Bestie Di Scena Al Teatro Argentina

Bestie Di Scena Al Teatro Argentina

Un piccolo capolavoro di Emma Dante che riesce a fondere diversi caratteri di una teatralità che può definirsi vera arte

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Sono lì, sul palco dell’Argentina, impegnati  un allenamento che ha il solo fine di farli stremare e sudare mentre il pubblico impegnato a trovare il proprio posto sembra ancora indifferente non immaginando che da li a poco assisterà a qualcosa a cui non è abituato a vedere sotto ai riflettori e che eppure conosce bene.

Eh già, perche le “Bestie di scena” con un gesto che niente a che fare con l’erotismo, abbandonano a uno a uno i loro indumenti secondo la volontà della loro regista Emma Dante che da quel momento dirigerà i fili di quelle marionette che si muovono come creature fragili e spaesate guidate dal bisogno di soddisfare le necessità di istinti primordiali.

Il palcoscenico diventa il mondo terreno, o meglio, il luogo del peccato dove la piccola comunità di attori diventati uomini vivono insidie e tentazioni volteggiando molte volte in pure acrobazie che accentuano uno stato di perdizione in cui non è ammesso il suono della parola ma piuttosto dei versi in un dialetto del sud che sicuramente più di tutti può rendere il pathos che si vuole generare.

Il pubblico può osservare il gruppo o rivolgere l’attenzione in un singolo individuo facilitando così la riflessione di quello che può essere ognuno non solo spogliato dai propri abiti ma da tutti quegli agi a cui oggi siamo abituati e di cui proprio non possiamo privarci. E se la regista definisce i propri personaggi degli “imbecilli”, bestie in fuga dalle illusioni terrene, perseguitati dalle tentazioni, qualcuno potrebbe trovare anche qualche elemento di identificazione nel momento in cui il corpo pensa al posto del cervello.

Degna di nota la prova degli attori che vale la pena di nominare tutti per il loro essere naturali in una condizione di nudità a cui, soprattutto il popolo italiano non è molto abituato. Ma più che elogiare questo, si vuole sottolineare la bravura di Elena Borgogni, Sandro Maria CampagnaViola Carinci, Italia Carroccio, Davide Celona, Sabino Civilleri, Alessandra Fazzino, Roberto Galbo, Carmine Maringola, Ivano Picciallo, Leonarda SaffiDaniele Savarino, Stephanie Taillandier, Emilia Verginelli, Daniela Macaluso, Gabriele Gugliara, per la loro capacità di svelarci quel meccanismo segreto che può mostrare il processo con cui nasce e si forma un individuo.

E' assolutamente sorprendente l'interpretazione che danno di un prototipo che può essere una bombola, una scimmia, un insolito spadaccino tanto da sembrare a volte dei perfetti manichini animati che, comunque, suscitano emozioni. Ogni scena è un quadro grazie al perfetto coordinamento dei protagonisti che a volte sembrano fondersi in un unico corpo quasi a sottolineare che in una situazione di completa privazione è proprio l'unione che può determinare la sola forza.

Una tragicità che riesce anche a fare sorridere come la scena della litigata in cui si viene alle mani e si farfugliano epiteti in napoletano che sembra racchiudere contemporaneamente tutte le varie essenze della vera teatralità. 

E anche se alla fine volano vestiti, ormai non ha più senso coprirsi quando si è conquistata la piena padronanza di se e gli spettatori ormai si sono abituati a quella nudità considerando solo la grandissima bravura  di una tale forma di arte. Infondo sono proprio i corpi con la loro fisicità a occupare la centralità dell’opera, nascondendosi all'inizio per poi esibirsi senza più alcuna vergogna o peccato consapevoli del proprio stato originario e primitivo.

Applausi e tanto consenso per la regista che insieme ai suoi attori può godersi un vero momento di trionfo più che meritato.

                                                                                                 Rosario Schibeci 

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