Donald Trump Conquista La Casa Bianca

Donald Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d'America, la più potente nazione della Terra, quella con l'arsenale atomico più distruttivo e con l'esercito più forte, addestrato e meglio attrezzato. Paura?

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I sostenitori di Hillary Clinton sono increduli, soprattutto quelli maschi i quali già agognavano il rispetto della promessa elettorale fatta da Madonna pochi giorni fa.

Donald Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d'America, la più potente nazione della Terra, quella con l'arsenale atomico più distruttivo e con l'esercito più forte, addestrato e meglio attrezzato. Paura?

Più crescevano i numeri a favore di Trump, più le borse cadevano in picchiata: un crollo verticale. Una vittoria inaspettata? Non proprio.

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Trump ha conquistato 310 grandi elettori contro i 232 della Democratica Clinton. Il complesso e a noi sconosciuto sistema elettorale americano fa si che il voto popolare sia incredibilmente quasi alla pari, 47,6% per Hillary contro il 47,5% per Donald (al momento in cui si scrive, alcuni spogli non sono ancora del tutto conclusi) mentre il numero dei voti a favore è leggermente appannaggio della Clinton per una manciata di preferenze.

La vittoria di Trump si è concretizzata con la presa della Florida che contempla ben 29 grandi elettori, quindi con la Pennsylvania (20 grandi elettori) ed il Wisconsin (10 grandi elettori).

Non è stata una vittoria schiacciante ma sicuramente è andata oltre ogni aspettativa, soprattutto dopo i risultati dei sondaggi che erano stati pubblicati nelle ultime settimane e soprattutto dopo l'assoluzione della Clinton da parte dell'FBI per il caso delle email segrete, cosa che aveva fatto tornare Hillary in testa.

La fallibilità dei sondaggi ci fa tornare indietro nel tempo di qualche mese, più precisamente a quella notte di inizio estate, era il 23 giugno, quando contro ogni pronostico la Gran Bretagna diceva addio all'Europa. I sondaggi davano il Remain in testa, nessuno si aspettava un capovolgimento di scena. Ad inizio scrutinio il Remain sembrava lanciato verso la vittoria, andammo a letto sereni e ci risvegliammo con la vittoria dei sostenitori del Brexit. Cominciammo a dubitare dei sondaggisti e del loro lavoro.

E anche questa volta i sondaggi davano Hillary Clinton saldamente in testa, pronta a diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti d'America. Ma si sbagliavano ancora.

Qui è naturale porsi un quesito o i sondaggisti devono rivedere le loro metodologie di lavoro o c'è il sospetto che il sondaggio sia utilizzato allo scopo di muovere voti da una parte a un'altra. Forse i sondaggisti dovrebbero rivedere le loro metodologie, non si può credere ai complotti anche perché non sembra che questa tecnica abbia funzionato sia nel primo che nel secondo caso.

Dissolte le nubi sulle teorie complottiste dei sondaggi orientativi cerchiamo di orientarci meglio su quello che forse è accaduto oltre oceano.

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Sono tutti concordi sul fatto che tutta la campagna elettorale sia stata la più brutta e sporca degli ultimi vent'anni, sono tutti d'accordo anche sul fatto che entrambi i candidati fossero impresentabili, ma a quanto pare questo passava il convento.

I democratici non hanno avuto di meglio che presentare la moglie di un ex Presidente la quale ha intrapreso la carriera politica nonostante gli scandali matrimoniali e le ancor più torbide vicende politiche tra email segrete ed indagini dell'FBI.

E' mancato chiaramente il coraggio di osare, Bernie Sanders sarebbe stato sicuramente un candidato scomodo, facilmente attaccabile da Trump o da qualsiasi altro Repubblicano, ma sarebbe stato almeno un segnale di cambiamento, di novità, una politica più ispirata e moderna (molti giovani avevano sostenuto con forza Sanders) e non asfissiante e stantia come quella proposta dalla Clinton. Nel momento in cui Hillary è stata scelta come candidata mi è tornata alla memoria la sfida per il Campidoglio tra Francesco Rutelli e Gianni Alemanno. Non importa se la pietanza che ti viene proposta è la più invitante ed accattivante, se l'hai già mangiata e non ti è piaciuta, è difficile che la vorrai gustare nuovamente.

Donald Trump ha vinto per lo stesso motivo per cui ha vinto la Brexit ed il M5S a Roma e lo stesso motivo per cui vincerà il NO al referendum del 4 dicembre (anche se in questo caso bisognerebbe aprire delle doverose parentesi ma non è questo l'ambito): ha vinto l'antipolitica, ha vinto l'incapacità da parte della vecchia classe politica di rinnovarsi e di trarre nuova linfa vitale dai cambiamenti globali, di tracciare nuovi percorsi sostenibili ambientali, finanziari e sociali. La globalizzazione ha cancellato le diversità politiche ed acuito quelle sociali, si è preso il peggio della politica, ci si sta dirigendo verso una involuzione politica, sociale, economica ed ambientale che i nuovi personaggi che prendono il potere non sono in grado di affrontare.

E' questa l'era del populismo, della chiusura mentale, dell'affossamento della cultura che sopravvivrà in piccole e sperdute sacche di conoscenza come furono i monasteri nel medioevo. Non sorprende dunque che Salvini, Farage, la Le Pen e anche Grillo, salutino trionfalmente il successo del magnate americano, loro principali esponenti dell’antipolitica che sta prendendo piede in tutti i paesi democratici.

E’ opinione diffusa che le vittorie di Brexit e Trump possano essere ricondotte al voto a favore di analfabeti funzionali, popolazione non scolarizzata e sotto acculturata. Ma non è questo il prodotto di quella classe dirigente che ha governato fino ad ora? Qualcosa è cambiato. La sconfitta può dunque essere maturata nell'incapacità di dare delle risposte a dei cambiamenti importanti e pesanti che negli ultimi anni hanno cambiato gli equilibri mondiali.

Tornando a Trump, nessuna paura. Il Tycoon (che in inglese indica generalmente il magnate dell'industria potente ed autoritario) manterrà la sua facciata arrogante, razzista, spocchiosa ed irritante. Darà libero sfogo al suo egocentrismo mentre lo staff politico repubblicano guiderà la nazione cercando di fare la politica che le è propria: solitamente si dice che can che abbia non morde ed io credo sia anche questo il caso.

La vera preoccupazione invece è per il nostro pianeta. Nel panorama geopolitico internazionale stanno venendo meno leadership collaborative ed illuminate che comprendano la situazione di non ritorno a cui ci stiamo avvicinando sempre di più.

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Le avvisaglie sono sempre più imponenti ma la popolazione mondiale è sempre più sconfortata ed affaticata, affamata e scontenta e quella più evoluta dirige la sua rabbia verso le vecchie classi dirigenti incapaci di dare risposte politiche e sociali alle necessità di un panorama internazionale sempre più in crisi. Lentamente stiamo mettendo da parte, invece, le priorità ambientali dimenticando che questo pianeta è l’unico che abbiamo e dove possiamo vivere e far vivere le generazioni future.

Alessio Capponi


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