Ivan Bellavista

Ivan Bellavista

Un attore che si limita solo ad aspettare una parte è come un copione senza battute.

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Il prossimo 30 maggio debutterà al Sala Uno Teatro “Un vero capolavoro”, lo spettacolo scritto, diretto e interpretato da Ivan Bellavista e Sandra Conti con la partecipazione straordinaria di Francesca La Scala.

Un uomo è in fuga: da giorni due scagnozzi tentano di acciuffarlo, ma l’uomo è evanescente. Forte del fatto di trovarsi in un luogo camaleontico, in cui ogni fantasia può assumere le sembianze della realtà, non fa che travestirsi e mimetizzarsi, saltellando da un luogo all’altro, da un’epoca all’altra, vestendo i panni dei più svariati personaggi, veri o immaginari, famosi o sconosciuti, insoliti o ordinari. Balla, canta, salta, recita, trascinando i suoi inseguitori nella propria allegra ed egocentrica follia, re indiscusso di quel luogo, padrone delle proprie fantasie.

Perché lo inseguono? Cosa vogliono da lui? Semplice, farlo tornare in vita!

E della trama non aggiungiamo altro ma lasciamo la parola a Ivan Bellavista.

Come nasce il testo di Un Vero Capolavoro?

Un Vero Capolavoro comincia a nascere nelle nostri menti (la mia e quella di Sandra Conti) già mentre stavamo “concependo” il nostro primo spettacolo, “Molière Immaginario”. Nasce con l’idea di fare sul palco quello che sognavamo da sempre: recitare, ballare e cantare. Degli animali da palco, direte voi? No, solo tanta voglia di divertirsi e di mettersi alla prova. A differenza del primo spettacolo, è come se ci fossimo imposti degli ostacoli da superare. Una varietà di esibizioni che rasentano le olimpiadi! Speriamo di vincere l’oro.

Sarete in scena dal 30 maggio, cosa ci anticipi dei personaggi che vedremo in scena?

Bella domanda. In realtà di personaggi veri e propri ce ne sono tanti! Saltiamo come dei grilli sul copione. E’ come se soffrissimo il limite di un solo personaggio. La vicenda ruota, sì, intorno al personaggio di Ivan Vistabella (vi ricorda qualcuno?) ma le sue proiezioni sono molteplici, così come tutto intorno allo spettacolo è dinamico. Aiutati da mille accessori, da cambi repentini di registro, parrucche e trucco, vedrete molte cose in un ora e un quarto di spettacolo. Un Vero Capolavoro, raccontando una vicenda, ne racconta altre mille.

Parliamo delle tue colleghe...

Se io sono il “padre”, Sandra Conti è la “madre” di Un Vero Capolavoro. Senza di lei lo spettacolo non ci sarebbe stato. Io e Sandra abbiamo un rapporto unico. Non mi diverto con nessuno sul palco come con lei e credo che a lei succeda lo stesso. Sandra ha il coraggio di prendersi in giro, come ce l'ho io. Mi capisce immediatamente, abbiamo gli stessi ritmi, lo stesso approccio nei confronti del teatro. Non abbiamo paura di divertirci. Sono una persona che si fida poco degli attori e delle attrici, in generale. Con lei è diverso perché si mette sempre in discussione. Una qualità rarissima.

Francesca La Scala è subentrata poco prima del debutto, per emergenza, ma è diventata da subito parte integrante dello spettacolo. Con la sua bravura e con la sua personalità dirompente si è imposta subito come elemento essenziale del nostro gruppo. Recita, balla e canta. Una ventata di aria fresca che ha dato al Vero Capolavoro un ulteriore elemento che fa diventare unico questo spettacolo che, per ora, possiamo fare solo noi.

La caratteristica di cui vado fiero della mia compagnia è propria questa: chiunque partecipa porta la sua insostituibilità all’interno della creazione dello spettacolo.

La tua dimensione è il palco?

La mia dimensione è il divertimento. Sul palco di un teatro, a volte, mi esprimo meglio che fuori. Sul palco detti le tue regole e ti diverti a “intrappolare” il pubblico con un gesto, una battuta, un passo di danza o con un silenzio. Cose che nella vita normale non capita mai. Quindi, il divertimento, che non è sinonimo di svago o anarchia. Puoi permetterti di divertirti e divertire quando sudi e sacrifichi tempo, soldi e molte altre cose in nome del lavoro che ami.

La passione del teatro. Come e quando nasce?

Da sempre. Non credo di aver mai avuto altro desiderio se non quello di diventare attore. Ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha infuso l'amore per lo spettacolo, la musica, il cinema. Ho avuto la costanza di non perdere mai di vista questa passione, che a volte vedi come una trappola. C'è un momento in cui ti fa persino paura. Ma quale passione, ad un certo punto, non ti fa paura? Superata la paura, ti godi il sacrificio. Superato il sacrificio, ti godi il palco. Gli applausi sono musica. Ho avuto la fortuna di capirlo presto.

Dovessi scegliere il tuo capolavoro...

Ho avuto tante soddisfazioni come tanti insuccessi, sia personali che professionali. Mi reputo una persona che fa questo di mestiere, non mi sento attore in senso lato. Se mi sentissi solamente attore sarei un fallito. I miei capolavori sono cose che col palco non hanno nulla a che vedere.

Sei di origini napoletane, ti metto in difficoltà se ti chiedo un commento relativo al secondo posto del Campionato?

Secondo posto del Campionato. Grazie dell'informazione, non lo sapevo nemmeno. Ti basta come risposta?

Progetti futuri...

Talmente tanti che non te li posso scrivere. Ruberei lo spazio a chi ne ha e di definiti. Tantissimi, fuori e dentro un teatro. Il mio perenne progetto futuro è quello di vivere la vita e sentirmela scorrere addosso. Nutro così la mia professione, vivendo. Assimilo, mi faccio influenzare. Un attore che si limita solo ad aspettare una parte è come un copione senza battute.

Sara Grillo 

ph Giulio Mazzi 

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