Giorgia Giuntoli

Nell'improvvisazione è necessario Un ascolto estremo, in primis. L'attore qui deve saper cogliere tutte le informazioni sottostanti la battuta data e saperle lavorare immediatamente ai fini della costruzione della storia.

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La Ast Company debutterà con il Destino dei Secondi in anteprima al Teatro Porta Portese di Roma dal 28 al 30 ottobre per poi presentare la Prima nazionale a maggio 2017, all’interno della stagione del Teatro Cometa Off.

La AST Company, unica nel suo genere in tutta Italia, è una compagnia di ricerca che nasce nel 2010 e che tra le sue specifiche ha la commistione tra il teatro di testo e il teatro improvvisato.

Il progetto del destino dei Secondi prende vita nel 2011, e si articola come un percorso di sperimentazione narrativa, drammaturgica e performativa su alcune opere shakespeariane. La compagnia inizia a lavorare sulla suggestione che si possa narrare il “non scritto” del testo del bardo, raccontando all’improvviso la storia di alcuni personaggi secondari shakespeariani ma senza intaccare in alcun modo la storia madre. Date alcune scene cardine di testo, rappresentate così come le ha scritte l’autore, gli attori integrano la storia con una narrazione all’improvviso che ha per protagonista un personaggio secondario dell’opera in esame, scelto dal pubblico all’inizio della performance.

Ogni replica uno spettacolo diverso, ogni rappresentazione un protagonista diverso dell’opera shakespeariana presa in esame che, entrando e uscendo dalle scene del testo originale, porta avanti la propria storia, senza snaturare in alcun modo l’opera madre.

Abbiamo intervistato Giorgia Giuntoli, regista del progetto.

Benvenuti su Unfolding Roma! Da dove nasce il progetto del Destino dei Secondi?

È un progetto nato a fine del 2009, dall'incontro tra me ed una compagnia di improvvisatori teatrali, i Testi Mobili. Decidemmo di coniugare il teatro di prosa con la tecnica dell'improvvisazione teatrale. Nacque così l'idea di lavorare su dei capisaldi della cultura teatrale e raccontarne le vicende dei personaggi secondari. Da qui il Destino dei Secondi. Debuttammo proprio con la versione basata su Romeo e Giulietta e poi affrontammo l'Otello

Come mai avete scelto di mettere in scena dei testi shakespeariani?

Perché le opere shakespeariane fanno parte dell'immaginario di tutti noi. Chiunque, anche se sommariamente, sa chi è Romeo, cosa muove Giulietta; era per noi fondamentale, ai fini della comprensione del lavoro che stavamo affrontando, che il pubblico conoscesse la storia alla quale, con la narrazione, volevamo rimanere paralleli. Cercavamo un patto di fiducia con il pubblico.

È particolare anche la formula che utilizzate: prima dello spettacolo, lasciate che sia il pubblico a decidere quale personaggio secondario interpretare. Com’è nata l’idea di uno spettacolo di questo tipo?

Questa è una tecnica tipica dell'improvvisazione teatrale, atta a mostrare e garantire che lo spettacolo nasca da una suggestione, da un input dato all'improvviso dal pubblico. Abbiamo mutuato questa prassi al fine di rendere manifesto il lavoro improvvisativo, anche se ancorato ad una storia conosciuta.

Nel 2011 avete interpretato Romeo e Giulietta, nel 2012 Otello, mentre, per il 2018, è previsto l’Amleto. Tre opere fondamentali per conoscere l’arte del bardo, eppure diverse tra loro. Quali sono, secondo te, gli elementi di difficoltà nell’affrontare questi grandi capolavori?

Proprio il fatto che tutti conosciamo ed apprezziamo la grandezza delle storie e dei personaggi narrati. E' difficile mantenere la credibilità narrativa dei personaggi ogni qual volta si deve improvvisare la storia senza tradire le dinamiche, le relazioni, il motivo che muove l'opera di riferimento. La grandezza di Shakespeare è proprio aver creato degli archetipi dai quali è complicato scostarsi, ma è al contempo avvincente ed entusiasmante farlo. Le difficoltà del Romeo e Giulietta, per noi, sono principalmente state nel dover narrare ciò che gravita intorno ad un mondo “giovane”, di adolescenti, senza però scaturire nella parodia; affrontare la disperazione dell'amore fine a se stesso, dove non si trovano le ragioni dell'intelletto, dove non c'è spazio per il ragionamento “adulto”. L'Otello ci ha posto di fronte al problema opposto: un mondo politico, di potere, che declina se stesso nelle variabili delle vendette e gelosie. Dell'Amleto...te lo dirò appena avremo capito come affrontarlo! E' l'opera che più ci spaventa data la complessità delle mille ragioni che muovono il principe di Danimarca.

Il vostro progetto mira a mettere in scena i drammi e le storie dei personaggi secondari, mantenendo fede alla trama originale. Qual è stato il personaggio più difficile da reinterpretare, a tuo giudizio?

Del Romeo e Giulietta credo sia stato il personaggio del Principe. E' cardine della storia seppur poco trattato: è colui il quale detta la regola e la fa rispettare, ma è al contempo coinvolto nei lutti derivati dall'amore interrotto dei due giovani. Ha una parte fortemente militare, razionale, ma deve necessariamente fare i conti anche con la parte emotiva: perde due parenti nella tragedia. E' stato molto difficile capirne i confini comportamentali, i contorni emotivi.

Qual è, invece, quello che ti piacerebbe maggiormente mettere in scena, in futuro?

L'Amleto. Trovo impossibile poter narrare altro al di fuori di ciò che il Bardo ha scritto in questa opera, c'è tutto. Per questo lo faremo!

Voi puntate su un teatro d’improvvisazione, in cui l’artista è chiamato ad improvvisare sul palco, cogliendo le emozioni e gli stimoli del momento. Quali sono i segreti per riuscire ad eccellere in questa forma teatrale particolare?

Un ascolto estremo in primis. L'attore qui deve saper cogliere tutte le informazioni sottostanti la battuta data e saperle lavorare immediatamente ai fini della costruzione della storia. L'interprete deve avere conoscenza delle tecniche di narrazione, delle regole della regia teatrale; deve possedere la tecnica di palco, la tecnica recitatativa che lo faccia muovere liberamente tra i vari generi e canoni stilisti. Chi si occupa di teatro improvvisato, a mio avviso, deve essere un super attore, molto più colto e preparato del regista stesso.

Ogni spettacolo costituisce un unicum, diverso da tutti gli altri. Questo è uno stimolo, per te, o può creare delle difficoltà?

Entrambe le cose. Già di per se uno spettacolo teatrale è unico, sempre, ad ogni replica, anche nel teatro prosa evidentemente. Con la tecnica improvvisativa non hai però la possibilità di perfezionare la performance, ogni volta è buona la prima! Ciò stimola ad allenarsi per creare sempre delle ottime “prime”; al contempo è frustrante non poter “ripetere” lo spettacolo quando si riesce a creare qualcosa di buono, di bello. La sera dopo ci sarà un'altra storia... E' stimolante ma molto difficile.

Ci racconti i tuoi esordi nel mondo del teatro?

All'Università la sapienza di Roma studiavo Lettere, volevo fare la giornalista. A metà del primo anno accademico frequentai un seminario sul Don Giovanni, al teatro Ateneo, condotto dal maestro Quartucci. Alla fine dei lavori mi esortò a studiare recitazione, secondo lui avevo dei talenti che potevano essere coltivati. Gli ho creduto. Da lì il percorso accademico e tanta, tanta gavetta. Ho incontrato molti maestri che mi hanno formata professionalmente e umanamente, in primis il compianto Nikolai Karpov. Da quell’esperienza all'Ateneo sono passati quasi 25 anni.

Quando hai capito che la regia potesse andare oltre alla semplice passione e diventare qualcosa di più profondo?

Fino ai 23 anni ho fatto principalmente l'attrice. Poi, la passione per le dinamiche delle relazioni e l'indagine delle motivazioni che muovono i personaggi ha preso il sopravvento. A 30 anni sapevo che avrei fatto della regia il mio mestiere. E così è stato.

Siamo ormai vicini al referendum costituzionale promosso dal premier, in cui gli italiani sono chiamati a votare sulle modifiche alla Costituzione. Che idea ti sei fatta, al riguardo?

Non faccio fatica ad ammettere che vivo da diversi anni un grande sconforto nei confronti della politica. Rimango frastornata dagli esercizi di retorica dei politici; mi sembra sempre di non capire, di perdere la lucidità dell'ascolto. E forse è così. Comunque l'idea di toccare la Costituzione mi crea un disagio profondo.

La Costituzione è frutto di un’irripetibile stagione di grande impegno civile, inaugurata all’indomani della Liberazione grazie a grandi uomini che credevano nei valori democratici che, per oltre un ventennio, il fascismo aveva calpestato. Credi che si possa ritornare ad un clima politico simile, con una classe dirigente dotata di grandi valori morali, etici e civili?

No. Non ora. Manca la mia generazione. Più avanti forse, ma non nutro grandi aspettative.

Chiudiamo con un’ultima domanda: quali saranno i tuoi progetti futuri, per il 2017?

Insegnerò in Accademia Artisti a Roma, continuerò a dirigere il Centro sperimentale di improvvisazione e teatro di Roma, a seguire artisti professionisti come coach, a fare e a parlare di teatro. Torneremo con la AST Company a Roma con il Destino dei secondi al teatro Cometa off, girerò l'Italia con un altro spettacolo intitolato Naked. E ritornerò al teatro di testo, il mio grande amore.

Riccardo Proverbio

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