Marta Delfino

Marta Delfino

Lo scambio sensoriale, come il sentire con gli occhi o il vedere con le orecchie, è un “gioco” che conosco sin da bambina e di cui non so ne posso fare a meno. Mi aiuta a capire

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“La cantautrice che disegna musica”, è con questa bellissima definizione che Marta Delfino si è imposta all’attenzione di critica e pubblico.

Appassionata di arte e musica, vive a Savona con i suoi inseparabili lupi. Ha studiato grafica e comunicazione all'ISIA di Urbino, per poi entrare nel mondo del lavoro proprio in questo settore.

La musica è sempre stata presente, tanto da essere l'unica protagonista del suo progetto di tesi di laurea “InColore”: un viaggio all'interno del colore, con uno studio teorico sulla rappresentazione dei colori in musica, un alfabeto sonoro per non vedenti e non solo, con la musica del maestro Riccardo Zegna a rappresentare i colori: nessun elemento visivo, solo colori sonori.

Ma lasciamo che sia lei stessa a raccontarci il suo percorso artistico e non soltanto.

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Marta, ti conosciamo come la cantautrice che disegna musica, ma chi è Marta nella vita quotidiana?

Viaggio più che posso ma la mia tana è in Liguria, terra meravigliosa. Ho la fortuna di svegliarmi con il mare come orizzonte e il vento tra i capelli a spettinar pensieri! Mi piace il mio lavoro: mi occupo di comunicazione, sono grafico e addetto stampa.. lavoro con le immagini e con le parole. La mia famiglia, da sempre allargata e con la porta aperta, anzi, spalancata, mi ha insegnato l'accoglienza e il rispetto. Sono innamorata. Vivo con i miei lupi, amici e compagni di tutto, Blu e Sol. Da qualche anno si è aggiunta Breda, setterina salvata da una situazione poco piacevole. Dagli animali si impara ogni giorno. Vado a più concerti che posso, a più mostre che posso. Le cose che mi piacciono: il vino e i buoni sentimenti, il profumo del caffè quando ancora dormo, la voce di mia nonna, i passi veloci quando piove, la sera, il canto dei grilli, fare l'amore, i sorrisi, le nuvole che fanno le forme, la liquirizia, le dita di mia mamma quando mi spiega le cose, l'odore delle zampe dei miei cani, le stelle e la malinconia. Le cose che non mi piacciono: le bugie, il troppo sale e lo zucchero, la tristezza, quando non mi capiscono, quando non capisco, le scarpe con le stringhe strette, le tre di notte, quando dicono “non toccare”, la cattiveria, le caramelle gommose e tutte le cose grigie.

Come è nato questo connubio tra il disegno e la musica?

Ho sempre pensato alla musica come ad una visione, che coinvolge tutti i sensi e le percezioni. La musica mi ha sempre proiettato altrove e concesso il lusso di diventare altro. Lo scambio sensoriale, come il sentire con gli occhi o il vedere con le orecchie, è un “gioco” che conosco sin da bambina e di cui non so ne posso fare a meno. Mi aiuta a capire. I grandi della storia ci insegnano, pensiamo a Vivaldi che ha dipinto paesaggi meravigliosi con le sue note o a Kandinsky che ha suonato opere intere con i suoi colori. Ho iniziato a concretizzare i miei pensieri all'università, l'Isia di Urbino. La mia tesi, creata con il maestro compositore Riccardo Zegna e in collaborazione con l'Associazione Italiana Ciechi, è un alfabeto sonoro che rappresenta i colori. “Incolore” è un cd in cui le tracce sono i colori: rosso, blu, giallo, ecc.. E poi è nato “Marte”, il progetto delle mie performance, dove il mio nome è al plurale perché posso essere più me e quindi Musica, Arte e tutto quello che sento possibile, utilizzando tutti i miei sensi in ogni loro sfaccettatura.

Hai dedicato un brano alla perfomer degli anni 70 Abramovic. Cosa ti ha ispirato questa donna?

Marina Abramovic è un vulcano di idee, di sentimento, di coraggio. Quello che più mi colpisce delle sue performance è che sono oneste, sono vere. Molti artisti costruiscono i loro lavori, e questi possono risultare belli e unici ma non sempre veri; si intuisce facilmente il processo, il percorso e la decisione di certi gesti o segni. Marina Abramovic non lascia spazio a questo dubbio. Lei è sempre se stessa in ogni momento e lo urla in silenzio in faccia al pubblico che è li, di fronte ai quegli occhi immensi, così veri e specchiati. La vera opera di Marina Abramovic è essere Marina Abramovic. Quindi, se c'è un insegnamento che posso scegliere tra gli infiniti insegnamenti che la signora Abramovic può dare, è quello di essere me stessa e di portare in “mostra” nella musica e nell'arte quello che sono, senza costruzioni, senza filtri.

Ti sei confrontata con diversi artisti autorevoli come Eugenio Finardi del quale hai avuto il piacere di aprire un suo concerto, hai collaborato con Massimo Schiavon partecipando ad un suo lavoro. Come sono nate queste collaborazioni?

In questi anni passati a fianco della musica e di chi sa fare musica ho imparato tanto e quello che sono oggi è lo specchio delle persone e degli artisti che ho conosciuto. La mia collaborazione con il cantautore Massimo Schiavon ha avuto inizio nel 2007, grazie a Massimo ho potuto iniziare a dar voce alla mia voce! Ho fatto i cori durante i suoi tour e ho avuto l'onore di cantare nel suo disco “Piccolo Blu”. Poi dal 2015 ho iniziato a fare i miei primi concerti da sola, accompagnata da Marco Cravero e Alessandro Graziano, meravigliosi musicisti. Ho incontrato Eugenio Finardi sul palco del Premio Mario Panseri per il Miglior Giovane Cantautore Italiano, che ho vinto nel 2015. Ho avuto l'onore di aprire un suo concerto.. non so descrivere l'emozione e la gioia che ho provato. Incontenibili!! L'incontro musicale che ha più segnato la mia vita, umana ed artistica, è quello con Enzo Jannacci. Non solo artista, non solo innovatore, non solo musicista, non solo tantissime altre cose. Enzo Jannacci era, ed è, un uomo di una bellezza d'animo rarissima, di una sensibilità irraggiungibile. Resterà dentro al mio cuore, per sempre.

Una canzone o un foglio da disegno, cosa scegli per sentirti più libera di esprimerti?

Un foglio di carta su cui poter fermare immagini, parole e musica.. Un foglio da piegare ad areoplanino per far prendere il volo a tutti i miei pensieri.

Parliamo del disegno. Generalmente quali tecniche prediligi e cosa ti piace disegnare?

Non ho una tecnica preferita, né un soggetto preferito.. lo strumento è sempre al servizio del concetto (o almeno dovrebbe!!) quindi dipende molto da quello che voglio esprimere. Durante questi ultimi live, ad esempio, ho usato principalmente il carboncino: sa essere gentile ed etereo ma allo stesso tempo, se utilizzato con più forza e coraggio, sa essere deciso. Questo crea dinamica, che “stranamente” è un termine per lo più musicale!

Realizzerai una personale?

Sì e ne sono felicissima! Durante questo ultimo anno ho realizzato alcune mostre contemporaneamente ai miei concerti, quindi legate strettamente agli eventi musicali. Ora invece sto preparando la mia prima personale in Liguria. La musica sarà ad ogni modo presente.. con qualche mio intervento “a sorpresa” durante il periodo dell'esposizione!

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Musicalmente invece quali saranno i tuoi prossimi impegni?

A fine ottobre ho un appuntamento importante, sono in finale al prestigioso Premio Bianca D'Aponte. Canterò ad Aversa nel meraviglioso teatro Cimarosa e sono già emozionatissima!
Ho nuovi concerti in programmazione ed il sogno del mio primo disco, che giorno dopo giorno sta prendendo forma!

Sei stata scelta da FIDAPA, Federazione che sostiene le donne che operano nel campo artistico, per rappresentare il talento delle donne. Raccontaci questa esperienza…

FIDAPA è un gruppo di grandi donne impegnatissime in tanti settori e discipline. Mi hanno scelta per rappresentare il talento femminile nelle arti ed è stato un vero onore essere l'ospite della “Cerimonia delle Candele”, in cui i membri, da tutt'Italia e dalle sezioni internazionali, hanno portato la propria testimonianza, incoraggiando tutti i talenti ad emergere senza paura. Ho cantato e disegnato per loro e simbolicamente per tutte le donne: un grande onore e una bellissima soddisfazione.

Sei partecipe di diversi progetti solidali dell’ospedale pediatrico Gaslini di Genova. Vuoi raccontarci di cosa vi occupate e come potrebbe dare un aiuto anche chi non è in loco?

Dal 2012 con Massimo Schiavon ci facciamo portavoce di importanti progetti della Gaslini Onlus, da “La Casa sull'Albero”, sportello antiviolenza minori del pronto soccorso pediatrico, al progetto “Accoglienza”, tutto l'aiuto possibile alle famiglie dei bambini ricoverati nella struttura. Cerchiamo di diffondere questi messaggi attraverso i nostri eventi, attraverso la musica, andando nelle scuole a parlare con insegnanti e con gli alunni. Ho realizzato un cartone animato con la canzone “Scendi Piano” di Massimo Schiavon che è diventata l'inno della Onlus; i due protagonisti “Piccolo Blu e Piccola Blu” sono le mascotte della struttura. Si può sostenere la Gaslini Onlus con una donazione, informandosi su questi progetti e condividendoli. Tutte le info su www.gaslinionlus.it

Sara Grillo 

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