Lazio Roma Coppa Italia

Come andare ad una battuta di caccia con arco e frecce e venir riempiti di pallini di piombo.

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Lazio: Strakosha; Bastos, de Vrij, Wallace; Basta, Parolo, Biglia, Milinkovic-Savic, Lukaku; Felipe Anderson; Immobile.
A disp.: Vargic, Adamonis, Hoedt, Spizzichino, Murgia, Luis Alberto, Crecco, Mohamed, Djordjevic, Tounkara, Lombardi, Keita.
All. Inzaghi.



Roma: Alisson; Manolas, Fazio, Rüdiger; Bruno Peres, Paredes, Strootman, Emerson; Salah, Nainggolan; Dzeko.
A disp.: Szczesny, Lobont, Juan Jesus, Vermaelen, Mario Rui, De Rossi, Gerson, Grenier, Totti, Perotti, El Shaarawy.
All. Spalletti.



Arbitro: Irrati di Pistoia. Assistenti: Di Fiore e Manganelli. IV uomo: Massa.


Sembra un brutto sogno, ma è una realtà.

La Roma perde all'Olimpico contro il suo avversario storico di sempre.

Scende in campo con una formazione ottimale, dopo la conferenza stampa di ieri, dove Spalletti diceva di sentirsi tranquillo perché finalmente vedeva una squadra compatta, unita e concentrata sull'obbiettivo, sembrava che i fantasmi di una Roma scomposta e molle fossero definitivamente dissipati.

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In realtà la squadra ha provato a giocare, ma ha trovato di fronte a se un avversario motivatissimo e cattivo. Inzaghi azzecca tutto, il modulo, la formazione e le mosse, come su una scacchiera, dispone i suoi uomini bloccando in tutto il movimento e le ripartenze dell'avversario, qualsiasi giocatore entrasse in possesso della sfera subiva un raddoppio da parte degli avversari, qualsiasi movimento veniva seguito passo, passo e bloccato, insomma la Lazio vince questo derby mostrando a tutti un valore aggiunto, la grinta.

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A rendere meno amaro questo verdetto c'è la partita di ritorno il 4 Aprile, il risultato sembra comunque alla portata di quella bella Roma che abbiamo visto in questo periodo, specie quella contro l'Inter, sta ai ragazzi trovare il giusto viatico per ricominciare senza piangersi troppo addosso. Biglia e Parolo diventano l'ombra di pece su Nainggolan, il belga non trova spazio, fatica, soffre, non respira e di conseguenza la squadra perde fascino e spinta, anche Dzeko rallenta il passo, sempre anticipato nelle azioni sia da De Vrij che da Wallace, ogni assalto, ogni pallone viene continuamente respinto, un muro, un'armata che smonta piano, piano tutta la tattica giallorossa. Risultato: saltano schemi, idee, concentrazione e sicurezza, si, quella sicurezza che la squadra di Spalletti aveva conquistato minuto dopo minuto nel corso del campionato, forse troppa ci viene da pensare oggi, perché la mancanza di quel dubbio che ti fa sempre stare vigile a volte è più pericolosa dell'ostentare a petto nudo tutta la propria mascolinità. Quattro anni ci sono voluti prima che la Lazio assaporasse di nuovo la vittoria e, l'occasione, le modalità lasciano noi con l'amaro in bocca. Dal primo minuto si intuisce che qualcosa non va, anche se è in realtà la Roma, già al secondo minuto, ad avvicinarsi al gol con Dzeko che su cross di Emerson cerca il guizzo, ma Wallace devia in angolo. La Roma fatica a trovare l'assetto il 3-4-2-1 scelto da Spalletti non decolla mai, la difesa non trova mai il collante e cade spesso nella morsa laziale, Manolas-Rudiger-Fazio sembrano tre innesti ancora in fase di rodaggio, cade la colonna Fazio, le sue coperture geniali, lasciano spazio ad errori grossolani, sbaglia sul disimpegno in fase di copertura al 27' e alla fine impedisce la manovra a Felipe Anderson, è Ciro Immobile a recuperare palla e cercare la conclusione da dentro l'area di rigore, ma la palla esce fuori a lato. I campanelli però suonano al 20', quando Milinkovic-Savic tenta di testa la realizzazione su cross di Lukaku, Allison respinge lateralmente, ma già si intuisce che le giocate più fluide arrivano proprio dai biancocelesti. 29' sul cronometro, comincia la salita per la Roma, Fazio si fa saltare da Felipe Anderson e mette al centro per Milinkovic-Savic che, da distanza ravvicinata, realizza la rete dell' 1-0. Un incubo, dai, può succedere, adesso la Roma riparte e gliene fa tre...e in realtà la Roma riparte anche bene con Nainggolan che in ripartenza serve Dzeko che, di testa, manda alto sopra la traversa. Un'illusione, una luce momentanea nel buio totale. La Lazio non si spaventa e si ricostruisce tatticamente, forte di quel parziale che mette pepe in tutti i reparti. Wallace e Bastos non sbagliano nulla, sempre vigili e attenti anticipano le giocate senza sovrastare. Dall'altra parte, sono Manolas e Rudiger a parlare lingue diverse, il primo pattina letteralmente sul campo, si perde tutto il bagaglio culturale portato dalla Grecia, si riscatta su un paio di palloni, ma alla fine cede quando si fa saltare da Keita che spinge un pallone perfetto sui piedi di Immobile che facilmente insacca Allison per il 2-0 . Rudiger si fa invece fagocitare dal duo Anderson/Lukaku, spiritati e quasi al limite del doping, forse il caos generale, forse fischi e cori irrispettosi una serata che anche per lui non gira nel verso giusto. Alla formazione biancoceleste invece, gira pure bene la regia di Biglia, e come se non bastasse riesce a far bella figura anche il giovane Crecco, insomma Lazio in grande spolvero, lavoro di fino di un Inzaghi forse troppo sottovalutato e, dispiace dirlo, con tanta umiltà e tanto impegno . Certo, avversari sono avversari, ma in una partita condotta dal primo all'ultimo minuto a livelli altissimi non si può non riconoscerne il valore, la Roma in realtà non ha giocato male, ma è stata vittima di un'aggressione inaspettata, come andare ad una battuta di caccia con arco e frecce e venir riempiti di pallini di piombo. Il primo tempo si conclude con qualche mormorio e poca sostanza, al 37' è ancora Dzeko a mancare l'appuntamento con il gol, rimane la speranza per gli ultimi 45'.

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Riparte male anche nel secondo tempo, la squadra di Spalletti non sembra tirar fuori i denti, Paredes si perde a centrocampo e le squadre giocano molto corte, il pressing si fa soffocante, la Roma non riesce ad impostare nulla, e anche i cross vengono puntualmente intercettati, ogni tiro in porta prontamente respinto, verrebbe voglia di prendersi il pallone sotto il braccio e tornare a casa. La Lazio si copre molto e aspetta sorniona un rimpallo, un errore per ripartire. Bruno Peres perde il tempo in più di un'occasione ed anche Strootman risente del disagio e della pressione, come se ogni giocatore avesse perso identità e senso del tempo. Spalletti gioca prima la carta Perotti arretrando Nainggolan e poi l'asso Totti, cercando di dare profondità e freschezza in un meccanismo inceppato. Nulla, al 78' è Immobile a chiudere i giochi. Nemmeno i 6 minuti e trenta secondi bastano ai giallorossi per tentare, quantomeno, di accorciare le distanze. Il fischio finale di Irrati sentenzia un parziale in netto favore biancoceleste, la curva nord esplode ed il tifoso giallorosso si interroga a fondo. Sabato c'è il Napoli. Guardiamo avanti.


Laura Tarani

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