Claudio Bellumori

Claudio Bellumori

il bravo giornalista è quello che scrive notizie, lasciando perdere sensazionalismi e morbosità.

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Ci troviamo presso il Liceo Classico  Giulio Cesare nell’elegante quartiere “Trieste” in una pausa di una conferenza per gli ottant’anni di questo importante liceo, ho il piacere di incontrare ,e di scambiare due chiacchiere con un bravissimo giornalista nonché direttore del quotidiano on line Roma Post : Claudio Bellumori

Cominciamo con una domanda semplice e ti chiedo subito un'opinione :Sono i fallimenti che fanno crescere mica il successo, ti puoi identificare a livello formativo in questa frase?

Più che fallimenti, parlerei di delusioni. Ho iniziato a scrivere collaborando con alcuni quotidiani della provincia di Grosseto. È stata una bella palestra ma a un certo punto ho pensato di meritare un po’ più di considerazione, per il tempo speso e l’impegno offerto giorno dopo giorno. Invece, dall’altra parte, non sono mai andati oltre il “grazie”. Probabilmente non c’era spazio per me. O forse quello spazio doveva essere occupato da altri. Non dico che mi sono sentito mortificato, ma ho pensato di lasciar perdere e dedicarmi ad altro. Poi mi sono trasferito a Roma, dove gli eventi hanno preso un’altra piega. Una bella piega.

Nella tua carriera giornalistica presumo abbia incontrato numerosi colleghi:esistono due categorie quelli "buoni" e quelli "cattivi" chi è il bravo giornalista?

Da un punto di vista professionale, il bravo giornalista è quello che scrive notizie, lasciando perdere sensazionalismi e morbosità. Sotto l’aspetto umano e dei rapporti, il bravo giornalista è quello che parla guardandoti negli occhi. Gente così se ne trova poca. La maggior parte pugnala alle spalle e tende a dimostrare di essere migliore di te. Facciano pure. Io, francamente, me ne infischio.

Il giornalismo è molto cambiato in questi anni :da addetto ai lavori,che opinione ti sei fatta di questa professione?

Hai ragione. Adesso è tutto più veloce, complice l’avvento di quotidiani on line e dei social network, oltre all’uso della tecnologia nell’informazione. Inoltre lo stesso stile di scrittura è mutato. Ci sono molti periodi brevi, c’è più ritmo. Questo vortice ha portato a dare spazio più alla quantità che alla qualità. Così vengono redatti tanti articoli e solo alcuni hanno sostanza. Poi, per rincorrere gli altri, può accadere che la notizia non venga verificata. E così si commette il più classico degli autogol.

Presumo sia un divoratore di libri:puoi raccontarmi il tuo ultimo libro letto e se ti immedesimi nel personaggio?

Allora, gli ultimi due libri (dico due perché li ho letti insieme) non sono stati ‘divorati’ per svago ma, se vogliamo, per lavoro. Il primo, “Working on web. Giornalisti e comunicatori: come non si inventa una professione” mi è servito per capire alcune dinamiche del mondo dell’informazione e dei prodotti telematici: come rilanciare una notizia, l’ampliamento di lettori, la pubblicità. Il secondo, “Steve Jobs. Lezioni di leadership” è stato più il tentativo di carpire qualche trucco su come guidare una squadra.

Comunque, l’unico libro dove mi è capitato di immedesimarmi con il personaggio è “Diario di scuola” di Daniel Pennac. Un racconto autobiografico dello scrittore, che ammette di essere stato un somaro con la ‘S’ maiuscola. Ma che allo stesso tempo nota: “Sì, è la prerogativa dei somari, raccontarsi ininterrottamente la storia della loro somaraggine: faccio schifo, non ce la farò mai, non vale neanche la pena provarci, tanto lo so che vado male, ve l'avevo detto, la scuola non fa per me... La scuola appare loro un club molto esclusivo di cui si vietano da soli l'accesso. Con l'aiuto di alcuni professori, a volte”.Ebbene, io devo dire grazie al professor Domenico Nucci, insegnante di Italiano del Liceo Classico di Orbetello. L’unico che mi ha saputo prendere per il verso giusto. L’unico che ho risentito dopo aver superato l’esame per diventare giornalista professionista. Dopo il diploma, c’eravamo visti un’altra volta più di dieci anni. Mentre parlavo con lui al telefono mi è scesa una lacrima.

Le tue esperienze lavorative negli ultimi anni quanto ti hanno fatto crescere?

Sì, senza dubbio. Ho lasciato la tranquillità di Capalbio Scalo e della campagna maremmana per seguire un sogno in città. E per amore. Dalla Capitale, per quattro anni, ho continuato a collaborare per i quotidiani della mia zona. E per mantenermi lavoravo in un call center, mi occupavo di sondaggi. Lì ho conosciuto tante persone fantastiche: chi aveva studiato per fare l’attore, musicisti, insegnanti e chi, con famiglia, si era ritrovato di punto in bianco senza lavoro.Poi è capitata l’occasione con L’Opinione, dove ho scritto di cronaca e, qualche volta di sport. Nella redazione romana – più in quelle di Civitavecchia e Viterbo – ho conosciuto gente in gamba, dal punto di vista lavorativo e umano. Con qualcuno si è instaurato un bel rapporto di amicizia, che è andato oltre desk e taccuini.Il salto c’è stato e lo avverto. Vivere in città mi ha aiutato a non prendere troppo sul serio le critiche. E ad avere più autostima. Mio nonno diceva: le parole vanno pesate dalla bocca da cui escono. Ecco, se l’interlocutore chiacchiera per il solo di gusto di farlo, penso ad altro. E così vivo meglio.

Prima come uomo e poi come giornalista;che opinione dai dell'eccessiva violenza sulle donne che purtroppo si verificano da oramai tanto tempo nel nostro paese,quali sono le cause e come si può uscire da questa situazione?

Picchiare una donna rende un uomo infame, piccolo, inutile. Non sono un psicologo per comprendere le cause di tanta imbecillità. Penso solo che chi si rende protagonista di certi gesti è una persona senza anima, forse frustrata e capace di farsi forte davanti a un essere più ‘debole’ fisicamente. Uscire da questa situazione? È complicato, dopotutto la madre dei cretini è sempre incinta.

Una domanda che vorrei porti riguarda la “pedonalizzazione selvaggia” voluta dal sindaco Marino cioè la nuova ztl nel centro storico di Roma che impedisce ai motorini di recarsi in centro!?Qual’è la tua opinione? A mio avviso del suo programma elettorale non è stato fatto nulla?

Sul discorso della ztl, il mio parere è sintetico. Si vuole chiudere il centro? Perfetto, ok. Creiamo in alternativa un sistema di trasporti all’altezza. Invece niente. Le corse dei bus vengono razionalizzate, in alcuni casi soppresse. La linea metro è quella che è. Insomma, è una decisione ‘all’italiana’. Ovvero: facciamo questo, alla faccia delle conseguenze. Per quanto riguarda Ignazio Marino sindaco, il recente sondaggio commissionato dal Partito democratico parla chiaro: i romani sono scontenti. Addirittura per il 40 per cento di loro, il chirurgo genovese ha fatto peggio di Alemanno. Il capogruppo Pd in Campidoglio, Francesco D’Ausilio, ha parlato di scelte impopolari e dell’incapacità di dare risposte ai cittadini. Secondo me ha azzeccato la questione. Ma ci sarebbe da ricordare: Marino ha vinto le primarie del Partito democratico e poi le elezioni. Dopodiché, è andato per la sua strada. Marino, per ora, non ha seguito gli ordini di una certa scuderia. Forse il Pd starà facendo mea culpa, chissà. Fatto sta che da questa situazione ne sta approfittando il Movimento Cinque Stelle. Il centrodestra, spaccato, sta perdendo pezzi per strada.

Hai mai sofferto di pregiudizi?

In linea di massima sono permaloso. E quando ho cominciato a scrivere ho avvertito il peso delle critiche. La maturità e i famosi schiaffoni raccolti negli anni mi hanno fatto crescere. Adesso, ripeto, valuto lo spessore delle parole di chi ho davanti. Sulle chiacchiere alle spalle, invece, non posso farci niente. È uno sport nazionale.

Il centro storico è sotto assedio di bande di criminali di etnie che conosciamo bene:parlarne diventa spesso come “razzismo”, da un certo tipo di stampa legata ad un particolare colore politico:una tua opinione?

L’altra sera, a Servizio Pubblico, Marco Travaglio parlava dell’Italia come di uno Stato cialtrone, dove chiunque può arrivare e fare i propri comodi. Roma è la Capitale e, di conseguenza, è il riflesso del Paese. È vero ci sono bande che delinquono e criminali stranieri al soldo di criminali italiani. Il rispetto delle regole non è il piatto forte del Belpaese. Anche il vicino di casa modello getta le batterie per strada o in pineta perché l’isola ecologica è lontana. Senza dubbio la città è caotica e non esiste una linea, anche dura, per prendere in mano la situazione. E questo non è razzismo.

Renzi sta alzando la voce in un Europa,governata da burocrati :secondo te è una sua forma di autocelebrazione ?

Il premier Renzi si è fatto conoscere a La ruota della fortuna di Mike Bongiorno. Già si vedeva che davanti le telecamere ci sapeva fare.

Da piccolo sognavi di fare quale mestiere,la vita ti ha portato a fare un lavoro particolare dove gli occhi e la parola sono essenziali:se non diventavi una bravo giornalista che cosa avresti fatto ?

Bella domanda. Nella mia testa c’è sempre stata confusione. Non so come mai, ma da piccolo volevo fare il carabiniere, mi piaceva la divisa da cerimonia. Poi ho deciso che nel 2000 sarei diventato portiere della Nazionale di calcio. Per fortuna Dino Zoff mi ha preferito Francesco Toldo. Nel mezzo registravo con un vecchio stereo e cassette consunte telecronache di partite. Me le inventavo, una sorta di Tutto il calcio minuto per minuto fatto in casa. Poi mi sono diplomato e laureato senza avere una meta. Infine, nel 2004, ho cominciato scrivere. E da allora non ho più smesso.

Romapost il web magazine che tu dirigi insieme ad altri colleghi ha in progetto di fare anche la controinformazione? Come veicoli le notizie ?

In primis Roma Post è un quotidiano on line. Poi controinformazione è un termine che non mi piace. Mi ricorda il bastian contrario, quindi chi deve dire no a priori. Noi cerchiamo di scovare e scrivere notizie, utilizzando un linguaggio possibilmente chiaro e senza toni accesi. Diamo spazio a tutte le voci e non tiriamo la carretta a nessuno. Le notizie sono socializzate tramite Facebook, Twitter e Google+.

Progetti per il futuro,la tua mente è sempre un cantiere aperto a nuove iniziative?

Il sogno è far diventare Roma Post un quotidiano on line attento al territorio. Un grande giornale di quartiere, con la cronaca dei quindici Municipi. Non un copia incolla di agenzie, ma articoli con un lavoro alle spalle. Ovviamente la politica centrale non sarà abbandonata, ma ritengo che sia necessario avviare un percorso di interesse verso le varie zone di Roma, periferiche e non. In primis perché i “mostri sacri” (Il Messaggero, La Repubblica, Corriere della Sera) sono inarrivabili. E poi perché il cittadino, se ha problemi, bussa alla porta del minisindaco. Perché quella del sindaco è difficile da raggiungere. Non solo per il traffico.

Grazie Claudio sei stato gentile ora sta riprendendo la conferenza e ti lasciamo al tuo lavoro,sicuramente leggeremo su Roma post un ottimo articolo di questo avvenimento,grazie ancora.

Per visitare il quotidiano on line diretto da Claudio di seguito posto l'indirizzo web :

http://www.romapost.it/

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