Lorenzo Vizzini

Lorenzo Vizzini

Il diritto d’autore è un tema che spesso si riduce al dialogo da bar, senza dati alla mano.

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Abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Lorenzo Vizzini. Ragusano classe ’93, ha scritto il suo primo pezzo a soli cinque anni dedicandola ad una bambina bionda, come scrive lui stesso nella sua biografia.

Il 14 febbraio, giorno di San Valentino, è uscito il singolo Una scatola vuota nemmeno a dirlo, un brano incentrato sull’amore, un amore finito. Ma conosciamolo un po’ più da vicino.

Lorenzo, innanzitutto raccontaci un po' di te…

Sono nato il 27 febbraio di 24 anni fa a Ragusa.

Da dove nasce l'idea del brano Una scatola vuota?

Il brano è venuto fuori un pomeriggio di fine agosto. Ero annoiato e con la chitarra e pensavo alla mia ex fidanzata. Mi rendevo conto che quello era un modo romantico, ingenuo e un po’ cretino di vivere l’amore. Questa canzone rappresenta un po’ la fine di quell’età, insomma, quella del primo grande amore.

Hai avuto anche tu un amore indimenticabile?

Per par condicio ti dico che qualsiasi amore è indimenticabile, concedimi la bugia.

Ti aspettavi tutto questo seguito? Credi che le persone sia siano in qualche modo immedesimate nel brano?

Sono sincero, non ci ho pensato troppo. Ho fatto uscire questo pezzo più per una prova di coraggio. Ogni volta che canto d’amore mi imbarazzo e mi sento un deficiente, ma allo stesso tempo provo un piacere masochista. Era un modo per esorcizzare questo conflitto. Dopo averla fatta uscire mi ha fatto piacere sentire le parole di chi si è identificato nel testo: forse sotto sotto siamo tutti un po’ malinconici e disperati.

Che effetto fa aver lavorato per artisti del calibro di Laura Pausini e di Raphael Gualazzi? Ma soprattutto raccontaci, come è andata con la grande Ornella Vanoni..

E’ stato stimolante, come ogni volta che si scrive per un altro artista. Sono brani e artisti molto diversi, con un’identità molto precisa. Con Ornella invece abbiamo lavorato fianco a fianco. Con lei si pensava poco e si viveva molto. Mi raccontava la sua vita, i suoi libri, i suoi amori, si beveva uno Spritz, si scherzava, si litigava e ci si riabbracciava subito dopo. Le canzoni sono nate da sole. Oltre a stimarla come artista, le voglio molto bene.

Come fai ad entrare a pieno nella vita e nell'anima degli artisti con cui collabori per la scrittura dei loro testi?

Bisogna conoscerli, nella vita quotidiana. Che non significa per forza diventare amici, quello è secondario. Significa piuttosto osservarli nelle azioni più banali, mentre si cucina la pasta al sugo o si guarda un film o si parla di sentimenti. Altrimenti diventa mero meccanismo e le canzoni sembrano tutte uguali, senza vita. Come spesso viene rimproverato, negli ultimi anni, anche dal pubblico. Sono convinto e spero che negli anni questa tendenza finirà per crollare per sempre. 

Quali sensazioni provi quando dài vita ad un tuo testo?

E’ un po’ come una droga. Dopo avere scritto una canzone, per le prime 12 ore, la riascolto a palla cercando di capire i passaggi che mi convincono e quelli che invece no e divento estremamente pignolo. Poi il giorno dopo lo accantono e cerco di scriverne uno più bello del giorno prima. Lo dico sempre: le canzoni più belle sono quelle che ancora non ho scritto.

Parliamo adesso di attualità. Sappiamo che la SIAE capitanata da Filippo Sugar è in conflitto con la SoundReef e che molti artisti si stanno proprio affiliando a loro. Cosa ne pensi?

E’ un discorso complesso da approfondire in poche righe. Il diritto d’autore è un tema che spesso si riduce al dialogo da bar, senza dati alla mano. Ci sono troppi aspetti da tenere in considerazione. Soundreef sicuramente ha dato una scossa importante, SIAE invece si è svegliata dopo anni di pessima gestione e si è evoluta radicalmente. Oltre al dualismo, però, bisogna pensare: chi può discutere e tutelare maggiormente gli autori quando si va a trattare ad un tavolo con Youtube, Spotify, Deezer? Chi può discutere al meglio col governo per una legge che dia maggiore risalto agli autori italiani nelle rotazioni radiofoniche o per combattere una battaglia (come peraltro è stato fatto) per il secondary ticketing? Chi può garantire un sistema veloce ed efficace di compilazione dei borderò, analiticamente? E continuerei fino a domattina. Come vedi, è un discorso che in poche righe non si può affrontare. Passo stavolta.

Cosa cambieresti nel panorama musicale attuale in Italia?

Tre cose. 

- Promuovere la musica italiana nei palinsesti radiofonici. È una legge già in vigore in Francia. In sostanza, dare il 60% dello spazio in radio alla musica italiana, dando prevalenza a progetti nuovi, con un 30% da riservare alle uscite di nuovi artisti.

- Cambiare l’insegnamento della musica nelle scuole. Quando andavo a scuola e suonavo il flauto davanti alla mia insegnante mi sentivo un imbecille. Non c’era valore né educativo, né culturale, si trattava solo di una noia mortale. Ci sono insegnanti che insegnano musica nelle scuole, facendo suonare per un anno intero “Fra Martino Campanaro”, che senso ha? A questo punto tanto meglio passare tre ore a settimana per imparare ad ascoltare tanto di tanti generi, del passato e del presente: la classica e la techno, il funk e il jazz, il rock e la dubstep. Altrimenti è come studiare informatica, per imparare ad andare su Paint. Oggi come oggi non serve a niente.

- Osare. Sia da parte dei discografici, sia da parte di tutti i musicisti, sia da parte del pubblico. Quando si entra nel territorio di comfort, in cui si diventa “piacioni” e non si punta su un progetto azzardato, non si scrive una canzone che non si era scritta prima o non si ascolta un artista per un pregiudizio di forma, significa che è tempo di medioevo. E onestamente preferisco il rinascimento.

E per ultimo ma non meno importante, cosa faresti con la tua musica, per tutte queste persone che stanno passando periodi bui a causa delle ultime catastrofi naturali?

La musica non può salvarci, niente può salvarci dall’ignoto. La musica al massimo può diventare una carezza e se con la mia musica riuscissi a tradurre questa sensazione ne sarei felice, pur rimanendo consapevole che il dolore non si cancella con una canzone.

Christian Rizzi

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