Marilena Anzini

Marilena Anzini

Temo però che le persone possano sempre di più illudersi che una app. possa sostituire la sensibilità umana.

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UnfoldingRoma incontra oggi Marilena Anzini, una delle più notevoli insegnanti di canto nella zona della provincia di Varese..Pensieri davvero profondi questi!

Buona lettura!

Da quanti anni ha intrapreso questa professione e come l’ha scelta?

Lavoro stabilmente come insegnante di canto da 25 anni ed è stata per me una naturale conseguenza del mio amore per la voce umana. Ho iniziato a studiare canto molto giovane e lavorare sulla mia voce mi ha fatto tanto bene sia come cantante che come essere umano. E’ un po’ come restituire ciò che la vita mi ha donato attraverso le mie splendide insegnanti.

Chi è stata la sua musa ispiratrice?

Ho avuto diverse brave insegnanti: in ordine cronologico Roberta Mangiacavalli che mi ha dato le basi, Rhiannon con cui ho lavorato sull’improvvisazione vocale e soprattutto Maria Silvia Roveri che è tuttora il mio riferimento per la continua ricerca che porta avanti in Funzionalità vocale.

La musica ha impregnato tutta la sua vita?

Diciamo che ho sempre avuto musica intorno. Ho cantato fin da giovanissima, dal blues al rock al jazz. Poi ho iniziato a scrivere canzoni negli Arecibo, ho cantato in diversi cori e in tantissime situazioni. Inoltre ho moltissimi amici che suonano e tra loro e gli allievi sono sempre circondata da musica…

C’è qualcuno a cui deve dire grazie ?

Tantissime persone: i miei genitori, mio marito, gli amici, gli insegnanti e gli allievi…tutti mi hanno donato qualcosa: un insegnamento, uno stimolo a crescere, una riflessione... E ringrazio anche chi mi ha fatto un torto, perché alla fine mi ha lasciato comunque qualcosa di importante, una lezione da imparare. C’è davvero tanto per cui ringraziare! Ogni tanto mi capita di fermarmi ad ascoltare il cuore che batte…e allora ringrazio Dio perché mi dona in ogni istante la vita.

Ha partecipato a dei concorsi ed ha contatti con altre scuole corali?

Non amo il concetto di concorso nell’ambito della musica: credo che l’idea della competizione sia proprio estranea alla musica in quanto non è quantificabile o misurabile e quindi è impossibile e controproducente giudicarla e fare classifiche. Ho contatti con altre scuole e se mai è interessante organizzare dei festival dove i musicisti possano conoscersi e confrontarsi. D’altronde la musica è anche comunicazione quindi è bene che ci siano occasioni di incontro.

A chi vorrebbe insegnare questa sua professione?

Ad ogni allievo cerco di insegnare a poco a poco ad essere indipendente nello studio, quindi, almeno in teoria, dovrebbero diventare tutti dei potenziali insegnanti. Chi di loro sceglierà di farlo davvero avrà senz’altro il mio sostegno e aiuto. In effetti ci sono già un paio di mie allieve che insegnano.

Ha un obbiettivo ben preciso in questa vita artistica?

E’ una domanda difficile: filosofi e artisti hanno già speso fiumi di parole sugli scopi dell’arte! Molto semplicemente direi però che mi piacerebbe aiutare gli allievi che incontro a conoscersi un po’ meglio attraverso la loro voce, a entrare in relazione con gli altri in modo più profondo e autentico, e a spargere un po’ di bellezza nel mondo, che ne ha tanto bisogno.

Teme che una app degli smartphone un giorno la possa sostituire?

No.Temo però che le persone possano sempre di più illudersi che una app. possa sostituire la sensibilità umana.

Ha cantato in molti teatri?

Direi di sì: da Amsterdam alla Puglia. In Olanda ho cantato con una formazione di 16 cantanti, 2 musicisti e 2 ballerine in una performance di pura improvvisazione: incantevole! Nonostante la particolarità della proposta, il pubblico era attentissimo e partecipe, tanto che non era più percepibile la distanza tra pubblico e palco. A Bari ho cantato in una bellissima chiesa con gli Arecibo in versione essenziale voce e chitarra. La chiesa era di pietra viva e la sonorità meravigliosa: una serata indimenticabile.

C’è un sogno nel cassetto che vorrebbe ancora realizzare?

Ne ho tantissimi…sono sempre piena di progetti che non so quando potrò iniziare e, soprattutto, portare a termine! Scrivere musica per bambini, per esempio.

Il suo genere corale appartiene a quelli sacri?

Canto in una formazione corale che si occupa di canto sacro, di canto gregoriano in particolare. E poi forse c’è qualcosa di sacro in tutta la musica fatta bene, soprattutto quella vocale. Questo è il motivo per cui i cori commuovono sempre: la voce arriva dritta, da essere umano a essere umano.

Vorrebbe che nelle scuole fossero create delle corali per divulgare questo genere?

Sarebbe un sogno! Cantare in un coro è uno dei modi migliori per imparare concretamente come relazionarsi con gli altri in modo sano e costruttivo. Oltre ad educare alla musica e alla bellezza in generale, ingentilisce gli animi e contribuisce alla formazione e alla crescita personale in modo divertente e costruttivo.

Il suo allievo che ha avuto maggiore successo?

Se per successo intendiamo ‘diventare famoso’ non saprei; se intendiamo ‘essere sereni e soddisfatti della propria vita’ direi più di uno.

Ritiene che le lezioni da lei impartite ai ragazzi possano aiutarli in un percorso formativo incentrato sullo studio ma anche sulla passione ?

Sicuramente ci vogliono entrambe le cose: passione e disciplina. L’una senza l’altra non vanno molto lontano. Oggi purtroppo sembra essersi un po’ persa l’idea che per raggiungere qualcosa è necessario impegno, pazienza e a volte anche fatica: sembra che la passione possa sopperire a tutto, ma non è così. La passione dovrebbe essere la benzina che fa muovere la macchina della disciplina: la benzina senza l’auto non serve a molto, così come l’auto senza benzina!

Quale consiglio si sente di dare ad un giovane che intende oggi intraprendere una carriera nel mondo lirico?

Questo è un campo che proprio non frequento e non conosco…mi occupo solo di musica moderna e etnica. Quindi gli consiglierei di affidarsi ad un bravo insegnante di lirica.

Lei opera nella provincia del nord Italia, è stata fortemente coinvolta emotivamente nei recenti atti di cronaca nera?

Non so se ti riferisci a qualche fatto in particolare, ma di solito non seguo molto la cronaca nera. Sento che c’è una sorta di morbosità legata a questo genere di notizie che mi inquieta molto. Intendo dire che accanto a questi fatti di sangue e di violenza, i media dovrebbero offrire anche delle informazioni riguardanti buone azioni, gentilezze, gesti costruttivi. Perché accadono anche cose buone, ma non fanno notizia, non attirano lettori. E’ tristissimo e mi fa ancora di più credere che il mondo ha tanto bisogno di bene, di bellezza e di bontà.Quando comunque leggo qualcosa di questo genere, come nel recente caso del piccolo Loris, canto una preghiera per lui: è l’unico modo che conosco per sciogliere un po’ di peso nel cuore.

Grazie Marilena è stata gentilissima nel concederci al nostro art magazine.

Giada Del priore

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