Lorenzo De Liberato

A volte si pensa che il teatro, come altre arti rappresentative, sia una fuga dalla realtà. Io penso che sia totalmente l'opposto.

stampa articolo Scarica pdf

Al Sala Uno Teatro andrà in scena dal 29 novembre al 04 dicembre lo spettacolo DONNE AL PARLAMENTO – Ecclesiauze di Aristofane, per la regia di Lorenzo De Liberato.

Un gruppo di donne, travestite da uomini, con a capo Prassagora, decidono di infiltrarsi in assemblea per far approvare un decreto che trasferirebbe alle donne il potere della città di Atene. Dato che la città è da tempo in balia di persone che non sono più in grado di governare, Prassagora e le sue complici riescono facilmente nel loro intento e gli uomini votano a favore della proposta.

Una volta al potere le donne deliberano una serie di provvedimenti di stampo "comunista" come la condivisione dei possedimenti e del denaro per il bene comune. Queste riforme valgono anche per i rapporti sessuali e così le donne hanno la libertà di andare a letto e fare figli con chiunque vogliano; tuttavia, siccome questo potrebbe favorire le persone fisicamente belle, si decide anche che ogni uomo, prima di andare con una donna bella, sia tenuto ad andare con quelle brutte, e viceversa. Queste delibere però creano una situazione assurda e paradossale sconvolgendo le vite degli abitanti della città.

Lorenzo, un regista uomo racconta una storie composta principalmente da donne. Come ti sei trovato in questa situazione?

Beh, come dire... Benissimo! Ho organizzato un plotone di rivoluzionarie che sarebbe pronto a conquistare il mondo! Le quattro attrici sono state bravissime e disponibili ad aiutarmi nel caratterizzare ogni personaggio e devo dire che siamo tutti molto soddisfatti del nostro lavoro.

Quali sono state le principali difficoltà che hai dovuto affrontare nell’elaborazione di un testo teatrale antico?

Principalmente la riscrittura del testo. Trattandosi di una commedia abbiamo dovuto fare immediatamente i conti con un tipo di comicità che nel 2016 lascia un po' il tempo che trova. Quasi tutti i giochi comici dell'opera sono basati sulla volgarità e sul paradosso, mentre noi abbiamo cercato di modernizzare i personaggi il più possibile, pulendo il linguaggio e, senza tradire il messaggio dell'autore, correggendo il tiro per far sì che il pubblico possa immedesimarsi il più possibile, nonostante Aristofane abbia composto l'opera più di 2400 anni fa.

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

A cosa è dovuta la scelta di decontestualizzare l’opera dalla sua cornice storica e quali conseguenze porta con sé?

La scelta mi è sembrata abbastanza ovvia: Aristofane racconta del degrado politico ateniese, una situazione al limite del sostenibile, secondo lui, e onestamente non mi sembra che le cose ai nostri giorni, qui in Italia, siano tanto diverse. In più penso fermamente che i concetti espressi dall' autore attraverso i personaggi appartengano a tutti i paesi e a tutti i sistemi politici.

Le donne riescono a sovvertire il Parlamento. Ma rappresentano una minoranza e per questo devono ricorrere a un inganno. La voce delle minoranze devono ricorrere sempre a stratagemmi per essere ascoltate? Perché non siamo ancora in grado di comunicare efficacemente con tutti?

Ricorrono ad uno stratagemma perché nel testo di Aristofane non hanno ancora diritto di voto. Parliamo del 392 A.C.... All'interno del testo l'inganno viene utilizzato sopratutto in maniera positiva, per sottolineare non solo la furbizia, ma anche la voglia e la passione di questa minoranza e fino a che punto si è disosti a rischiare per raggiungere un obbiettivo. L'idealismo è qualcosa di estremamente affascinante, un motore che ha scatenato i più importanti e radicali cambiamenti nella storia dell'uomo. Ai giorni nostri purtroppo non vedo nessuno che sia in grado di riaccendere questo motore e penso che con l'aumentare dei mezzi di comunicazione sia fortemente scesa la qualità di quest'ultima. Dubito che non siamo in grado di comunicare efficacemente con tutti, piuttosto penso che il nostro disinteresse sia arrivato ad un livello troppo alto e gli idealisti si siano estinti. Se qualche minoranza inventasse uno stratagemma “positivo” per riaccendere una scintilla, beh... Ben venga!

Fra non molto saremo chiamati alle urne per il referendum costituzionale e, in caso di vittoria del Sì, il nostro Parlamento cambierà volto. Qual è la sua opinione in merito?

Ci troviamo probabilmente di fronte al voto più importante della nostra generazione (almeno per ora). Invito semplicemente tutti ad andare a votare e a leggere attentamente la riforma. Non intendo schierarmi, posso solo dire che non sarà soltanto il parlamento a cambiare ma anche tutta un'altra serie di cose che passano in secondo piano, che sono ugualmente importanti. Non è un referendum sull'abolizione del senato...

Con gli alti tassi di disoccupazione che investono il nostro Paese e le pance e le teste degli italiani colme di preoccupazioni terrene, come si può ancora riempire una sala per uno spettacolo teatrale?

Non ne ho idea... Però ci proviamo!

Perché ha deciso di intraprendere la carriera da regista teatrale e quale significato ha per lei?

A volte si pensa che il teatro, come altre arti rappresentative, sia una fuga dalla realtà. Io penso che sia totalmente l'opposto. Credo che il teatro ci dia la possibilità di affrontare quello che viviamo con grande ferocia e cinismo, immergendoci in situazioni che normalmente eviteremmo. Raccontiamo più di quello che siamo. Questo è il motivo per cui faccio teatro.

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

Tornando al soggetto della rappresentazione che porterete in scena a breve, alti ideali comunitari si deformano e diventano dei pericolosi boomerang. Non vi è dunque possibilità di un reale rinnovamento perché il potere e la fama è in grado di distruggere anche i più solidi valori?

Non sarei così definitivo... Questo è quello che succede nella storia che raccontiamo e purtroppo non è raro che avvenga anche nella realtà. L'essere umano ha le sue fragilità e le sue debolezze, ma questo non vuole dire che non sia in grado di combattere contro qualsiasi ostacolo. Il rinnovamento deve essere una necessità, una prima necessità... Fino a quando non sarà così credo che anche il più saldo degli ideali sia destinato a morire.

Oltre a Donne in Parlamento, vi sono altri progetti in cantiere?

I primi di marzo sarò in scena al Teatro dei Conciatori con una mia nuova commedia, “Lonelidays #2”, che racconta la storia di una coppia completamente sepolta dalla noia che decide di trascorrere un notte di follia in un motel di periferia, per risvegliare delle passioni che con il passare degli anni si sono affievolite o addirittura spente.

Concludiamo lasciandole uno spazio per invitare i lettori a teatro.

“Donne al parlamento” è una satira geniale, di uno dei più grandi commediografi di tutti i tempi! È uno spettacolo corale divertentissimo che parla di sogni, passioni, rivoluzione, ambizione, illusione, utopia... Deve aggiungere altro? Ah sì! Abbiamo delle barbe stupende.

Valentina Zucchelli

© Riproduzione riservata