Milan Roma 2017

Il Diavolo addomesticato. 1-4 e la Roma ritorna al secondo posto.

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MILAN (4-3-3): Donnarumma; De Sciglio, Zapata, Paletta, Vangioni; Pasalic, Sosa, Mati Fernandez; Suso, Lapadula, Deulofeu. All. Montella


ROMA (4-2-3-1): Szczesny; Emerson, Manolas, Fazio, Juan Jesus; Paredes, De Rossi; Salah, Nainggolan, Perotti; Dzeko. All. Spalletti


1-4. La testa un po' piegata da un sorriso amaro.

La Roma resta seconda, domenica la Juve all'Olimpico, un risultato stasera per nulla scontato, la paura di vedere una partita di sofferenza o peggio ancora di rassegnazione, ci fa scontrare con una Roma che mostra tutta la sua forza, regalando una bella prova, condita da carattere e determinazione.


Ma una goccia di amaro nel cuore resta.

Spalletti schiera un 4-2-3-1, con una difesa orfana di Rudiger : Manolas, Fazio, Emerson Palmieri e Juan Jesus.

Il Palmieri passeggia sul campo di San Siro senza troppa fatica, si destreggia con grande professionalità e restringe l'area sorvolando un Vangione ( Vangione chi?) troppo introverso ed un Suso che nel complesso prova a portare a casa una prestazione dignitosa. Il greco segue la partita da un punto di vista privilegiato, non permette ai giocatori del Milan nessun volo pindarico ma alla fine pecca di vanità e porta a casa un giallo che poteva costargli caro. Buona la prova di Jesus che mostra una sicurezza inaspettata, ci ha spesso abituati a questi picchi, prima prestazioni al limite della decenza, poi partite con un gran rendimento, un'altalena che ha costretto il Mister a centellinare ed a valutare bene i suoi piedi ed i suoi movimenti, stasera era la sua serata si, anche se lo svarione su Pasalic ci ha fatto ricordare che sempre di Jesus si tratta, ci vorrebbe continuità, ma la continuità resta una sua pecca. Torna a sorridere anche il buon Fazio, il derby per fortuna è già diventato un brutto ricordo ed anche lui soffre un po' i ritmi di questa Roma non sempre lucida, il giovane si farà, anche se le sue spalle “non sono” così strette.


Ma una goccia di amaro nel cuore resta.

Spalletti stavolta centra il match, gran velocità e gestione della palla, ottime le intuizioni sulle ripartenze, il segnale di un buon lavoro di testa e mentalità, il risultato non era affatto scontato e con il Napoli in agguato, San Siro poteva diventare una trappola.

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Montella sceglie ancora una volta di tenere fuori Bacca, in favore di un Lapadula spento ed indeciso, come le decisioni tattiche adottate dal Mister che hanno evidenziato stanchezza e, purtroppo, una certa confusione di ruoli. Il Milan viene costretto nella sua metà campo per tutto il primo tempo, l'assalto giallorosso è mirato ed un Dzeko in vena di rivalsa, trova la via del gol dopo soli otto minuti, uno/ due Salah/Dzeko e centro alla sinistra di Donnarumma. Il colpo è forte, dalla panchina un'esultanza pacata ci dice che la partita è lunga ed il Milan, resta pur sempre il Milan. Il centrocampo giallorosso, orfano di Strootman squalificato, tiene la testa alta con Paredes e De Rossi. Daniele si concede il lusso di giocarsi ancora una volta una partita a grandissimi livelli, pulito e sicuro, infila anche il gol, su rigore, che decreta il definitivo 1-4 sul Milan. L'ombra silenziosa del giovane Paredes, chiede solo di essere illuminata, svolge il compito senza destare troppo clamore ed al 28', fa partire, da corner, il pallone dorato sui piedi di Dzeko per il raddoppio. Un elemento da blindare, a mio parere, grandi soddisfazioni si attendono dalle sue prestazioni. Dzeko. Punta imprescindibile, in una rosa corta ma efficace. La Roma è seconda, grazie anche ai suoi centri, l'obbiettivo per ora è al sicuro ed anche il record personale è diventato una bella realtà. Un campione leale e mite che, spesso si sacrifica per la squadra.

Il primo tempo finisce con il vantaggio dei giallorossi, difficilmente a San Siro si andava negli spogliatoi con la serenità di una grande squadra e, se vogliamo, è spesso capitato di non andarci nemmeno con squadre meno blasonate...con tutto il rispetto.

A chiudere il cerchio, in una formazione attenta e lineare, il trio Perotti, Nainggolan, Salah. Sull'egiziano si è detto tutto, la corsa di questa sera rimette in carreggiata i pensieri su un giocatore che sembra sentire le tensioni dei romanisti, forse più degli altri, si dimena e sguscia via come un'anguilla la mattina della Vigilia di Natale, lotta contro tutto e tutti e nel dubbio...si guadagna un rigore sacrosanto che De Rossi realizza dopo una spizzata di Donnarumma che, intuisce la traiettoria ma non può far nulla contro la potenza. Non finisce in padella e, non contento, fa fare la figura del baccalà a Paletta, consegnando, a fine partita, un fritto misto saporito.

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L'immagine dispiaciuta di Perotti che chiede il cambio, dice molto di questo ragazzo che dopo tanta panchina stava riacquistando una certa credibilità, un gran bel passo e delle belle intuizioni verso la porta, smorzate da una distorsione, speriamo non grave, alla caviglia; la sostituzione con El Shaarawy però, non lo fa rimpiangere in mezzo al campo. Il Faraone mette da parte i sentimenti e si avvia, senza complimenti, più volte verso la porta, al 78' anche il gol, punizione di De Rossi, tocco di Dzeko ed El Shaarawy con un destro a giro insacca. La squadra di casa incassa, in un secondo tempo, che vede la stessa arrendevolezza e monotonia del primo, fatta eccezione per il gol di Pasalic in un virgulto di mascolinità e orgoglio personale, dobbiamo constatare come nell'insieme anche Montella subisca gli effetti di una società in subbuglio, troppi arrangiamenti che creano stonature non consone né ad una squadra come il Milan, né al valore tecnico dei singoli giocatori della rosa . Negli ultimi minuti fuori Dzeko e Nainggolan per infortunio, in una partita condotta egregiamente, nessuna sbavatura e nessun appunto, le notizie negative arrivano dall'infermeria, ad una settimana esatta dal match contro la Juve. Il belga si riscopre giocatore di spessore dopo l'incubo vissuto contro la Lazio, pali, traverse, ormai potremmo scrivere un'enciclopedia, il ritorno del ninja, speriamo di rivederlo già domenica.

La partita termina con una Roma che domina senza fatica un Milan assortito male, Montella dovrà fare diversi “mea culpa” ma il merito è anche di una Roma che stasera ha concesso pochissimo.

Partita essenziale, determinante, necessaria, si, era doveroso vincere e così è stato.


Ma una goccia di amaro nel cuore resta.

Spalletti è un grande allenatore, uno diretto, senza peli sulla lingua, un allenatore che non si assoggetta facilmente a nessun servilismo, e, se messo in condizione, arriva a centrare l'obbiettivo.

La società, pur con tutti i ricami, non lo ha mai messo pienamente in condizione di esprimere al meglio il suo essere, da buon toscano verace e orgoglioso il suo fine ultimo era :”Vincere”, poi la storia, il mercato, i contatti, le promesse, assumono contorni un po' meno definiti ed anche il percorso della Roma è stato meno definito. Ci sta, in una partita contro il Milan, con il Napoli ad un passo, ad impostare una partita senza il Capitano, ci sta a cercare di mantenere alta la guardia fino all'ultimo, ci sta tutto, certo è, che a pochi minuti dalla fine, un piccolo gesto “lo si aspettava tutti” a dirla spallettianamente. Un piccolo gesto, che, in una partita come questa sarebbe passato come un tributo e non, come alcuni hanno lungamente denunciato, una presa in giro per il Capitano, principalmente per il risultato già abbondantemente consolidato. La tensione, la paura di perdere un risultato che accontentava un po' tutti, l'idea di serenità che si pensava potesse portare nell'ambiente giallorosso, hanno forse viziato quello che ai più è sembrato uno sgarbo. No, non ci credo ad un gesto di cattiveria verso il Capitano, nemmeno di sfida verso la tifoseria, no, non è così Spalletti, però quell'emozione che suscita poggiare lo scarpino sull'erba morbida e sentirlo affondare in modo leggero, mente uno stadio intero, tifosi ed avversari invocano il tuo nome, quello non avrebbe dovuto negarlo. A Roma contro la Juve sarà diverso, applausi, cori, striscioni, in nome di una antica rivalità, non credo saranno gli stessi, Totti non godrà della stessa fine gratitudine che tutto San Siro gli aveva dedicato. Un'occasione persa, purtroppo, persa anche da Spalletti che avrebbe fatto un altro bel regalo alla Roma ed ai suoi tifosi.

Peccato...per ora, la goccia non riesce a sciogliersi.


Laura Tarani

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fonte immagine : Quotidiano.net

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