Non Ti Fissare. Tu Chiamale Se Vuoi Ossessioni

Non Ti Fissare. Tu Chiamale Se Vuoi Ossessioni

Storie di ordinaria follia al Teatro Trastevere

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“Tutto il problema della vita è questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri” scriveva Cesare Pavese nel diario Il mestiere di vivere. E basandosi su questa riflessione quanto mai attuale, il Teatro Trastevere di Roma mette in scena Non ti fissare. Tu chiamale se vuoi ossessioni di Maria Antonia Fama e Lorenzo Misuraca, il terzo spettacolo scritto insieme e il quarto portato in scena con la compagnia Come risolvere in 2. I primi tre (Appese a un filo, Cuori Monolocali e Sessolosé - Mia madre non lo deve sapere) indagavano con ironia i temi delle relazioni al tempo dell'amore e della società liquide. Mentre per “Non ti fissare. Tu chiamale se vuoi ossessioni ci siamo ispirati invece alle storie di ordinaria follia che ognuno di noi, nel suo quotidiano, vive – chiarisce Maria Antonia Fama - Nello scrivere, io e Lorenzo, partiamo sempre prima di tutto da noi stessi, convinti del fatto che la scrittura sia l'unico modo per salvarsi dalla tristezza: prendersi in giro, o meglio, non prendersi troppo sul serio. Molto spesso, però, quello che riguarda noi lo ritroviamo anche nella realtà che ci circonda, in cui viviamo, tra le persone che osserviamo, il nostro materiale umano. Chi di noi non ha mai avuto, o non nasconde (più o meno) una ossessione, una mania, una fobia recondita, una paura ancestrale? Ci siamo detti che l'unico modo per esorcizzarle poteva esserle raccontarle, riderne insieme col pubblico, con ognuno degli spettatori che si riconosceranno in uno dei cinque personaggi in scena. O magari, perché no, in tutti e cinque. E d'altronde, la storia della commedia lo dimostra (sia al teatro che al cinema) quale terreno più fertile delle ossessioni per piantare il seme di una battuta per riuscita?”.

Un testo esilarante che vede Maria Antonia Fama in una duplice veste, quella di autrice ed attrice: “essere sia autrice che attrice è un'arma a doppio taglio – spiega - da un lato, devo dire che aver scritto i personaggi, averli immaginati attraverso i loro gesti e le loro parole, significa che non c'è nessuno a conoscerli meglio di te. Nei nostri personaggi, soprattutto in alcuni, c'è sempre qualcosa di autobiografico. Questo ti fa sentire un po' vulnerabile ed esposto agli occhi del pubblico. Ma al tempo stesso è liberatorio. Nel caso specifico, tuttavia, il personaggio che io interpreto è quello della Workaholic, la donna fissata con il lavoro e la carriera, per il quale, più che alle nostre esperienze personali, ci siamo ispirati a quelle di persone a noi vicine. Questo vale anche per l'interpretazione del mio personaggio. La sfida è stata doppia: da un lato entrare in dei panni molto lontani da me cercando di sembrare credibile. Dall'altro quella di seguire dall'esterno (come autrice e collega in scena) la costruzione dell'altro personaggio femminile, quello della Donna Sola, interpretato da Lidia Miceli. La Donna Sola è sicuramente il personaggio per me più autobiografico, e proprio per questo la regista Velia Viti mi lanciò all'inizio la proposta di farlo interpretare ad un'altra attrice. All'inizio è stato strano, ma poi divertente e curioso vedere come prendeva corpo. La magia dello scrivere e del recitare per me, è che puoi mostrare a tutti la parte più nascosta e autentica di te, facendo finta che però non lo sia”.

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Alessandro Di Somma, Maria Antonia Fama, Ermenegildo Marciante e i nuovi interpreti Lidia Miceli e Francesco Bonaccorso sono i protagonisti di questa originale ed irriverente commedia ambientata in un’area di sosta di una non identificata autostrada: “Ci abbiamo pensato a lungo a dove potessero incontrarsi questi cinque personaggi. Ci servisse un posto che li tenesse insieme, ma non per scelta, in cui fossero a un certo punto costretti a venire fuori, a confrontarsi. Doveva essere sì, in qualche modo, una situazione isolata, ma non per sottolineare il loro isolamento dal mondo. Loro non sono isolati dal mondo, sono parte di quel mondo che li isola, o meglio, in cui ognuno si auto isola, con le sue ossessioni e le sue paranoie ed ansie. Paradossalmente, proprio il posto deserto e sperduto in cui si incontrano li farà uscire dal loro isolamento, li farà parlare, entrare in contatto tra loro, costringendo persone apparentemente tanto diverse a scoprire che cosa hanno in comune. L'incidente, il guasto al motore, è un espediente narrativo. Non volevamo scegliere né una sala d'aspetto, né lo studio di un psicologo, perché sarebbe stato forse troppo ovvio” continua l’attrice/autrice.

Debolezze imbarazzanti, strane fissazioni e segreti inconfessabili, amici immaginari, gesti scaramantici, l'ossessione per il lavoro, per il sesso o per i social network, il terrore della solitudine o quello di ammalarsi, temi sempre attuali “Proprio da questo siamo partiti quando abbiamo cominciato a ragionare sul testo – rivela Maria Antonia Fama - Non era facile fare una sintesi che funzionasse per il teatro ma che non sembrasse superficiale, riduttiva o semplicistica. Abbiamo cercato di costruire dei personaggi più complessi, che non fossero delle figurine piatte, e così ognuno di loro ha una caratteristica principale e una serie di altre che sono in qualche modo complementari. Le ossessioni più diffuse sono, a mio giudizio, la paura della solitudine, che forse riguarda soprattutto le donne, intesa come difficoltà di rientrare in un vecchio modello culturale femminile, ma anche di accettarne uno nuovo. O, al contrario, il terrore di impegnarsi, di dare risposte, di doversi definire. C'è la paura delle malattie, la paura della morte. E poi l'atteggiamento ossessivo-compulsivo, l'iperattività. Però ci sono anche quelle piccole manie quotidiane, quei gesti ripetuti, schematizzati, cadenzati, che ci danno sicurezza, senso di controllo su una vita che di fatto non si può controllare. E allora c'è chi tiene tutto in ordine, chi accumula in maniera seriale, chi cammina contando le righe, chi controlla dieci il volte il gas e la serratura di casa, chi non passa mai due volte dallo stesso punto e chi ci passa sempre. Ma sono tutte innumerevoli manifestazioni di quella unica, grande, inseparabile amica: l'ansia!”. Un ricettacolo di ossessioni che forse non fanno altro che alimentare la solitudine: “Le ossessioni aumentano la solitudine nella misura in cui ne sono il frutto – continua l’autrice - È un circolo vizioso, o virtuoso (se lo usiamo a fini comici, come nel nostro caso). Le ossessioni aumentano la solitudine perché ce ne vergogniamo, ci fanno dire a noi stessi “forse sono pazzo, forse se faccio questa cosa, se penso questa cosa, vuol dire che non sto bene”. L'ansia può farti scambiare un attacco di panico per un infarto, e così farti vedere le cose in maniera falsata. Ma Non ti fissare ha proprio l'obiettivo di sdrammatizzare, esorcizzare, liberare e liberarsi. Sul palco, la donna sola, a cena con un uomo, racconta di essere vittima della maledizione di Lilith, la Workaholic si fona per placare la palla d'ansia, l'ipocondriaco ha paura che la piscina provochi gravi malattie contagiose, l'iper-connesso non fa che taggare e l'erotomane trova sensuale persino un motore che si rompe. Il pubblico vede in scena pezzi, momenti, che riconosce forse come parte del suo vissuto, e allora si sente libero di ridere di sé e con gli altri. Ecco, il bello viene quando una cosa che pensavi di pensare solo tu (e tenevi ben nascosta) te la raccontano sul palco”.

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Ossessioni che non risparmiano nemmeno Maria Antonia Fama che racconta: “Le mie ossessioni sono un po' quelle che abbiamo raccontato in Non ti fissare che si ispira in parte ad aneddoti e situazioni autobiografiche e in parte all'osservazione della realtà. E va bene, lo ammetto: sono una rimuginatrice seriale. Ma sto cercando di smettere”. Ossessioni che non tralasciano, come noto, molti attori; infatti, l’autrice continua: “Gli attori sono degli animali strani, di cui personalmente sconsiglio la frequentazione. Fossi in voi, non mi frequenterei molto! Comunque, se stai sull'autobus, o in metro, e vedi qualcuno parlare da solo sussurrando, con lo sguardo perso nel vuoto, al novanta per cento è un attore che ripassa la parte. Se gli senti fare dei suoi strani, o soffiare dentro un tubo di gomma immerso in una bottiglia, sta riscaldando la voce. In generale, gli attori parlano molto da soli. O si parlano addosso! Una volta ho conosciuto un attore che quando entrava in teatro si toglieva le scarpe. Anche da spettatore”.

Un testo divertente che siamo sicuri non lascerà delusi gli spettatori con i suoi 90 minuti di risate tra amici, in scena e in platea; uno spettacolo per sdrammatizzare su tanti comportamenti che ogni giorno ci accompagnano e che porterà qualcuno a bisbigliare nel buio della sala “anche io, anche io, sono io, sono io…”.

Ilenia Maria Melis

NON TI FISSARE

TU CHIAMALE SE VUOI OSSESSIONI

di Maria Antonia Fama e Lorenzo Misuraca

Dal 23 marzo al 2 aprile 2017

Teatro Trastevere

via Jacopa de' Settesoli, 3 – Roma

www.teatrotrastevere.it

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