BIRD SONG, La Prima Personale In Italia Di Kemang Wa Lehulere

BIRD SONG, La Prima Personale In Italia Di Kemang Wa Lehulere

In mostra il vincitore del premio Deutsche Bank’s Artist of the Year 2017

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Il MAXXI espande i propri orizzonti grazie alla collaborazione con la Deutsche Bank: presentata la prima personale in Italia di Kemang Wa Lehulere (Cape Town, 1984), vincitore nel 2017 del Deutsche Bank’s Artist of the Year. Come sottolineato da Flavio Valeri, amministratore delegato di Deutsche Bank in Italia, “Da oltre 35 anni Deutsche Bank promuove l’arte contemporanea e favorisce lo scambio tra le culture mondiali”. Un programma che vuole espandere gli orizzonti dell’arte sostenendo artisti emergenti in grado di dare una prospettiva rilevante sulla contemporaneità.

Dopo una prima tappa a Berlino, la mostra di uno dei più talentuosi artisti sudafricani approda nella Capitale con 20 opere che indagano su temi quali storia, tempo e funzione dell’artista nella società. Un dialogo aperto tessuto da Kemang Wa con un’altra artista, Gladys Mgudlandlu (1917-1979), pittrice autodidatta tra i primi artisti di colore ad esporre le proprie opere in una galleria del Sud Africa negli anni ‘60. La sua predilezione a raffigurare paesaggi ed uccelli le valse l’epiteto di Bird Lady. Caduta, dopo la sua morte nell’oblio, viene riproposta nelle opere di Kemang Wa Kehulere, anche lui cresciuto a Gugulethu nello stesso quartiere di Gladys Mgudlandlu. Per questo nuovo progetto Kemang Wa si avvale della collaborazione di sua zia, Sophie Lehulere, che in passato aveva fatto visita alla casa dell’artista; dai ricordi conservati dalla donna nascono murales in gesso ed un lavoro dal titolo Does this mirror have memory. Le nuove rappresentazioni, accostate alle originali recuperate di Gladys, portano ad un processo, un esercizio della memoria che si spinge sino a ricreare la stanza che in principio li ospitava.

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Una meditazione tra pittura e arte che sboccia in opere che vogliono sottolineare il contesto di demarcazione tra bianchi e neri vissuto in passato; una mostra che si fa composizione di diverse espressioni d’arte grazie a video, disegni, istallazioni, incisioni. Tante voci differenti per uno stile radicato nel tempo.

Opere poetiche che fanno riferimento alla realtà dell’apartheid, una realtà incredibile, al contempo così lontana e così vicina a noi. L’artista però vuole andare oltre lo stato della segregazione e rendere la propria opera universale tramite collettivi che riuniscano le persone piuttosto che separarle e rinchiuderle in solitudine. Un insieme di elementi, alcuni esposti negli spazi del MAXXI, altri facenti parte di un processo di crescita personale attuata con il collettivo Pamphlet.

Un’ala rotta, Broken Wing, accoglie l’avventore; parti lignee tra stampelle ed assi dai banchi di scuola tenute assieme da Bibbie scritte nella lingua della tribù Xhosa e calchi dei denti dell’artista; un binomio tra fede e speranza, una reazione alle passate condizioni coloniali, alle espropriazioni dei territori degli avi, a quella religione imposta dall’attività missionaria. Nella forma alta il rimando al volo dell’uccello, a quell’Icaro che sfidando il sole cade dal cielo (stampella).

I banchi di scuola ritornano nuovamente reinterpretati, intagliati creando casette rudimentali per gli uccelli, aperte, chiuse, abbandonate, in un costante il riferimento all’ambiente scolastico, luogo capace di donare ai giovani nuove prospettive ma, in un ambiente come il Sud Africa, anche luogo di repressione dove, in passato, era impedito aprire la mente e sviluppare un pensiero critico.

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Come in un cantiere edile, sotto le note di musica jazz, l’avventore si immerge in un ambiente emozionale in cui si sono accumulati residui di intonaco e cesellatura; un viaggio che spinge a riflettere sulla temporaneità dell’arte.

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