PICCOLO ELISEO STAGIONE 2017/2018

La programmazione del PICCOLO ELISEO 2017/2018

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Piccolo Eliseo

2017 - 2018




27 settembre - 8 ottobre 2017

PURGATORIO

di ARIEL DORFMAN

Traduzione Alessandra Serra


con

LAURA MARINONI

DANILO NIGRELLI


Regia

Carmelo Rifici


Produzione LuganoInScena

in collaborazione con LAC Lugano Arte e Cultura e ERT- Emilia Romagna Teatro Fondazione


Atti di orgoglio, vendette, crudeltà: Ariel Dorfman – scrittore da sempre impegnato nella difesa dei diritti umani – riprende il mito di Medea e gli ingredienti della tragedia classica e scrive una nuova opera teatrale sulla violenza e la crudeltà.


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18 ottobre - 5 novembre 2017

FERDINANDO

di ANNIBALE RUCCELLO


con

GEA MARTIRE

CHIARA BAFFI

FULVIO CAUTERUCCIO

FRANCESCO ROCCASECCA


Regia

Nadia Baldi


Produzione Teatro Segreto


Ferdinando mette in luce le connessioni esistenziali fra dramma e malinconia, comicità e solitudine, sottolineando tali contrasti attraverso un uso di una messinscena che mira a svelare gli opposti sentimentali disseminati in tutte le esistenze.


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8 - 26 novembre 2017

PUGNI DI ZOLFO

Scritto, diretto, interpretato da

MAURIZIO LOMBARDI


con

MAURIZIO LOMBARDI


Produzione Zocotoco e Teatro Eliseo


Ispirato da una poesia di Ignazio Buttitta poeta siciliano di Bagheria, Pugni di zolfo è una storia, una fiaba che porta dentro di sé la rabbia di un’infanzia negata. La fuga da Picciriddu per sottrarsi alla discesa nell'inferno della zolfara. Lo spettacolo è stato ospitato al Fringe Festival di Edimburgo nel 2013.


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29 novembre - 17 dicembre 2017

LA PARANZA DEI BAMBINI

di ROBERTO SAVIANO e MARIO GELARDI



con

Vincenzo Antonucci

Luigi Bignone

Carlo Caracciolo

Antimo Casertano

Riccardo Ciccarelli

Mariano Coletti

Giampiero de Concilio

Simone Fiorillo

Carlo Geltrude

Enrico Maria Pacini


Regia

Mario Gelardi


Un progetto NUOVO TEATRO SANITÀ

Produzione MISMAONDA in collaborazione con MARCHE TEATRO


L’espressione “paranza dei bambini” indica la batteria di fuoco, ma restituisce anche con una certa fedeltà l'immagine di pesci talmente piccoli da poter essere cucinati solo fritti, proprio come quei giovanissimi legati alla camorra che Roberto Saviano racconta nel suo ultimo best seller.


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20 dicembre - 7 gennaio 2018

NEW MAGIC PEOPLE SHOW

dall’opera di GIUSEPPE MONTESANO


Interpretato e messo in scena da

ENRICO IANNIELLO

TONY LAUDADIO

ANDREA RENZI

LUCIANO SALTARELLI


Produzione Teatri Uniti


Una nuova versione di quel comico, feroce e colorito avanspettacolo pop, in un crescendo che mescola l’opera buffa e il dramma, fatto di ridicoli mostri drogati dal sogno del denaro, di prigionieri illusi di essere liberi, di gaudenti che hanno seppellito la passione e l’amore.


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10 - 28 gennaio 2018

COUS COUS KLAN Novità

Uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo

Drammaturgia di GABRIELE DI LUCA


con

BEATRICE SCHIROS

ALESSANDRO TEDESCHI

MASSIMILIANO SETTI

PIER LUIGI PASINO

ALESSANDRO FEDERICO

ANGELA CIABURRI


Regia

Gabriele Di Luca

Massimiliano Setti

Alessandro Tedeschi


Produzione Carrozzeria Orfeo, Teatro Dell’elfo, Teatro Eliseo, Marche Teatro in collaborazione con La Corte Ospitale Di Rubiera


Ancora una volta Carrozzeria Orfeo è impegnata a fotografare senza fronzoli un’umanità socialmente instabile, carica di nevrosi e debolezze, attraverso un occhio sempre lucido, divertito e, soprattutto, innamorato dei personaggi che racconta.


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31 gennaio - 18 febbraio 2018

LAMPEDUSA Novità

di ANDERS LUSTGARTEN

Traduzione Elena Battista


con

DONATELLA FINOCCHIARO

FABIO TROIANO


Regia

Gianpiero Borgia


Produzione BAM teatro - Teatro Eliseo -

Mittelfest 2017 in collaborazione con

La Corte Ospitale 


Lustgarten rivolge la sua attenzione alle migrazioni di massa mettendo a confronto con coraggio la vita di un pescatore siciliano, ormai impegnato a recuperare i corpi dei profughi annegati in mare, con quella di una donna immigrata di seconda generazione che riscuote crediti inevasi per una società di prestiti.


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21 febbraio - 11 marzo 2018

STABAT MATER

di ANTONIO TARANTINO


con

MARIA PAIATO


Regia Giuseppe Marini


Produzione Societa’ Per Attori


È dallo Stabat Mater di Pergolesi che Antonio Tarantino prende a prestito il nome, la figura della Madre e la tematica del dolore, nutrendo poi il testo drammaturgico con ombre del proprio immaginario. Sul degrado, sull’ignobile miseria regna, resiste e vince, la Madre; per quanto possa essere sofferente, posta ai piedi di una Croce, oppure immersa nella periferia popolare, resta sopra qualunque perdita. È una Madre.


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14 - 29 marzo 2018

ORPHANS

di DENNIS KELLY

Traduzione di Gianmaria Cervo e Francesco Salerno

Un progetto di Monica Nappo


con

MONICA NAPPO

PAOLO MAZZARELLI

LINO MUSELLA


Regia

Tommaso Pitta


Produzione MARCHE TEATRO


Dal britannico Dennis Kelly, uno degli autori contemporanei più rappresentati, un grande noir, un dramma della simbiosi; la tragedia di tre personaggi che non possono fare a meno l’uno dell’altro al punto che, per salvare l’insalvabile, finiscono per distruggere ogni legame tra loro e quindi per autodistruggersi



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4 - 8 aprile 2018

D’ESTATE CON LA BARCA

di GIUSEPPE PATRONI GRIFFI


Adattamento e regia

Luca De Fusco


con

GAIA APREA


Produzione Teatro Stabile Di Napoli – Teatro Nazionale


Nel racconto D’estate con la barca, Patroni Griffi parla di una “doppia coppia” che a teatro diremmo composta da due attori giovani e due caratteristi. Già in questo sapore più teatrale si sente l’impronta dell’uomo di spettacolo a tutto tondo: mi sono quindi permesso un’ambientazione scherzosa, ludica, come appare il racconto ad una prima lettura.


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11 - 29 aprile 2018

SCENDE GIÙ PER TOLEDO

di GIUSEPPE PATRONI GRIFFI


con

ARTURO CIRILLO


Regia

Arturo Cirillo


Produzione Marche Teatro e Tieffe Teatro Milano


Storia di un travestito napoletano, emblema della stravaganza e fragilità di una città e dei suo mutanti abitanti. Una scrittura quella di Patroni Griffi tutta musicale, fisica, continuamente mobile tra la prima e la terza persona. Un flusso di parole che diventano carne, e spesso danza. Un tango disperato, un folleggiare sul baratro, un urlare per non morire.


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2 - 6 maggio 2018

NOVANTADUE

Falcone e Borsellino, 20 anni dopo

di CLAUDIO FAVA


con

FILIPPO DINI

GIOVANNI MOSCHELLA

PIERLUIGI CORALLO


Allestimento e regia

Marcello Cotugno


Produzione BAM teatro in collaborazione con XXXVII Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano e Festival L’opera Galleggiante


Novantadue è una moderna tragedia classica. Suo malgrado. La modernità è nei fatti, la sua classicità è nella dimensione epica, consapevolmente eroica, dei suoi protagonisti: sarebbero piaciuti a Sofocle, Falcone e Borsellino. Novantadue è il racconto di due uomini abbandonati da quello Stato che hanno giurato di servire. Due volti che in Novantadue tornano persone, dopo essere stati trasformati in icone.



9 27 maggio 2018

PRIMA DI ANDAR VIA

di FILIPPO GILI


con

GIORGIO COLANGELI

FILIPPO GILI

MICHELA MARTINI

AURORA PERES

VANESSA SCALERA


Regia

Francesco Frangipane


Produzione ARGOT PRODUZIONI


È la storia di una notte drammatica, dove le colluttazioni che legano padri madri e figli, sembrano il rovescio di una vita intera, un istante sempre possibile nel mare magnum del silenzio. Tutto, tutto, girando sempre intorno a un Ego che non si dissolve mai: e nonostante l’impensabile, l’incredibile, l’ignoto, si presenti a cena...



ORARIO SPETTACOLI:

martedì, mercoledì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00

domenica ore 17.00

PICCOLO ELISEO


27 settembre - 8 ottobre 2017


PURGATORIO

di Ariel Dorfman

Traduzione Alessandra Serra


Con

Laura Marinoni

Danilo Nigrelli


Scene e costumi Annelisa Zaccheria

Musiche Zeno Gabaglio

Soprano Sandra Ranisavljevic

Disegno luci Matteo Crespi

Video Roberto Mucchiut

In video Edoardo Chiodi e Michelangelo Colella


Regia

Carmelo Rifici


Produzione

LuganoInScena

in collaborazione con LAC Lugano Arte e Cultura

e ERT- Emilia Romagna Teatro Fondazione

Condannati o redenti, vittime o carnefici, sinceri o bugiardi


Il Purgatorio è un luogo astratto – uno strano luogo da cui si può uscire, ma in cui si ritorna comunque – dove un uomo e una donna sono chiamati a confrontarsi con le loro sanguinose vite passate, per maturare consapevolezza delle azioni compiute e tentare di redimersi.

Una stanza. Potrebbe essere un carcere, un manicomio, un luogo di tortura o il Purgatorio. Un dialogo serrato tra l’uomo e la donna. Domande e risposte, quasi un interrogatorio. Ma chi è la vittima? E chi il carnefice?

Nel primo capitolo, uno psichiatra cerca di scoprire i più intimi segreti di una donna, responsabile di un feroce assassinio. Con un serrato interrogatorio l’uomo tenterà di smascherare le difese e le bugie per cercare di guarirla.

Nel secondo capitolo, sarà invece l’uomo a dover affrontare le domande di una scaltra terapeuta: per potersi liberare dal suo doloroso passato sarà costretto ad ammettere le proprie colpe e il dolore provocato agli altri.

Solo attraverso il perdono ci potrà essere riconciliazione, e solo nella terza parte il pubblico potrà finalmente scoprire se i due saranno condannati o redenti, vittime o carnefici, sinceri o bugiardi.

Atti di orgoglio, vendette, crudeltà: Ariel Dorfman – scrittore da sempre impegnato nella difesa dei diritti umani – riprende il mito di Medea e gli ingredienti della tragedia classica e scrive una nuova opera teatrale sulla violenza e la crudeltà; forte e intensa come La morte e la fanciulla, da cui Roman Polanski trasse l’omonimo film di successo.


PICCOLO ELISEO


18 ottobre - 5 novembre 2017


FERDINANDO

di Annibale Ruccello


Con

Gea Martire

Chiara Baffi

Fulvio Cauteruccio

Francesco Roccasecca

Scene Luigi Ferrigno

Costumi Carlo Poggioli

Progetto luci Nadia Baldi

Consulenza musicale Marco Betta


Regia

Nadia Baldi


Produzione

Teatro Segreto

Il possibile e impossibile mondo creativo che le donne sanno attuare quando i freni inibitori e culturali non hanno più il loro potere censurante


Donna Clotilde, baronessa borbonica, si è rifugiata in una villa della zona vesuviana, scegliendo l’isolamento come segno di disprezzo per la nuova cultura piccolo borghese che si va affermando dopo l’unificazione d’Italia. È con lei una cugina povera, Gesualda, che svolge l’ambiguo ruolo di infermiera/carceriera. I giorni trascorrono uguali, tra pasticche, acque termali, farmaci vari e colloqui con il parroco del paese, Don Catellino, un prete coinvolto in intrallazzi politici. Nulla sembra poter cambiare il corso degli eventi, finché non arriva Ferdinando, un giovane nipote di Donna Clotilde, dalla bellezza “morbosa e strisciante”. Sarà lui a gettare lo scompiglio nella casa, a mettere a nudo contraddizioni, a disseppellire scomode verità e a spingere un intreccio apparentemente immutabile verso un inarrestabile degrado.

Nadia Baldi firma la regia di Ferdinando, il testo forse più famoso di Annibale Ruccello, andato in scena per la prima volta il 28 febbraio 1986. L’opera ha vinto due premi IDI: uno nel 1985 come testo teatrale, il secondo nel 1986 come miglior messinscena.


Le follie e gli incroci amorosi contenuti nella trama emergeranno come elementi contemporanei e modernissimi che da sempre regolano la potenza dei sogni e degli affetti presenti nella storia dell’umanità. ‘Ferdinando’ mette in luce le connessioni esistenziali fra dramma e malinconia, comicità e solitudine, sottolineando tali contrasti attraverso un uso di una messinscena che mira a svelare gli opposti sentimentali disseminati in tutte le esistenze.

Nadia Baldi


PICCOLO ELISEO


8 - 26 novembre 2017


PUGNI DI ZOLFO

Scritto, diretto, interpretato da

Maurizio Lombardi


Produzione

Zocotoco - Teatro Eliseo


Una fiaba che porta dentro di sé la rabbia di un’infanzia negata


Ispirato da una poesia di Ignazio Buttitta, poeta siciliano di Bagheria. Vincenzo Barrisi, un pugile nel suo spogliatoio, ha appena finito un match durissimo contro l’americano. Nel silenzio fischietta una canzone.... la ninna nanna di sua madre e ricorda, ritorna a quando era bambino. La sua Sicilia un pugno di terra strappato al sole. La nonna, seduta sotto la veranda con lo sguardo lontano, fisso, verso le miniere di zolfo, la sua fuga da Picciriddu aiutato dalla mamma per sottrarsi alla discesa nell’inferno della zolfara dove i “carusi”, bambini di sette-otto anni, si spezzavano la schiena per portare in superficie lo zolfo, la nuova “ricchezza” della Sicilia di fine 800.

Lo spettacolo usa il corpo come strumento narrativo e la parola si fa vera, sanguigna, viscerale. La scena, scarna, viene riempita dall’attore, il quale interpreta più personaggi che trascineranno lo spettatore in un viaggio all’interno di un budello di terra fatto di sangue e fatica.

Lo spettacolo è stato ospitato al Fringe Festival di Edimburgo nel 2013.


‘Pugni di zolfo’ è la storia di due bambini che immaginano il mare, le acciughe, tirano i pugni e si fanno le seghe, sognano l’amore che non hanno mai vissuto.

‘Pugni di zolfo’ è semplicemente una storia, una fiaba che porta dentro di sé la rabbia di un’infanzia negata.

Maurizio Lombardi


PICCOLO ELISEO


29 novembre - 17 dicembre 2017


LA PARANZA DEI BAMBINI

di Roberto Saviano e Mario Gelardi


Con

Vincenzo Antonucci, Luigi Bignone, Carlo Caracciolo, Antimo Casertano,

Riccardo Ciccarelli, Mariano Coletti, Giampiero de Concilio, Simone Fiorillo, Carlo Geltrude, Enrico Maria Pacini


Scene Armando Alovisi

Costumi 0770 di Irene De Caprio

Luci Paco Summonte

Musiche Tommy Grieco


Collaborazione alla regia Carlo Caracciolo


Regia

Mario Gelardi


Un progetto Nuovo Teatro Sanità


Produzione Mismaonda

in collaborazione con

MARCHE TEATRO


Pesci talmente piccoli da poter essere solo fritti, proprio come quei giovanissimi legati alla camorra che Roberto Saviano racconta nel suo ultimo best seller


Hanno scarpe firmate, famiglie quasi normali e grandi ali “d’appartenenza” tatuate sulla schiena. Sfrecciano in moto contromano per le vie di Napoli perché sanno che la loro unica possibilità è giocarsi tutto e subito. Non temono il carcere né la morte. Sparano, spacciano, spendono. Sono la paranza dei bambini.

Nel gergo camorristico “paranza” significa gruppo criminale, ma il termine ha origini marinaresche e indica le piccole imbarcazioni per la pesca che, in coppia, tirano le reti nei fondali bassi, dove si pescano soprattutto pesci piccoli per la frittura di paranza. L’espressione “paranza dei bambini” indica la batteria di fuoco, ma restituisce anche con una certa fedeltà l’immagine di pesci piccoli proprio come quei giovanissimi legati alla camorra che Roberto Saviano racconta nel suo best seller. E quel romanzo diventa ora uno spettacolo teatrale che racconta una verità cruda, violenta, senza scampo. Non a caso lo spettacolo nasce nel Nuovo Teatro Sanità, un luogo ‘miracoloso’ nel cuore di Napoli, dove si tenta di costruire un presente reale e immaginare un futuro possibile.

Come nel romanzo di Saviano così anche nello spettacolo i protagonisti creano una loro comunità che impone regole feroci per perdere l’innocenza e diventare grandi. Dopo la felice esperienza dello spettacolo Gomorra, Roberto Saviano e Mario Gelardi si uniscono di nuovo in questo progetto teatrale per raccontare la controversa ascesa di una tribù adolescente verso il potere, pronta a piombare nel buio della tragedia scespiriana e nel nero infinito dei fumetti di Frank Miller.


PICCOLO ELISEO


20 dicembre - 7 gennaio 2018


NEW MAGIC PEOPLE SHOW

dall’opera di Giuseppe Montesano


messo in scena da

Enrico Ianniello

Tony Laudadio

Andrea Renzi

Luciano Saltarelli


Elementi scenici Underworld

Costumi Ortensia De Francesco


Produzione Teatri Uniti


Una nuova versione di quel comico, feroce e colorito avanspettacolo pop dell’Italia malata di questi ultimi anni


Nel 2007 in Magic People Show, su un ritmo vertiginoso da commedia nera, Giuseppe Montesano chiamava in scena il suddito televisivo, il consumatore globale, l’uomo medio assoluto, lo schiavo della pubblicità, e poi i risanatori dell’economia nazionale, i venditori di spiagge, i venditori di aria da respirare, i venditori e i compratori di anime. Dieci anni dopo una nuova versione di quel comico, feroce e colorito avanspettacolo pop, in un crescendo che mescola l’opera buffa e il dramma, fatto di ridicoli mostri drogati dal sogno del denaro, di prigionieri illusi di essere liberi, di gaudenti che hanno seppellito la passione e l’amore.


Quello che volevamo era restituire il senso di nevrotico sovraffollamento del condominio globale, il pullulare comico di personaggi messi a cuocere in una stessa pentola a pressione demenziale, con un ritmo che voleva sposare i Simpson e Aristofane, Eduardo e Woody Allen, i Soprano e la Commedia dell’Arte, Quevedo e l’Avanspettacolo, Totò e Godot: come farlo con soli quattro attori? E qui la loro idea straordinaria fu di recitare su un tavolino da salotto, gomito a gomito come sardine in una scatola mentale, ricreando la sensazione della mancanza di spazio interiore del condominio coatto. E poi, attinta alle radici stesse del teatro popolare napoletano e ai Maestri della Farsa, la trovata del travestimento: solo quattro attori si trasformavano e si moltiplicavano, con pochissimi trucchi, in una folla di personaggi, in una sorta di avanspettacolo postmoderno. Era nato ‘Magic People Show’. Non resta che dare la parola a loro, ai mutanti di quella che è già da tempo la ex società del benessere: facendo confessare a loro stessi la propria vergogna e assurdità, la mancanza d’amore, la banalità nel male. E bisogna lasciarli liberi di sproloquiare, per vedere ciò che troppo spesso è nascosto dall’abitudine e dal così fanno tutti quindi è normale fare così. Non è vero: diventare disumani e cretini e servi e morti in vita non è normale, e non tutti lo fanno: e quindi è normale essere umani, e miti, e gentili, e liberi, e poetici, e vivi.

Giuseppe Montesano


PICCOLO ELISEO


10 - 28 gennaio 2018


COUS COUS KLAN

Uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo

Drammaturgia di Gabriele Di Luca


Con Beatrice Schiros, Alessandro Tedeschi, Massimiliano Setti, Pier Luigi Pasino, Alessandro Federico, Angela Ciaburri


Scene Maria Spazzi

Costumi Erika Carretta

Luci Giovanni Berti

Illustrazione Federico Bassi

Musiche originali

Massimiliano Setti


Regia

Gabriele Di Luca

Massimiliano Setti

Alessandro Tedeschi


Produzione Carrozzeria Orfeo, Teatro dell’Elfo, Teatro Eliseo, MARCHE TEATRO in collaborazione con La Corte Ospitale di Rubiera


PRIMA NAZIONALE

Elfo Puccini 12 dicembre 2017


Un punto di vista sul mondo e sul presente, nel tentativo di non farsi mai imprigionare dalla retorica e dai moralismi inutili


In un parcheggio abbandonato e degradato dietro ad un cimitero periferico e autunnale, sulla rete metallica che lo separa dal resto del mondo, stralci di necrologi, di cartelloni pubblicitari e un’insegna con sopra scritto “Divieto di abbandono rifiuti”. Nel parcheggio, due roulotte situate a pochi metri l’una dall’altra dove vivono due famiglie totalmente diverse: la prima è formata da un ex prete che, dopo un percorso di grande conflitto con la propria fede e dopo essere stato espulso dalla chiesa, vive insieme al fratello minore, un ragazzo sordomuto che campa di espedienti e piccoli imbrogli. Nella roulotte di fianco, la loro sorella maggiore, che si è convertita per amore all’Islam, vive insieme al marito, un arabo moderato che di mestiere vende fiori davanti al cimitero. Accanto alle due roulotte, in una tenda, abita un uomo apparentemente ricco che di giorno va al lavoro con il suo vestito elegante e la ventiquattrore, ma di notte torna a dormire nel parcheggio. L’uomo in pochi anni ha perso tutto: la fortunata azienda, la splendida casa e l’auto di lusso, che ora sta cercando di riconquistarsi, senza far accorgere il mondo borghese al quale apparteneva della sua attuale condizione.

Ancora una volta Carrozzeria Orfeo sarà impegnata a fotografare senza fronzoli un’umanità socialmente instabile, carica di nevrosi e debolezze, attraverso un occhio sempre lucido, divertito e, soprattutto, innamorato dei personaggi che racconta. La comune mancanza d’amore dei protagonisti porta i dialoghi all’eccesso e all’isteria evidenziando gli aspetti tragicomici di esistenze che commuovono e fanno ridere nello stesso istante. In linea con la ricerca di questi anni sulla mescolanza dei generi, in una continua escursione fra realtà e assurdo, fra sublime e banale. Sul fragile confine dove, all’improvviso, tutto può inevitabilmente risolversi o precipitare.

PICCOLO ELISEO


31 gennaio - 18 febbraio 2018


LAMPEDUSA

di Anders Lustgarten

Traduzione Elena Battista


Testo inedito – prima rappresentazione in Italia 


Con

Donatella Finocchiaro

Fabio Troiano


Scene e costumi Alvisi e Kirimoto

Luci Stefano Valentini


Regia

Gianpiero Borgia


Produzione BAM Teatro -

Teatro Eliseo - Mittelfest 2017

in collaborazione con La Corte Ospitale 


PRIMA NAZIONALE

21 luglio 2017

Mittelfest Cividale del Friuli Teatro Adelaide Ristori


Un’escursione coraggiosa nelle acque oscure della migrazione di massa


Il flusso migratorio che percepiamo sempre più inarrestabile, sarà il vero problema delle politiche comunitarie del prossimo decennio; la nostra Europa che avevamo immaginato senza confini, rivendica adesso la geografia politica dei perimetri nazionali; il metissage multietnico proposto dalla mescolanza delle culture viene allontanato in nome del rispetto della propria etnia e delle proprie tradizioni; i muri che pensavamo di avere abbandonato alla memoria della storia, tornano ad erigersi con prepotenza. Su tutto, domina la paura dell’altro e lo spettro degli attentati nel cuore delle nostre città.

Anders Lustgarten rivolge la sua attenzione alle migrazioni di massa mettendo a confronto con coraggio la vita di Stefano, un pescatore siciliano che ora si guadagna da vivere recuperando i corpi dei profughi annegati in mare, con quella di Denise, una studentessa marocchina italiana, immigrata di seconda generazione, che si mantiene agli studi lavorando come esattore per una società di prestiti. La povertà e la disperazione non sono solo lo scenario del racconto: sono causa generatrice del contrasto sociale, del male dei protagonisti, argomento di fuga per entrambi e insieme condizione per il miglioramento del proprio status attraverso lo sciacallaggio della disperazione altrui.

Il testo di Lustgarten è sorprendentemente un racconto sulla sopravvivenza della speranza. Dietro il disastro sistemico della politica e delle nazioni, ci sono fortunatamente ancora le persone, la gentilezza individuale, la sorpresa dei singoli e, nell’equilibrio del gioco degli opposti, ricorda qualcosa di Harold Pinter quando nella sua ultima intervista TV disse: Io penso che la vita è bella, ma il mondo è un inferno. Lampedusa è il primo testo di Lustgarten rappresentato in Italia.


PICCOLO ELISEO


21 febbraio - 11 marzo 2018


STABAT MATER

di Antonio Tarantino


Con 

Maria Paiato


Scene

Alessandro Chiti


Regia

Giuseppe Marini


Produzione Società per Attori


Antonio Tarantino rende attuale una figura epica come la Madre del Cristo e la trasferisce sulle rive del tempo presente


È dallo Stabat Mater di Pergolesi che Antonio Tarantino prende a prestito il nome, la figura della Madre e la tematica del dolore, nutrendo poi il testo drammaturgico con ombre del proprio immaginario. La Madre di Tarantino è una ragazza-madre. Il padre di quel figlio che lei attende è sposato con un’altra. Il figlio che è stato generato, seppure di grande intelligenza, viene arrestato in quanto terrorista. Una Madre nel dolore e nell’attesa del dolore, che si strugge di avere notizie del figlio e anche di quel padre generante, associato all’ipotesi d’amore e di coppia; una figura dissoluta, traditrice, desolante per miseria, come lo sono tutti i personaggi convocati, e che resta assente. L’autore mischia l’italiano con sporcature dialettali/gergali, frantuma la lingua, ne crea una pastura da gettare in bocca alle proprie ombre, ai propri personaggi. L’italiano e il dialetto si fondono altresì con le confluenze delle lingue portate con l’immigrazione, lingue del Sud. Sono gli anni in cui si erigono le grandi periferie operaie, le case popolari a buon mercato che presto divengono città alternative, satelliti popolati di debolezze e sopravvivenze, enclavi della speranza come della disillusione, facciate di cemento che soffocano qualunque possibilità di resistenza umana per instaurare coattamente la molteplicità. È povertà, fame e delinquenza. È prostituzione, malaffare, degrado. Tutto questo entra coscientemente nella scrittura di Tarantino. I personaggi non possono dire altro se non la propria verità e parlano per mezzo della Madre. Sul degrado, sull’ignobile miseria regna però, resiste e vince, la figura della Madre; per quanto possa essere sofferente, posta ai piedi di una Croce, oppure immersa nella periferia popolare, resta sopra qualunque perdita, anche della propria dignità. È una Madre.


PICCOLO ELISEO


14 - 29 marzo 2018


ORPHANS

di Dennis Kelly

un progetto di Monica Nappo


traduzione Gianmaria Cervo e Francesco Salerno


Con

Monica Nappo

Paolo Mazzarelli

Lino Musella


Scene e costumi Barbara Bessi

Luci Mauro Marasà


Regia

Tommaso Pitta


Produzione MARCHE TEATRO


Un grande noir, un testo dalle forti atmosfere, cupo, stratificato, sofisticatissimo


In una tranquilla serata, Helen e suo marito Danny stanno per iniziare una cena a lume di candela. Inaspettatamente, irrompe nella loro casa Liam, fratello di Helen, coperto di sangue e in stato di shock che afferma di aver trovato sulla strada un ragazzo ferito e di averlo soccorso. Ma il resoconto di Liam sull’accaduto, sotto le insistenti domande di Helen e Danny, comincia a cambiare. In un crescendo di tensioni, si fa avanti il sospetto che le cose non siano effettivamente andate come Liam le ha descritte la prima volta.

Autore britannico di cinema, teatro e televisione, Dennis Kelly è uno dei drammaturghi contemporanei più rappresentato. Vincitore Premio Enriquez 2017 per l’interpretazione e la produzione.


‘Orphans’ è eccezionale a più livelli. Potrebbe essere definito il ‘dramma della simbiosi’. La tragedia di tre personaggi che non possono fare a meno l’uno dell’altro al punto che, per salvare l’insalvabile, finiscono per distruggere ogni legame tra loro e quindi per autodistruggersi. ‘Orphans’ è un testo straziante: Liam, Helen e Danny non hanno scelta; sono la causa della propria rovina, colpevoli e incolpevoli allo stesso tempo. In secondo luogo ‘Orphans’ è anche un grande noir, un testo dalle forti atmosfere, cupo, stratificato, sofisticatissimo, ricco di echi e rimandi interni, sostenuto da una trama perfetta e da una serie inarrestabile di colpi di scena agghiaccianti ed esilaranti al tempo stesso. Infine – ed è questo l’aspetto che, come regista, più mi ha affascinato – ‘Orphans’ è un testo profondamente ‘teatrale’, dove ogni scena è costruita su giochi e meccaniche drammaturgiche di un’inventiva sorprendente e di una precisione millimetrica, che consentono agli attori di dare grande spettacolo. Un testo beffardo, cinico, disincantato, capace di far ridere nei momenti più angoscianti e di commuovere in quelli più violenti.

Tommaso Pitta


PICCOLO ELISEO


4 - 8 aprile 2018


D’ESTATE CON LA BARCA

di Giuseppe Patroni Griffi


Con

Gaia Aprea


Scene Luigi Ferrigno

Costumi Zaira de Vincentiis

Disegno luci Gigi Saccomandi

Musiche Ran Bagno

Realizzazione video Alessandro Papa


Adattamento e regia Luca De Fusco


Produzione

Teatro Stabile di Napoli - Teatro Nazionale


Il racconto associa l’amore con la morte, il mistero dell’attrazione erotica come rischio ed inizio di perdizione


Nel racconto D’estate con la barca, Patroni Griffi parla di una “doppia coppia” che a teatro diremmo composta da due attori giovani e due caratteristi. Già in questo sapore più teatrale si sente l’impronta dell’uomo di spettacolo a tutto tondo.


Per la seconda volta, dopo L’amorosa inchiesta di La Capria, mi capita di mettere in scena uno scrittore che ho conosciuto, la cui carriera mi è stata raccontata da mia madre nella mia infanzia come una favola e che rappresenta quindi una parte di me, del mio modo di essere napoletano, del mio modo di intendere l’arte in generale e il teatro in particolare.

Mi sono permesso un’ambientazione scherzosa, ludica, come appare il racconto ad una prima lettura. Con qualche elemento di piccola spettacolarità in più rispetto ai due precedenti racconti della Ortese e di La Capria: innanzitutto la barca evocata nel titolo e poi un lieve, accennato gioco di proiezioni, che è in linea col mio modo di fare teatro degli ultimi anni e che viene naturale di fronte a tutte le splendide descrizioni marine del testo.

Nel finale, con un vero colpo di scena tipico del teatro e dello stile di Peppino, il racconto si capovolge: smette i suoi panni ingannevoli di leggerezza alla La Capria e mostra la sua vera faccia. Insomma il racconto rivela l’impronta di quello che sarebbe divenuto lo stile di Patroni Griffi. Ho cercato di assecondare questo strano andamento, che nell’ultima mezza pagina capovolge il senso dell’intera opera con un piccolo colpo di scena che suggerisce una versione ipnotica, ammaliante di Giulia che diviene in questo modo una specie di “sirena”.

Luca De Fusco


PICCOLO ELISEO


11 - 29 aprile 2018


SCENDE GIÙ PER TOLEDO

di Giuseppe Patroni Griffi


Con

Arturo Cirillo


Scene Dario Gessati

Costumi Gianluca Falaschi

Luci Mauro Marasà

Musiche originali Francesco De Melis


Regia

Arturo Cirillo


Produzione

MARCHE TEATRO e

Tieffe Teatro Milano

Un flusso di parole che diventano carne, e spesso danza. Un tango disperato


Scende giù per Toledo e va di fretta Rosalinda Sprint, è in ritardo col sarto e deve andare da Marlene Dietrich. Fra mezz’ora e quella non aspetta. Colpa della Camomilla Schulz. Così inizia una delle più travolgenti invenzioni letterarie, la storia di un travestito napoletano, emblema della stravaganza e fragilità di una città e dei suoi mutanti abitanti. In una scrittura che Natalia Ginzburg ha definito dello stile della “natura dell’acqua, uno stile nuotato che consente di spendersi nei confronti di un personaggio, ora con ironia e ora con pietà, spostandosi a nuoto e leggermente tra l’uno e l’altro”. Tra straniamento ed immedesimazione si disegna la figura di Rosalinda Sprint “una figura maldestramente ritagliata nella carta, le forbici si sono mangiate parte del bordo intorno intorno, n’è scappata fuori una silhouette in scala ridotta” come dice l’autore.

Una scrittura quella di Patroni Griffi tutta musicale, fisica, continuamente mobile tra la prima e la terza persona. Un flusso di parole che diventano carne, e spesso danza. Un tango disperato, un folleggiare sul baratro, un urlare per non morire. Sorella immaginaria, e precorritrice della Jennifer di Ruccello e di molti personaggi di Moscato, la Sprint attraversa gli umori, i suoni della città di Napoli, qui più che mai diventata luogo metafisico, invenzione di un posto che non c’è.


PICCOLO ELISEO


2 - 6 maggio 2018


NOVANTADUE

Falcone e Borsellino, 20 anni dopo

di Claudio Fava


Con

Filippo Dini

Giovanni Moschella

Pierluigi Corallo


Luci Stefano Valentini

Suono Gianfranco Pedetti


Allestimento e regia

Marcello Cotugno


Produzione

BAM Teatro

in collaborazione con XXXVII Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano e Festival L’opera Galleggiante

Novantadue è una moderna tragedia classica. Suo malgrado.


Il 1992 fu un anno denso di avvenimenti, dalla firma del trattato di Maastricht, alla chiusura del giornale Pravda, dall’assedio di Sarajevo da parte delle truppe serbo-bosniache all’elezione del democratico Bill Clinton a Presidente degli Stati Uniti di America, fino alla riabilitazione da parte della Chiesa Cattolica della figura di Galileo Galilei. Eppure fu un anno oscuro e orribile della storia italiana. Così, mentre si segnava la fine della cosiddetta Prima Repubblica con i processi “mediatici” di Tangentopoli che coinvolsero principalmente i tribunali milanesi, i due magistrati simbolo della lotta alla mafia, i cervelli del primo grande processo a Cosa Nostra, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, saltarono in aria con chili e chili di tritolo. Da allora, si cerca affannosamente una verità.


Adesso sappiamo che Falcone e Borsellino dovevano morire non solo per volontà dei Corleonesi ma anche per scelta di una parte di quello Stato che i due magistrati credevano di rappresentare e di tutelare. In un tribunale la storia si scrive con i processi. A teatro, cercando le parole per dire e per immaginare. Partendo proprio da loro, Falcone e Borsellino: non più ingessati nel ricordo ma di nuovo tra noi, in un tempo presente. Condannati a vivere, i due giudici ripensano alle cose accadute, ascoltano le vite degli altri, osservano questi venticinque anni di cose torbide, di frasi lasciate a metà, di trattative e di baratti... E intanto mettono in scena la loro allegria e la loro agonia, la voglia di vivere e l’attesa della fine.

Claudio Fava


‘Novantadue’ è una moderna tragedia classica. Suo malgrado. La modernità è nei fatti, la sua classicità è nella dimensione epica, consapevolmente eroica, dei suoi protagonisti: sarebbero piaciuti a Sofocle, Falcone e Borsellino. Novantadue è il racconto di due uomini abbandonati da quello Stato che hanno giurato di servire. Due volti che in Novantadue tornano persone, dopo essere stati trasformati in icone.

Marcello Cotugno


PICCOLO ELISEO


9 - 27 maggio 2018


PRIMA DI ANDAR VIA

di

Filippo Gili


Con

Giorgio Colangeli

Filippo Gili

Michela Martini

Aurora Peres

Vanessa Scalera


Scenografia Francesco Ghisu

Luci Beppe Filipponio

Costumi Cristian Spadoni

Musiche originali Roberto Angelini


Regia

Francesco Frangipane


Argot Produzioni


Una notte drammatica, dove le colluttazioni che legano padri madri e figli, sembrano il rovescio di una vita intera, un istante sempre possibile nel mare magnum del silenzio


Una bella famiglia unita. Una normale famiglia felice. Una tranquilla cena familiare che si trasforma in tragedia a causa di un inaspettato annuncio.

Cinque personaggi che si fronteggiano come pugili su un vero e proprio ring. Un figlio che affonda il primo colpo. Inaspettato. Impensabile. Padre, madre e sorelle che accusano il colpo, un colpo tremendo che va a segno. E barcollano, arrancano, indietreggiano fino all’angolo, cercano di riprendersi e reagiscono, lo attaccano, lo scuotono, ma senza riuscire a colpirlo.

Una notte drammatica dove, colpo su colpo, si confrontano/scontrano padre e figlio, madre e figlio, sorelle e fratello in un viaggio ora violento ora tenero nelle mille sfumature della psiche e dell’animo umano.


Dirompe l’amore, in questa pièce che ho scritto. Rompendosi violentemente un sentimento, e più diabolicamente un’affettività. La famiglia ne esce con le ossa rotte, ma in piedi. Il tormento di un uomo solo mantiene salde le sue ossa, ma rimane a terra. È la storia di una notte drammatica, dove le colluttazioni che legano padri madri e figli, sembrano il rovescio di una vita intera, un istante sempre possibile nel mare magnum del silenzio. Tutto, tutto, girando sempre intorno a un Ego che non si dissolve mai: e nonostante l’impensabile, l’incredibile, l’ignoto, si presenti a cena...

Filippo Gili


ABBONAMENTI E CARD TEATRO ELISEO

Abbonamento a 11 spettacoli – Posto fisso da 165 € a 330 €

Abbonamento a 6 spettacoli – Posto fisso da 100 € a 190 €


ABBONAMENTI E CARD PICCOLO ELISEO

CARD a 10 ingressi – Giorno e posto libero 150 €

Abbonamento a 5 spettacoli – Giorno e posto libero 75 €


ELISEO OPEN – CARD AD INGRESSI

Teatro Eliseo | Piccolo Eliseo 240 €



TEATRO ELISEO

Via Nazionale 183 – 00184 Roma

Tel. 06 83510216

biglietteria@teatroeliseo.com


ORARI

Botteghino lunedì 13.00 - 19.00

Dal martedì al sabato 10.00 -19.00

Domenica 10.00 - 16.00


GIUGNO, LUGLIO, AGOSTO

Dal lunedì al venerdì, dalle 10.00 alle 19.00


BIGLIETTI

Teatro Eliseo da € 40 a € 20

Piccolo Eliseo € 20

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