Anna Genni Miliotti

A come amore A come adozione

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Anna Genni Miliotti è una donna che si dedica da anni a far sapere al mondo quanto un adottato è un figlio voluto e scelto quanto e più di un figlio naturale ma che deve affrontare tanti ostacoli per godere di tutto l'amore che ha ricevuto ed avere giustizia dalla vita.

Al fianco delle famiglie degli adottati per far sì che le storie difficili possano essere lasciate veramente alle spalle.

Cosa vuol dire famiglia per lei, qual'è la sua storia personale, ci racconti qualcosa della sua famiglia d'origine.

Sono figlia unica, di una coppia che si amava molto, pur essendo persone diverse. In comune avevano una storia difficile alle spalle. Mia madre e mia figlia adottiva si somigliano molto, entrambe a 4 anni di età sono rimaste senza madre. Mia madre lasciata da sua madre, e cresciuta con la zia e comunque con un padre affettuoso anche se spesso assente, mia figlia invece, dopo essere stata tolta alla madre, ha passato un anno in istituto, in Russia. Sono cresciuta cercando di riempire i vuoti affettivi dei miei, e diventata adulta… riempiendo quelli dei miei figli. Avendo accumulato tanta esperienza, con i figli è stato più facile. E molto bello!

Che storia vive una famiglia che vuole adottare un bambino in Italia?

Le nostre leggi non sono più complesse di quelle di altri paesi, ma il procedimento burocratico è più lungo, e ci sono figure (il giudice) che non esistono con pari poteri negli altri paesi. Per l’adozione nazionale, che è gratuita, manca trasparenza nelle procedure. L’adozione internazionale è poi un vero labirinto. Gli enti sono lasciati a se stessi, nei paesi esteri, e le coppie devono pagare troppo. Non ci sono forme di sostegno finanziario, le spese sostenute sono deducibili solo per la metà. E non si capisce perché, a fronte di sostanziosi aiuti economici per la procreazione assistita (più di 26 milioni di euro), non si riesca a far passare una proposta di legge per un contributo anche per chi adotta.

Come mai ha deciso di dedicarsi ad aiutare chi intraprende questa strada?

Essendoci passata anch’io… impossibile restare alla finestra a guardare! Sono tante le cose che mancano, e mi sono presa l’impegno (assolutamente ambizioso) di fare cultura in questo campo, aiutando chi adotta, ma anche formando gli operatori, dagli insegnanti a spicologi e assistenti sociali. Anche qui… tanto da fare!

I suoi libri sono definiti una sorta di vademecum per aspiranti genitori adottivi...

E’ vero, ed ho moltissimi fans. La cosa mi onora e mi commuove sempre. Venti anni di lavoro e di libri… devo anche ringraziare Gabriella Castagnini, la mia editor di Franco Angeli, che mi segue sempre con grande attenzione. Ed ovviamente… i miei lettori! Con loro si instaura un rapporto di amicizia e di condivisione molto stretto. Una vera magia che mi nutre e mi dà una grande energia per poter continuare.

Nel nostro paese la famiglia, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe dal paese che ospita il Papa e il cuore della religione cattolica, vive nella realtà quotidiana abbandono e difficoltà d'ogni tipo. Se poi si verificano situazioni difficili (adozione, disagio, violenza, malattia) le persone si trovano sole e smarrite, ma è proprio lì che entrano in campo associazioni e volontari.... Ci racconta il suo punto di vista privilegiato?

All’estero, una coppia italiana che adotta è vista sempre con grande stima, proprio per quel modello di famiglia che il mondo ancora ci riconosce. Ma che in realtà non esiste più, almeno in quella forma antica. Ma esiste una cultura dell’accoglienza formidabile, e non solo in fatto di adozione, nella nostra società, che fa parte della nostra storia e del nostro carattere. Purtroppo le famiglie sono sole, non esistono forme di sostegno, né si annunciano politiche al riguardo, in un’ Italia dove ogni forma di supporto sociale è stato smantellato. Ve li ricordate i consultori? E gli assistenti sociali? Ci vorrebbe un Chi l’ha visto!! Per fortuna esiste il volontariato, in tante sue forme. E’ quella, la nostra grande ricchezza. E anche nel mondo dell’adozione, associazioni, gruppi di auto-aiuto, fanno grandi cose, sopperendo alle grandi mancanze di governo ed istituzioni pubbliche.Dove vado, tocco con mano questo grande lavoro, al quale anche io contribuisco, favorendo il sorgere di gruppi, associazioni. Come il Centro di Sostegno all’Adozione presso il Giardino dei Ciliegi di Firenze, o Officina Adozioni, di LibriLiberi Associazione, nei quali sono personalmente impegnata. In ottobre, a Firenze, abbiamo organizzato “Siamo adottati e stiamo bene”, 4 giorni di incontri, mostre, interviste con adottati e genitori adottivi. Consiglio a tutti di vedere i video su you tube… emozionanti!

Conviviamo ormai da decenni la realtà di famiglie che accolgono figli adottivi di altri paesi e culture e quei figli oggi sono adulti che a mio modo di vedere, e per la mia personale esperienza di vita, hanno aperto le nostre menti e i nostri cuori in modo naturale all’intercultura e comunque hanno creato un ponte tra il passato e il futuro nello scambio tra i popoli. Ma in Italia negli ultimi dieci anni con la scusa della crisi economica una politica retrograda e bugiarda ha acceso la xenofobia per stimolare la guerra dei poveri…. E’ solo una mia opinione o questo in qualche modo si rispecchia negativamente anche nelle mille difficoltà quotidiane che vivono le famiglie che adottano ragazzi di altri continenti?

Dice un’adottata:Abbiamo un'etnia ascritta dalla nascita e dobbiamo conviverci, noi di origine straniera.Tra i 500.000 adottati, molti sono di origine straniera, la maggior parte vengono dalla Russia, quindi di razza “caucasica” come noi. Ma si sono negli ultimi anni aggiunti africani, asiatici, e sudamericani. Per loro, difficile confrontarsi con un modello positivo tra i tanti immigrati nel nostro paese. Gli stranieri sono spesso quelli che vendono merce contraffatta per le strade, vivono ai margini della società, e comunque non sono certo l’immagine del successo. La nostra società sarà veramente multietnica quando il nostro dentista sarà senegalese, il commercialista cambogiano e l’amministratore del nostro condominio pakistano. Per adesso, ognuno soffre la sua solitudine, anche se gli adottati sono più forti e più integrati dei figli degli immigrati. Meglio seguiti dalle famiglie, anche negli studi. La discriminazione per la loro etnia non è il problema: il problema è avere una storia diversa, con quelle ferite impossibili da raccontare.

Il tema dell’adozione non può nel futuro non confrontarsi con le nuove forme di famiglia…. Lei che conosce la realtà della famiglia adottiva così a fondo e condivide e dà voce a tante storie di figli adottati (immagino storie dei generi più disparati) quali riflessioni si sente di condividere su questo delicato tema?

Verissimo. Le nuove forme di famiglia sono già realtà. Ma non sempre questo passa nella nostra cultura. Ad esempio la scuola, che rappresenta il primo luogo di ingresso dei bambini nella società, oltre che il luogo deputato all’educazione, è ferma a 20 anni fa, ma anche di più. Infatti i testi scolastici nemmeno si sono accorti che in Italia esiste la separazione ed il divorzio.. figurarsi le famiglie allargate, adottive, o affidatarie. Come si fa a star bene in una famiglia che non è riconosciuta? Sono stata di recente in Spagna, ad un congresso internazionale universitario proprio sulla forme di accoglienza familiare. Impossibile anche fare un confronto con le ricerche tra noi e gli altri paesi, per le forti differenze sociali e legislative.

I bambini, i ragazzi, i figli (naturali o adottivi che siano) sono il futuro del pianeta, il loro benessere dovrebbe essere la nostra prima preoccupazione in ogni caso. Credo che lo stato con le istituzioni, ma anche noi singolarmente e personalmente dovremmo essere grati a lei e a chi come lei si dedica ai “nostri figli”! Esistono modi e tempi in cui, volendo, i nostri lettori potrebbero contribuire al vostro lavoro e sostenervi? 

Grazie per questa richiesta. Ci sono tanti modi: sul piano culturale ho preparato, con le foto di Andrea Abati, la mostra “Ritorno in Russia” che porto in giro insieme al mio ultimo romanzo “Ho deciso di tornare” (LibriLiberi Editore) ispirato alla storia del mio Serghiey e del suo viaggio Mosca per scoprire le sue origini. Poi c’è il concorso “Ti racconto un viaggio” legato all’adozione. Il bando è sul sito di LibriLiberi Officine Adozione e sul sito www.adozioneinternazionale.net. (per info concorsoletterario@libriliberi.com). I racconti scelti saranno pubblicati. Una cultura dell’adozione si crea anche con la conoscenza delle storie vere, e la condivisione delle emozioni. Poi continuerò con le mie conferenze, e i miei interventi formativi in giro per l’Italia, in aule magne e librerie... Se mi invitate….

Ringraziamo AnnaGenni Miliotti per il suo tempo, le sue risposte e il suo lavoro.

Ma se il suo lavoro è un universo da esplorare e ne abbiamo fatto solo una rapida panoramica.

Per saperne di più su Anna Genni Miliotti, due pagine su fb. Anche su linkedin

E siti www.adozioneinternazionale.net

E www.annagennimiliotti.it

AnnaMaria Maurelli

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