La Corsa Di Miguel

Il racconto sociale attraverso gli eventi sportivi valoriali. Il caso della Corsa di Miguel. Sport, deontologia e comunicazione sociale

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Presso la Sala Consiliare “Giulio Marinozzi” si è alzato il sipario su l’evento deontologico promosso e supportato dall’Ordine dei Giornalisti dal titolo: “Il racconto sociale attraverso gli eventi sportivi valoriali. Il caso della Corsa di Miguel. Sport, deontologia e comunicazione sociale.

Un incontro particolarmente interessante dove hanno partecipato diverse figure di spicco a livello giornalistico, con l’arricchimento umano dei tanti esponenti che grazie a questo appuntamento portano o hanno portato l’esempio di chi da anni si occupa e si sta occupando di terziario sfruttando lo sport come motore inesauribile di principi e di valori.

La Corsa di Miguel è l’evento per ricordare Miguel Sanchez, podista rapito, torturato e ucciso dalle autorità paramilitari argentine il 9 Gennaio 1978, due giorni dopo il rapimento, di ritorno da una maratona in Brasile non tollerata dal governo di allora. Un desaparecido scambiato per cileno ( Il Cile era in contrasto con il governo di Sanchez) che trovò la morte insieme ad altre 30 mila persone in quell’Argentina “segreta” frutto di una scellerata dittatura voluta da Jorge Videla.

L’idea parte da Valerio Piccioni, nota firma dell’atletica della Gazzetta dello Sport, il 9 Gennaio 2000 anniversario della morte dell’atleta, dopo che lo stesso collega partecipò a Cordoba, nel 1998, ad un convegno riguardante la Globalizzazione e lo Sport.

Durante il soggiorno lesse “El terror y la gloria”, un libro scritto da Abel Gilbert che raccontò uno spaccato di Argentina del 1978 tra cielo e terra, tra lucentezza ed orrore, tra imprese memorabili e censure. Un capitolo era proprio dedicato allo sfortunato Miguel Sanchez.

Da questo trafiletto partì la “Corsa di Miguel”. Un nome semplice di facile intuizione che nel corso degli anni, con la costanza e con il supporto delle autorità locali, ha visto l’incremento di numerosi iscritti. Roma come Buenos Aires e l’Aquila. Le tre città non sono di certo a caso.

Il 21 Gennaio, nella capitale, si rinnova l’appuntamento con le due corse di 10 km riservate una per gli amatori e l’altra per gli atleti esperti. Per le scuole, invece, un percorso alternativo di 3 km chiamata “ strantirazzismo” con partenza dal ponte della Musica.

La Corsa di Miguel fa parte di quel giornalismo sociale che abbraccia mille progetti rivolti a tutti, soprattutto a chi è diversamente abile. Lo sport ci racconta di mille battaglie vinte che vanno di pari passo con la vita comune. Lo sport ci racconta di Alex Zanardi e Bebe Vio più forti di tutto e di tutti che sono il simbolo di chi ha abbattuto ogni limite.

Nella parte centrale del convegno, i coniugi Russo ci riportano alla memoria la figlia Marta, la ragazza uccisa nel 1997 nel piazzale dell’Università la Sapienza. Oltre ad essere stata una brillante studentessa è stata anche un’ottima schermitrice. Una passione trasmessa dal padre insegnante che ha messo in risalto quanto il mondo della scherma abbia preso a cuore la causa voluta da Marta sin da adolescente sulla sensibilizzazione della donazione degli organi.

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Il giornalismo sociale è soprattutto legame con il territorio. “Liberi Nantes” è una squadra di calcio militante in Terza Categoria che racchiude dietro tante attività di integrazione, nata il 26 Ottobre 2007 da un’idea di Alberto Urbinati, presidente della suddetta Associazione rivolta ad accogliere migranti richiedenti asilo politico finanziata con fondi privati con sede a Pietralata.

Pietralata è uno di quei quartieri nati sotto il fascismo che ha visto lo sviluppo demografico durante il miracolo economico grazie alle diverse attività edili nate intorno all’agglomerato. Il campo sportivo dove un tempo giocava l’Albarossa, società per il quale – si racconta- faceva il tifo anche Pierpaolo Pasolini, da diversi anni giaceva in uno stato di totale abbandono dopo essere stato tirato su in un giorno ed una notte dagli operai dell’epoca, oggi è la sede della squadra.

Urbinati, inoltre, parla dei meriti sportivi, della disciplina della propria squadra con la vittoria per quattro volte in dieci anni della Coppa Disciplina, in un contesto che, molto spesso, insulta e inveisce contro persone dal passato difficile. Le difficoltà sono molteplici e vengono rappresentate dalla ricerca costante di un equilibrio che molto spesso pecca di lucidità da parte di alcuni.

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Conclude la mattina l’intervento della Prof.ssa Maria Christina Cox, Dirigente medico del Sant’Andrea con indirizzo verso la terapia dei tumori che illustra come il praticare uno sport moderato, su pazienti con linfomi, possa essere salutare e come lo sport in generale possa essere un ritardante per lo sviluppo di cellule cancerogene grazie al rilascio di determinate sostanze da parte del muscolo che abbatte di un terzo il rischio di incombere in eventuali tumori futuri. La sedentarietà è una delle tante cause per lo sviluppo di cellule neoplastiche.

Le conclusioni finali sono abbastanza semplici. Ognuno ha portato una propria esperienza in uno spazio che ha spaziato (scusate il gioco di parole) in largo in lungo: dall’Argentina a Roma, da ori olimpici a viaggi interminabili, tra cellule cancerogene, speranze e prevenzione verso una vita che si prospetta più lunga, tra equilibri e dolori sfociati in qualcosa di costruttivo. Il giornalismo sociale investe e fa partecipare in doppia veste anche gli addetti ai lavori che dovrebbero solamente trattare un determinato argomento. Un connubio interessante tra diversi pareri che a volte entrano in un conflitto. Uomo o cronista a volte è la domanda. Se stessi con semplici regole di base è la risposta.


Mirko Cervelli

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