenza emotiva e sviluppare tutte le qualità interiori che abbiamo.

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Con uno sforzo di immaginazione proviamo a calare i panni di Lucrezia ai giorni d'oggi, una donna che subisce violenza e trova la forza per reagire, non solo per se stessa ma per dei valori che posso contribuire alla salute della comunità. Come verrebbe accolta una figura del genere nella società contemporanea?

Nelle società di oggi, come si è visto nel caso di Berta Càceres, ci sono grandi contraddizioni. Un momento prima una donna può essere riconosciuta come una visionaria, portatrice di valori, di cambiamento e speranza, vedi grandi donne, sante, giornaliste o politiche come Madre Teresa, Anna Politovskaya, Aung San Su Ki , o Berta Càceres. Un minuto dopo la stessa donna può essere lasciata sola, se non addirittura ammazzata.

Cosa vorresti che lo spettatore portasse con sé a casa e nella sua vita privata dopo la visione a teatro de “Lo Stupro di Lucrezia”?

Il desiderio di agire nella propria vita per quello che conta. Per se stessi e per gli altri.

Quali progetti hai in cantiere dopo “Lo Stupro di Lucrezia”?

Questo inverno riprenderò la tourneè con Leo Gullotta con lo spettacolo “Spirito Allegro” di Noel Coward, una classica e perfetta commedia inglese. E poi continua la mia ricerca di materiali da proporre a teatro nel futuro, anche partendo dalla letteratura. Sono una grande lettrice di romanzi.

Valentina Zucchelli 

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