Dimitri Ruggeri

L’uomo ha sempre avuto bisogno di credere. C’è chi crede negli ideali, chi nelle opinioni, chi nella chiacchiera da bar

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Soda caustica. Poesie per il Centenario del Terremoto del 1915 di Dimitri Ruggeri Di Nella (prefazione di Lello Voce e nota di Alessandro Fo) è la prima e unica raccolta di poesie in lingua italiana dedicata alla ricorrenza del terremoto che il 13 gennaio del 1915 causò, nel Centro Italia, più di trentamila vittime. Il libro, per scelta dell'autore, concesso in creative commons 4.0 per tutto il 2015, è scaricabile gratuitamente dal web al link: http://goo.gl/m8G7sA (info: www.dimitriruggeri.com)

Sig. Ruggeri nella sua raccolta di poesie Soda caustica, si nota un pessimismo quasi verghiano, mi chiedo come ha potuto lei cosi giovane far rivivere il terremoto del 1915 con tale attualità?

Non sono un pessimista. Il pessimismo, come l'ottimismo, è un concetto relativo. È roba accademica, è un nome omen dato a un'ipotetica corrente filosofico-letteraria o tutt'al più a un effimero stato d'animo spaziale-temporale. Farcire questo con chiacchiere è, a mio avviso, perdita di tempo. Se poi lo inquadriamo come una “malattia” non mi riguarda; in quello che scrivo cerco l'assolutezza della normalità e dell'equilibrio mano-penna. Van Ghogh, ad esempio, viene considerato dalla massa un pazzo, ma provate a leggere il suo epistolario; traspare quella normalità necessaria a trasformare la follia in arte [...] Per ciò che riguarda il riavere indietro il denaro pagato all'affittacamere per la mia pittura, non posso insistere, perché il quadro è uno dei più brutti che io abbia  fatto […] (V.V.G. Arles, sett. 1888)Quando ho pensato a questo libro mi sono ripromesso di essere “onesto” e non un gorgheggiatore che scrive con la pancia (cosa che ripudio). Questa è la mia ossessione: “essere normale” per “essere”.Ho cercato, al contrario, di dare all'opera una struttura formale e contenutistica “drammatica” tenendo fuori il pathos emotivo in favore di un intenzione-tensione fedele ai morti di cento anni fa: con loro ho stretto un patto e mi auguro di averlo mantenuto dignitosamente (o onestamente).Pessimista? No grazie. Sono normalista.

Per quanto tempo ha fatto ricerche e come si è immedesimato nelle sensazioni provate dalle vittime?

L’obiettivo che mi ero prefissato sin dall’inizio, come ho detto prima, era quello di evitare di scrivere testi lacrimevoli e “di pancia” che commemorassero tout court la ricorrenza. Confesso che non è stato assolutamente facile e mi auguro che la pateticità sia stata ridotta ai minimi termini. Questa ricorrenza non merita un simile approccio.Lo stesso Lello Voce, curatore della prefazione, ha definito criticamente la raccolta “convincente” il che mi ha lasciato intendere di aver fatto meno danni possibili. Tuttavia, per cercare di arrivare a questo sono partito dallo studio di documenti non solo letterari e storici, ma anche scientifici. Ho letto i racconti e la cronaca giornalistica di quei giorni, i telegrammi, le poesie dialettali (molto poche a dir la verità), pubblicazioni e studi prodotti sulle opere di puntellamento per radere al suolo gli edifici, diari dei lavori effettuati dal genio militare e dei granatieri. Non è mancata, infine, la consultazione di documenti vertenti su aspetti geologici del territorio per capire meglio come sia potuta accadere una catastrofe del genere dal punto di vista meramente naturale e scientifico. Se posso dirlo con una parola, l'approccio è stato scientifico e la passione è stata la naturale conseguenza.

Perché ha scelto proprio il centenario della prima guerra mondiale, forse perché argomento cosi  attuale?

E’un caso. Non ho scelto io di far coincidere la data dell'entrata in guerra dell'Italia con quella del terremoto! In uno dei testi dal titolo “Estate 1915. (Guerra incombente)” parlo proprio di questo. L’anno del terremoto coincide con quello dell’entrata in guerra dell’Italia anche se era iniziata nel 1914. In un certo senso le rovine causate dalla natura (o dall’imperizia umana nel progettare gli edifici) diventano la metafora anticipatrice di rovine causate dall’uomo. Leggetela, la pubblicazione è gratuita!

Oltre a ricerche in biblioteca, si è avvalso di testimonianze di persone che l'hanno vissuto attraverso i racconti dei parenti?

Ricordo molto bene quella di mio nonno. Ne parlo in “La putrella ritrovata” . Per il resto, questo è un evento forgiatore del carattere di ogni “marsicano”; è come se avvertissi dentro di me la presenza continua di voci indistinte di persone che ne hanno sempre parlato. Per noi questo vuoto, che ha cancellato la nostra identità, è primordiale. Le testimonianze sono state le urla del nulla ma la cicatrice prodotta deve essere il futuro.

Le sue poesie sono un groviglio di sentimenti forti, duri a volte senza speranza: lei non crede in Dio?

È una domanda sui massimi sistemi che potrebbe trovare risposta in un saggio molto articolato che mi sono ripromesso di scrivere quando avrò compiuto cento anni.Credo in un qualcosa di assimilabile all’assoluto. Siamo la miliardesima costellazione di un cosmo che è di per sé infinito (?). L’uomo ha sempre avuto bisogno di credere. C’è chi crede negli ideali, chi nelle opinioni, chi nella chiacchiera da bar. E' per questo che esistono (ed è certezza) gli uomini, i mezz'uomini,gli ominicchi e quaquaraquà. Mi hanno insegnato che Dio è tra e in loro, ma io sulla terra ammetterei la sola esistenza degli uomini, il resto si deve estinguere per grazia di Dio. Per il resto i sentimenti devono essere quello che sono, ma la speranza c'è eccome. La crepa non fa solo crepare ma fa rinascere più forti di prima, anche se la nostra memoria è ancora un Prometeo incatenato con il culo moscio.

Inoltre come ha pensato di far vivere gli oggetti, ad esempio  le campane che hanno smesso di suonare anche a terra: il silenzio è ancestrale?

Gli oggetti sono sempre esistiti sin dai tempi della pietra. In questo mi sento Homo Habilis piuttosto che Homo Sapiens Sapiens. Oggi, tralasciando gli “utensili” consumistici che soddisfano bisogni di quint'ordine, quelli utilitaristici invece hanno funzioni ben precise (primarie) e ad essi spesso mi rivolgo. Hanno, come dire, un rango superiore, e sono la testimonianza delle nostre civiltà. Un bicchiere, una zappa, una cavezza, una scarpa sono parte di noi, a differenza di un p.c. un'automobile un diamante. Tutto ciò che ha una funzione necessaria non è “rumore” ma è silenzio e cioè armonia, al contrario del rullare della ventola del p.c. che, anche se silenziosa, non genera quel rapporto armonico con noi stessi, poiché è superflua. Quindi il suono di una campana, necessario, se suona a morte, a comunicare che qualcuno è morto, è necessaria e quindi è silenziosa. Il silenzio è l'armonia che appartiene all'Homo Habilis non è roba di questi tempi, neppure dei monaci buddhisti. In “Soda caustica” la mia poesia è habilis e non Sapiens Sapiens.

La sua infanzia è stata triste e dolorosa o sono solo gli eventi di cui si occupa che l'hanno portata a saper rivivere cosi magistralmente il dolore?

Quando inizi ad avere una certa età gli eventi della vita sono pura statistica. Più avanzi con gli anni più vedi quelli che stanno accanto a te cadere e maturi la consapevolezza che in ogni momento potresti essere tu. Per il resto sono una persona assolutamente normale. Sono contento di quello che la vita mi ha dato (e mi ha tolto) nel bene e nel male. Se gli accadimenti avessero seguito altri corsi sarei sicuramente differente da come sono. Diciamo che siamo dei naufraghi inconsapevoli non solo di noi stessi ma anche del mondo. È statistica che io e te probabilmente non ci risentiremo mai più.

Le piacerebbe se potessero riproporre il suo lavoro in un “cortometraggio”?

Ho già prodotto nel 2008 un cortometraggio di 20' tratto da una mia precedente raccolta dal titolo Carnem levare, il cammino. Quello che venne fuori fu uno strano esperimento di film-poesia in cui c'è l'eterno dilemma del bilanciamento osmotico tra parola e immagine con la parola che deve prevalere su tutto il resto. Tornando alla sua domanda vi anticipo che abbiamo realizzato una film-poesia dal titolo “Poemotus 1915” (regia di Marco Di Gennaro, interpretazione e voce recitante di Giuseppe Ippoliti, musica del M° Roberto Bisegna) girata nel suggestivo borgo medievale che sorge a ridosso del famoso sito archeologico di Alba Fucens. Per questo ringrazio l'ente Abruzzo Turismo e il Comitato d'onore del centenario del terremoto che hanno considerato rilevante l'iniziativa. Purtroppo per produrre un cortometraggio è necessario un budget significativo che al momento è difficile ottenere. Questo lo abbiamo realizzato con gli sforzi dei componenti del team, ma sono poche le persone che si vogliono mettere in gioco. La maggior parte aspettano il finanziamento pubblico dal cielo e fanno passare il tempo e anche le opportunità come queste. Aspetto religiosamente le persone di buona volontà.

Ci sono delle altre passioni che la portano a scoprire nuovi lati di sé?

Ho quasi quarant'anni e ho fatto tutto quello che potevo fare. Lo studio che mi ha portato a frequentare la dura Scuola Militare Morosini di Venezia e poi l'università La Sapienza a Roma dove ho vissuto per tredici anni. Ho perseverato nella mia passione originaria dei viaggi che mi ha indotto a visitare più di cinquanta paesi nel mondo e conoscere tantissime persone che mi hanno dato parecchio sia culturalmente che umanamente. Ho avuto una famiglia che mi è stata sempre vicino. Per il resto tralascio le birre con gli amici, le partite a  calcio e l'atletica leggera che sono, insieme alla poesia, i compagni costanti del mio presente e del prossimo futuro.

Passiamo subito alla prima domanda: lei ha vissuto il dramma dell’ultimo devastante terremoto; notizia di questi giorni, per la ricostruzione dell'Aquila arriveranno oltre 6,2 miliardi di euro che giudizio ha sinora dell’operato della politica?

Ho vissuto il terremoto dell’Aquila indirettamente anche se la mia città d'origine (Avezzano) è a soli 60 km e molti aquilani vennero nel 2009 abitare ad Avezzano. Anche qui bisogna conoscere bene cosa si fa e cosa si è fatto. Personalmente posso dire che se la politica stanzia 6,2 miliardi di euro, poi ci sono gli amministratori che devono gestire questo malloppo. Come si spendono? Ecco che l'arnia secca diventa stracolma di miele. Qui, come in tutti gli altri casi, le regole ci sono, così come le procedure che stabiliscono come devono essere gestite le gare d'appalto. E come il prete che prega Dio (lo Stato) per fottere va con la puttana (la Mafia) così la perpetua (la Dea Italia) che spia dalla serratura (La giustizia) per pregare torna dal prete che prega Dio... Non c'è più scampo, siamo tutti perpetue. Sono un mafioso anch'io.

La seconda che le pongo riguarda la giustizia italiana :che opinione si è fatto del caso di Stefano Cucchi? Gli echi di questa triste vicenda tutta italiana che pensiero le suscita?

"Fossero dieci, cento, mille, quei verbali d'accusa li firmo tutti" è stata una delle frasi celebri di del Film “Processo alla città” (1952, Luigi Zampa), ed è a mio avviso il monito-dovere etico, morale e giuridico cui tendere.Dall’idea che mi sono fatto, la vicenda legata a Cucchi potrebbe  essere malamente relegata in una  riflessione più particolare come quella dello stato delle carceri in Italia. Immagino quanti casi ci sono giornalmente e che non necessariamente portano alla morte a causa di un sistema “imploso” come quello ma nessuno ne parla.Conosco la vicenda attraverso la narrazione dei suoi familiari (in modo particolare della sorella che tanto si sta prodigando e che adesso, se non mi sbaglio fa l'inviata) perché gli inquirenti accolgano le loro rimostranze. I mass media si sono focalizzati molto su questo caso soprattutto con l'utilizzo drammatico delle fotografie del ragazzo che a tratti mi sono sembrate immagini della Sindone di Cristo. Eloquenti. Che dire? Tuttavia, per un'opinione che va al di fuori di aspetti emotivi si dovrebbero leggere e studiare gli atti processuali con le memorie accusatorie e difensive. Non posso esprimere opinioni se non conosco perfettamente la vicenda. Non entro nel merito della giustizia italiana. Non saprei che dire. So di certo che le scienze giuridiche non devono e non possono essere le scienze del “caso” o dell'aria fritta. Ci sono precise procedure e, per l'appunto, leggi da seguire che devono evitare al massimo possibili infiltrazioni interpretative. Detto questo un sistema del genere può (o dovrebbe) individuare in ogni momento le responsabilità e perseguirle nel caso ci siano errori, colpe e omissioni. Mi auguro che il “caso Cucchi” non resti il caso legato alla scienza del caso. Poi penso a quello che ho detto prima sulla dicotomia Dio/Puttana – Stato/Mafia e forse Caravaggio quando, nei suoi quadri, rappresentava la Madonna utilizzando prostitute come modelle è stato l'anticipatore già centinaia di anni fa: tutto è relativo. Cucchi non ha avuto scampo, ma se avesse avuto un protettore mafioso non sarebbe morto. È per questo che dico: "Fossero dieci, cento, mille, quei verbali d'accusa li firmo tutti" ma cazzo qualcuno lo faccia per Dio (?).

Grazie Dimitri per aver scelto Unfoldingroma per raccontare questa triste vicenda che ha colpito la tua splendida terra. 

Maria Teresa Giannini 

Video realizzato per UnfoldingRoma da Giandomenico D'Angelo.

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