Con “Processo a Pinocchio”, in scena per due sere al Nuovo Teatro Orione, il pubblico ha potuto apprezzare un genere “musical” sicuramente molto più impegnativo rispetto a quello a cui siamo abituati, con uno spettacolo, scritto e diretto da Andrea Palotto, che riesce a creare importanti spunti di riflessione.
Il noir, infatti, si insinua nella trama della storia creando un intrattenimento capace di miscelare con il musicale i generi comico e drammatico, dando in principio un senso di quasi smarrimento ma riuscendo poi a trascinare in un’esperienza diversa dove, comunque, non è esclusa qualche risata.
Il processo vede imputato l’inedito battitore d’aste Pino(cchio) presunto assassino del suo stesso analista Beppe Grillo, colpito alla testa con un martello. In realtà quest’ultimo, dopo avere aperto lo spettacolo da morto, resuscita e inizia un percorso psicanalitico che coinvolge gli altri personaggi della storia che, grazie alla bravura degli interpreti, riescono ad assumere tutti un ruolo rilevante.
A cominciare da Luca Giacomelli Ferrarini che fa da splendido fil rouge in tutta la commedia e dalla moglie del protagonista, alias Angela Pascucci, che rende benissimo la contraddizione fra un carattere fanciullesco e la sua espressività fatta di epiteti abbastanza colorati. Ma il buon Pino ha anche due amanti, una è interpretata da Elena Nieri che con l’innata sensualità riesce ad esprimere senza remore le sue voglie sessuali e l’altro è Alessandro Arcodia, che nei panni di un commesso di Zara, troppe volte, forse, viene classificato in senso dispregiativo come “frocio”. E poi c’è Nadia Straccia, nel ruolo ben recitato della mamma che, con il desiderio di diventare nonna e la sua invadenza, ha condizionato tutta l’esistenza del processato.
A dare vita alle diverse anime del personaggio protagonista è Cristian Ruize allo stesso tempo drammatico, comico e ottimo cantante. Sul palco può essere facile pensare a lui proprio come a un “burattino” a metà fra favola e realtà per una presenza che pur avendo piena padronanza della scena non risulta mai invasiva.
Ad arricchire i punti salienti della storia la colonna sonora composta da Marco Spatuzzi non per niente premiato agli Oscar Italiani del Musical 2015 per le migliori musiche originali. I testi delle canzoni, accompagnati al pianoforte da Federico Zylka, ben inserendosi nell’intreccio della trama, pur non essendo facili sia sotto un profilo tecnico che interpretativo, riescono a rimanere nella testa dell’ascoltatore provocando anche una certa emozione.
Degna di nota la scenografia che riesce ad essere ricca pur adottando semplicemente una scrivania e dei puff colorati. Bellissima la scena dove questi vengono usati come modo perpetuo per accompagnare la canzone finale “Tic toc”. Il ritmo serrato delle battute porta a un finale sicuramente inaspettato dove si riusce ad incrinare il “E vissero tutti felici e contenti” degno di ogni favola.
Ma per lo spettacolo e la compagnia si può dire che sicuramente il lieto fine c’è stato considerato l’entusiasmo dimostrato dal caloroso pubblico del Teatro Orione.
Rosario Schibeci
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